A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il gioco delle tre carte


Le avvilenti schermaglie politiche di questi giorni, il penoso tentativo di Berlusconi di riconquistare una credibilità che non ha mai avuto, il grottesco proposito di Monti di far passare la sua lista per una lista civica e la performance inguardabile del Pd ormai occupato a candidare cani e porci dopo aver effettuato delle primarie che, alla resa conti, ha ignorato, testimoniano ancora una volta della necessità di un rinnovamento urgente della politica italiana, pena la fine della indipendenza della nostra nazione e la totale subalternità, con cessione di una gran parte della sovranità nazionale, a un’Europa della finanza sempre più arrogante e sempre più cieca.

E’ uno squallido gioco delle tre carte quello che si prospetta a febbraio: il fascismo soft di Monti, il fascismo de noantri di Berlusconi e co., l’amnesia totale di quelli che sono i principi fondamentali della sinistra da parte di un Pd sempre più orientato a trasformarsi in una brutta copia della fu Democrazia cristiana (abbastanza brutta anche in originale).

Se le squallide uscite del cavaliere, il suo nauseante presenzialismo, le sciocchezze che sentiamo da vent’anni, sparate razziste della Lega incluse, lasciano il tempo che trovano e ci portano sempre più sovente a chiederci come quella specie di carro di Tespi di terza categoria abbia potuto guidare il paese per vent’anni, molto più preoccupanti appaiono le istanze portate avanti dalle altre due liste che si disputano il primato nel paese.

Bersani sta facendo di tutto per perdere una partita che solo quindici giorni fa appariva già stravinta. Ritengo che con un pò di applicazione e qualche altra uscita estemporanea di Vendola, possa riuscire ottimamente allo scopo. Monti ha acquisito immediatamente le doti politiche più diffuse nel nostro paese: il mentire spudoratamente senza vergogna e l’alterare i fatti senza ritegno. Il problema è che il programma di un fascista in doppiopetto come lui, maggiordomo delle multinazionali e della grande finanza e quello del Pd, in larga parte coincidono. Non lo affermo io, che voto Ingroia e sono un traditore della sinistra, extraparlamentare e giustizialista, ma lo afferma Eugenio Scalfari, il fan più sfegatato di Bersani, il padrone della cassa di risonanza più importante del Pd, quello che un giorno è stato un giornale serio, La Repubblica.

This is the question: questa coincidenza di programmi è frutto di responsabilità o di mancanza di idee? E’ l’unica strada percorribile o quella più comoda e furba per ottenere il consenso? Non ci sono alternative e dunque bisogna turarsi il naso oppure le alternative ci sono, ci sarebbero e manca il coraggio di proporle?

Le risposte le dà la finanza stessa, le danno numerosi economisti, chiunque può trovarle in rete o in libreria. L’agenda Monti, se portata avanti, come vuole Monti e il Pd, come ci chiede l’Europa, porterà a una ulteriore depressione, a una serie di accesi contrasti sociali, a trasformare l’Italia in una paese in via di sviluppo senza più stato sociale, senza più diritti, senza più voci contrarie, schiavo della finanza, di un’Europa che non ha niente a che vedere con l’europeismo e di governi che diverranno, per forza di cosa, sempre più autoritari, sempre più liberticidi, sempre più fascisti e basta, senza doppiopetto.

Negli anni sessanta, negli Stati Uniti, il motto della sinistra era “I care”, me ne curo, mi importa. Il motto della sinistra di Bersani sta diventando sempre più simile al “Me ne frego” di mussoliniana memoria. Me ne frego degli operai e candido un ex capo di confindustria che giudica leggere le norme che hanno scardinato l’articolo diciotto, me ne frego della scuola pubblica e regalo 223 milioni di euro alle scuole private per accattivarmi la Chiesa, me ne frego della sanità e approvo un decreto su Taranto che autorizza Riva a continuare ad avvelenare i tarantini. Ecc.ecc.

E’ già partita la macchina del fango o, per dirla con Chomsky, la fabbrica del consenso tesa a demonizzare quelle forze, M5s e Ingroia, in primis, che si pongono come alternativa, che propongono strade diverse, che fanno proposte diverse e che vengono accusate, come di consueto, di dividere la sinistra, di non capire che tutto sommato è lecito diventare un pò fascisti per conquistare il potere e poi cambiare le cose, che si rischia di danneggiare l’ineludibile trionfo. E’ una fabbrica del consenso non meno potente e velenosa di quella di Berlusconi, a testimonianza di una assimilazione degli strumenti del nemico giunta ormai allo stato dell’arte.

Il problema è che una volta raggiunto l’obiettivo, c’è il rischio di accorgersi che il nemico non ha una faccia diversa dalla nostra.

C’è una frase magnifica pronunciata da Michael J. Fox in un film di Brian de Palma. Due soldati americani in Vietnam sono testimoni di uno stupro e uno lo denuncia. Il commilitone gli chiede se il fatto di essere in guerra non giustifica quegli atti di violenza e Michael J. Fox risponde che proprio perché si è in guerra, in mezzo al caos, dove tutto è permesso, se si è davvero dalla parte giusta, se si vuole vincere, bisogna essere migliori del nemico e rispettare per primi le regole.

Ecco, appunto.

Categorie:Attualità

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