A ciascuno il suo

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Ad Adro maestre e bidelle si tassano per permettere a bambini di famiglie bisognose (quasi tutti stranieri) di mangiare a mensa.

Gli iscritti all’ora di religione diminuiscono ma aumentano misteriosamente gli insegnanti di religione mentre si continuano a tagliare cattedre.

Il Pd nel suo programma sulla scuola mette al primo posto due parole: merito e aumento dell’orario scolastico. I sindacati, CGIL compresa, si sono mobilitati per mesi per nulla.

Tre esempi ma se ne potrebbero fare trecento o tremila che testimoniano del livello pietoso a cui si sta riducendo la scuola nel nostro paese. Le palesi violazioni della costituzione da parte di amministrazioni leghiste nel nord Italia, le palesi discriminazioni nei riguardi dei cittadini stranieri, ormai non fanno neanche più notizia, vengono relegate a un trafiletto, tanto ci siamo ormai abituati, assuefatti, rassegnati al fatto che in una parte del nostro paese la scuola, la sanità, il lavoro siano diritti garantiti solo ad alcuni, a quelli che negli Stati Uniti si chiamerebbero Wasp e che da noi sono i padani, razza inesistente creata per giustificare un buon numero di bifolchi razzisti.

Non voglio una scuola dove le maestre e i bidelli devono fare collette per garantire un diritto, voglio una scuola dove arriva un magistrato e fa un culo così all’idiota che impedisce a dei bambini di andare a mensa per motivi burocratici.

Ho troppo rispetto per i colleghi di religione per entrare in una polemica che non porta da nessuna parte. Da anni scrivo che i colleghi di religione,per la loro tutela personale, andrebbero reclutati per concorso e dovrebbero godere dei medesimi diritti e doveri dei colleghi curricolari, senza dover sottostare a norme medioevali e senza rischiare il licenziamento per aver espresso pubblicamente la propria opinione. L’anticlericalismo finto di Repubblica, giusto per far finta di essere ancora un giornale di sinistra, non mi frega, non dobbiamo cadere nel gioco della guerra tra poveri, che fa solo gli interessi del potere.

La meritocrazia era una dei cardini della Riforma Gentile, ministro di Mussolini, uno dei più importanti filosofi italiani, giustiziato ( a torto) dai partigiani. Gentile, filosofo idealista di scuola hegeliana, pensava a una scuola per pochi, dove i migliori andassero a riformare la classe dirigente e i poveri venissero formati per diventare braccia da lavoro e carne da cannone. Stessa filosofia improntava la scuola sovietica di Stalin. Scuola fascista per eccellenza era, è e resterà il mio amato/odiato Liceo classico, da cui si esce, senza mezzi termini, o servi del potere o teste di cazzo. A voi decidere in quale categoria collocarmi.

Dunque la proposta del Pd sul merito ha antecedenti vecchi, stantii. Parliamoci chiaro: la meritocrazia è razzista e classista per definizione, perché ignora quello che è uno dei punti chiave della costituzione: tutti devono partire dallo stesso punto, tutti devono avere le stesse possibilità. Il Pd, come Monti, intende continuare a tagliare nella scuola non più eliminando i docenti, perché ormai hanno raschiato il fondo del barile, ma eliminando direttamente gli studenti. Invece di una scuola che valorizzi, vogliono una scuola che condanni, invece di una scuola che includa, una scuola che emargini. Mussolini per prima cosa rifondò la scuola sulla meritocrazia. Questa gente, con i loro discorsi ipocriti, con i loro figli già sistemati, magari in un college a New York, con la loro ignoranza grossolana, fa francamente vomitare.

Quanto alla bufala dell’orario prolungato, è veramente ignobile che dopo aver tagliato il tempo prolungato, adesso si voglia allungare il tempo scuola dei docenti. Da un lato dobbiamo diventare severi censori e giustizieri valutando (ed essendo valutati) secondo criteri meritocratici,dall’altro trasformarci in guitti e clown al pomeriggio, per non meglio definite attività ludiche. Il lato grottesco della faccenda è che le famiglie non vogliono un tempo scuola prolungato, non lo vuole nessuno. Solo il governo per giustificare lo stipendio da morti di fame che ci dà ogni mese.

L’equivoco nasce dalla concezione della scuola come merce e non come servizio e diritto, si vuole monetizzare un valore, è come vendere al chilo la solidarietà o l’onestà. Che la proposta venga dal Pd  non stupisce per chi conosce Ichino e Mila Spicola, i due presunti “esperti” di scuola del Pd. Dispiace che molti colleghi di valore non si rendano conto che il Pd è diventato ormai organico al capitale, un ingranaggio della macchina che schiaccia i valori che una volta difendeva.

Qualcuno mi chiederà ironicamente cosa propone Ingroia. Una cosa molto semplice: niente più soldi alle private, finanziamenti più consistenti alla scuola pubblica, riconoscimento del lavoro degli insegnanti. Non serve molto di più. Un aggiornamento dei programmi, forse, e una maggiore qualificazione professionale dei dirigenti. Basta. Sarebbe già sufficiente mettere fine al massacro, assumere un ragionevole numero di precari e smetterla di sparare a zero su persone che ogni giorno, nonostante questi tromboni da circo che continuano a raccontarci quella dell’uva,nonostante una demagogia talmente vecchia da nascere già morta, si occupano dell’educazione e della formazione dei ragazzi, cioè del nostro futuro.

Noi vogliamo continuare a occuparci ogni giorno dei ragazzi senza preoccuparci di dover eccellere per guadagnare un’elemosina, senza trasformarci in guitti  ma eccellendo quotidianamente perché sappiamo che il nostro lavoro richiede di dare sempre il meglio, perché sappiamo di rendere un servizio importante allo stato e alla società.. Restituite per favore alla scuola italiana la sua dignità.

Categorie:La scuola

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