A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Figli alle coppie gay e omofobia della Chiesa


I politici impegnati nella campagna elettorale, si sono ben guardati dal commentare la decisione della Corte di Cassazione che autorizza le adozioni per le coppie gay e l’ennesima intromissione del Vaticano che come sempre, quando si parla di omosessuali, dimentica la carità cristiana e la tolleranza  e manifesta senza vergogna la propria omofobia istituzionale.

Il problema è delicato ma un’ampia letteratura ed esperienze ormai consolidate in altri paesi, danno ragione alla decisione della corte, una decisione che, in questo caso, costituisce un enorme passo avanti per i diritti dei gay nel nostro paese.

Quando studiavo piscologia forense, ricordo l’intervento di uno dei massimo studiosi europei dei problemi relativi alla famiglia. Affermava, parlo di una ventina di anni fa, che il concetto di “normale” applicato alla famiglia non ha alcun senso. Ogni nucleo famigliare si regge su equilibri interni che divergono in modo profondo l’uno dall’altro e che, quando funzionano, se non danneggiano nessuno, sono comunque accettabili anche se non rientrano nell’ambito dei costumi e dei comportamenti comunemente considerati “normali”.

Nell’ambito del mio lavoro ho avuto a che fare con molte famiglie, constatando come quelle parole rispondessero perfettamente alla realtà delle cose, come pregiudizi e luoghi comuni troppo spesso creano una realtà parallela, inesistente. Ho conosciuto padri e madri scrupolosi e attenti, altri disinteressati e iper protettivi, figli di divorziati che non avevano risentito in modo traumatico della separazione dei propri genitori e altri che invece la vivevano come un dramma, padri responsabili e padri che avrebbero meritato di perdere la patria potestà, lo stesso per le madri. Un caleidoscopio di situazioni, storie, piccoli e  grandi drammi che rappresentano un quadro della complessità e della ricchezza della vita e che mi hanno convinto con maggior forza che l’aggettivo “normale” non ha alcun senso, è solo un paravento dietro cui nascondersi per mascherare la paura della novità, della diversità o uno spauracchio da agitare per sfogare sui più deboli le proprie frustrazioni.

Credo che un ragazzino abbandonato in un orfanotrofio abbia bisogno di una casa, di stabilità, di cure e di un amore profondo che gli restituisca fiducia nella vita e nel prossimo e sono convinto che una coppia gay sia in grado di offrire queste cose al pari di una coppia “normale”. Trovo, in questa prospettiva, che l’atteggiamento del Vaticano sia spietato, manchi di spirito cristiano, specie nei riguardi dei piccoli istituzionalizzati, a cui non vedo per quale motivo si debba negare una possibilità di vita serena.

L’omofobia, che ha le sue radici  nell’atteggiamento della Chiesa cattolica, è un problema che nel nostro paese prima o poi dovrà essere affrontato anche politicamente, ad esempio introducendo un reato specifico nel codice penale atto dovuto a cui, con grande rispetto per le vittime di atti di violenza omofobi e spirito ecumenico, la Chiesa si oppone da anni  con l’appoggio governi compiacenti . Se ci avete fatto caso, tutti adesso sono d’accordo alle unioni civili gay ma nessuno ha parlato del reato di omofobia, assimilabile a quello di istigazione all’odio razziale, secondo un’ipocrisia tutta clericale che la politica ha immediatamente abbracciato.

Mi auguro che questa sentenza aiuti a fare un passo avanti nella storia dei diritti civili del nostro paese in cui troppo spesso si parla di democrazia senza conoscere il significato profondo di questa parola. Mi auguro anche che il nuovo esecutivo limiti le ingerenze ormai insopportabili della Chiesa negli affari italiani. E’ necessario, a mio avviso, rivedere il concordato su basi diverse, più moderne, che chiariscano i rispettivi ambiti di intervento e sanciscano definitivamente la laicità dello stato. Soprattutto andrebbe chiarito perché uno stato sovrano debba sovvenzionare le istituzioni di un altro stato sovrano (ad esempio le scuole private cattoliche) per altro ricchissimo.

E’ necessario anche tornare a parlare di amore, nel senso più alto e profondo del termine, tornare a insegnare il rispetto, capire che la diversità non esiste perché basta cambiare parallelo o spostarci di pochi chilometri ed ecco che i diversi, gli strani, i reietti diventiamo noi, con le nostre arroganti sicurezze, con la nostra ipocrisia, con i nostri equilibri precari.

L’amore non può avere etichette né confini, l’amore non è normale, è il sentimento più rivoluzionario che esista , l’unico motore in grado di cambiare realmente la realtà. Concedere il diritto di amare non può essere peccato, non può essere qualcosa di sbagliato, non può essere oggetto di pregiudizi e ipocrite preclusioni.

Le dichiarazioni rozze di alcuni individui di alta statura morale come il sindaco Alemanno, e se la Chiesa ha di questi paladini noi cristiani siamo davvero messi malissimo, mostrano che la strada da fare è ancora lunga, che il muro del pregiudizio è ancora lontano dall’essere anche solo scalfito.  Sento parlare molto di economia e di tasse durante questa campagna elettorale. Sento parlare molto poco di etica, diritti e morale. Non ne sento parlare soprattutto da chi, per anni, ha predicato che se si vuole cambiare le cose bisogna essere migliori degli altri, incorruttibili, inattaccabili, ligi al proprio dovere, rispettosi e solidali verso gli altri. Io, come tantissimi altri, ho cercato di fare tesoro di questi principi per ritrovarmi straniero in terra straniera. Sarebbe bello, dopo il venticinque Febbraio, tornare a sentirsi a casa.

Categorie:Attualità

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