A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

A volte, purtroppo, ritornano


Al termine del programma di Santoro, abbastanza assonnato e annoiato chiedo a mia moglie un pò stranito:”Se l’abbiamo guardato noi che votiamo Ingroia e siamo praticamente due extraparlamentari, figurati i suoi. Per altro, io Santoro lo detesto”.

Perché allora costringerci masochistamente, insieme ad altri nove milioni di persone, a guardare una trasmissione chiaramente pilotata ed edulcorata ad uso e consumo dei rispettivi narcisistici e smisurati ego di conduttore e ospite? Perché assistere a quasi tre ore di sproloqui senza senso, contraddizioni, totale assenza di coscienza politica e cognizione della realtà? Perché stare a sentire ancora un vecchio imbolsito che non crede per primo a quello che dice e un rivoluzionario con il conto in banca un pò troppo alto troppo preso da sé per ricordarsi di essere stato un tempo un buon giornalista?

Il motivo è uno solo: cercare di comprendere come è potuto accadere. Come il sonno della ragione possa aver obnubilato questo paese a tal punto da produrre non mostri, ma caricature e pagliacci che hanno devastato una nazione.

Prima di loro, ascolto distrattamente D’Alema, l’unico politico dotato di cervello che la sinistra possa annoverare. D’Alema amato e odiato da chi come me sventolava bandiere rosse in gioventù è diventato ormai una sorta di reincarnazione in vita di Andreotti. Lo stile è quello di Richelieu, il machiavellismo è connaturato in quest’uomo che pur di portare al potere la sinistra l’ha trasformata in altro da sè, riuscendo a superare incolume critiche e tempeste, sconfitte e tracolli, restando ostinatamente, caparbiamente al timone di una barca che ha cambiato nome e rotta troppe volte per aver mantenuto ancora qualcosa del vento che l’ha spinta all’inizio della traversata.

Lo confesso: ci fosse lui in prima persona a guidare la sinistra e non i suoi pupazzi, forse gli darei ancora fiducia, forse. L’uomo esercita su di me il fascino dell’intelligenza, risulta quasi  convincente quando teorizza il compromesso con la destra montiana, quando di fatto ammette, candidamente, che la sinistra in quanto tale, non esiste più. Ci ha illuso e tradito D’Alema, ci ha dato una grande speranza per poi portarcela via, lui più di altri primo colpevole della metamorfosi inaccettabile del partito che fu comunista, che fu di sinistra. Eppure permane in lui una dignità, quella della coerenza, quella di chi non ha mai nascosto il proprio scopo che lo rende umanamente e politicamente superiore di parecchie spanne rispetto ai due narcisi che si daranno finta battaglia di lì a poco e di cui, con velenoso sarcasmo tutto dalemiano, afferma:”Sono due grandi professionisti, sarà un grande show”.

Non è stato un grande show ma una pagliacciata e quello dell’avanspettacolo sembra essere il comun denominatore della politica italiana. Non si spiega altrimenti come Grillo, il grande rinnovatore della politica , il rivoluzionario digitale, possa trovare consonanza nelle idee veteronaziste dei nazisti di Casa Pound, formazione razzista, xenofoba e fuori dalla Costituzione, probabilmente anche collusa in trame oscure che mai verranno alla luce. Non si capisce come il popolo dei grillini, fatto di persone oneste, sincere nella loro volontà di impegno sociale e politico anche se un tantino invasate, possano ancora dare fiducia a questo comico sovrappeso, i cui unici argomenti sono il turpiloquio e la mancanza di argomenti.

Avanspettacolo di Grillo, avanspettacolo di D’Alema, avanspettacolo di Santoro e Berlusconi, avanspettacolo di Monti, questo un pò più triste, un pò più bieco, avanspettacolo di Tremonti. Nessuno è responsabile di nulla. D’Alema e Bersani non sono responsabili dell’assenza di un’opposizione seria negli ultimi vent’anni, dell’assenza di un programma di sinistra alle prossime elezioni e dell’aver votato una serie di provvedimenti abominevoli con il governo Monti, Berlusconi non è responsabile di vent’anni di latrocini, compromessi con i poteri occulti, malversazioni, dello scadimento etico e morale della politica italiana, della legalizzazione del furto e della prevaricazione, Tremonti non ha traghettato il paese verso una crisi devastante e Monti non l’ha affossato con una politica suicida. Eppure, tutti hanno votato insieme gli stessi provvedimenti fino a due settimane fa.

Con questi presupposti, dire che vincerà le prossime elezioni è abbastanza difficile mentre è facile, troppo facile, dire chi le perderà.

Categorie:Attualità

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