A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Per favore non chiamiamola sinistra


Chi ha la mia età è cresciuto associando la sinistra agli operai, se poi è figlio di operai, come il sottoscritto, l’identificazione era ancora più forte. La sinistra era la memoria delle bandiere rosse di Portella delle ginestre, i partigiani, gli scioperi dell’italsider a cui partecipava tutta la città, il pugno (sinistro) alzato mentre ascolti Guccini cantare La locomotiva, naturalmente il Che e i pacchi di cibo per il popolo vietnamita, l’espressione triste di Enrico Berlinguer, una tristezza che oggi si ritrova solo sui volti dei magistrati impegnati contro le mafie, la tristezza di chi sa di condurre una battaglia già persa per la civiltà di un paese incivile. La sinistra, per quelli che hanno avuto la fortuna di studiare grazie ai sacrifici dei propri genitori che passavano giorni e notti nell’inferno dell’acciaieria, era Prevert e la rive Gauche, Markusen e Popper, Sartre, Chomsky, Sanguineti ed Eco.

Poi cresci, i miti crollano, ma rimane l’orgoglio di appartenere a quella categoria politica che sta con gli ultimi, la necessità di validare quell’appartenenza con onestà, coerenza, rigore, con quella maledetta tendenza a essere migliore degli altri per indicare la strada, per aiutarli gli altri. I volti alla guida del partito sono sempre più grigi, anonimi, cominci a non seguire più quello che dicono, cominci a chiederti a che gioco stanno giocando quelli che ti dicono che hai sbagliato tutto, che bisogna essere moderni, spostarsi al centro, dialogare con chi fino a ieri rappresentava il male.

Arriva Mani pulite, la fine dell’innocenza, il Vietnam della sinistra italiana. Perché quella stagione non ha cambiato nulla negli equilibri politici ma ha cambiato noi, noi che eravamo convinti di essere diversi, noi che eravamo convinti di essere tutti onesti, sinceri, coerenti, rigorosi, che ci siamo illusi di essere migliori degli altri per aiutare gli altri a cambiare. Mani Pulite non ha distrutto la Dc, che si è rapidamente rigenerata e metamorfizzata, Mani pulite ha iniziato il processo di distruzione della sinistra italiana.

Arriviamo a oggi, a un partito che è reduce dall’aver approvato per la salvezza del paese una serie di leggi liberticide, a un partito strettamente legato alla Tav e a quelle coop rosse finite sotto inchiesta, strettamente legato a una Cgil che non esista a chiamare in piazza quasi ogni mese i suoi iscritti per poi dichiarare che la colpa della crisi non è di Monti,che il professore, alla fine, è una brava persona, a un partito che è contro il redditometro e contro la patrimoniale, due piccolissimi tentativi di rendere un pò meno iniquo il regime fiscale di questo paese di merda,  due pallidi tentativi di colpire quelli che i denari li hanno e continuano a rubarli. Guarda caso, nel porsi contro questi due provvedimenti la sinistra si trova accanto i fascisti, i leghisti e il buon Grillo, che sarà anche un Masaniello ma se gli toccano il portafoglio si ricorda di essere genovese. Il Pd è un partito che torna a proporre le ventiquattro ore per gli insegnanti ma volontarie, così, tanto per creare un pò di guerra tra poveri e spinge per un provvedimento fascista come la meritocrazia.

A quelli che mi dicono che ci stiamo avviando a un grande governo di sinistra, a quelli che invocano il voto utile, a quelli che accusano chi, come me, è ancora affezionato alle bandiere rosse e a quei pugni chiusi, di favorire la destra, a quelli che sono sordi che non vogliono sentire e ciechi che non vogliono vedere, rispondo solo: non chiamatela sinistra questa fogna di partito, Bersani e Gramsci non hanno nulla in comune, Berlinguer e D’Alema sono pensieri opposti, D’Alema è esattamente quello che Berlinguer sperava che il partito non diventasse, se Togliatti sentisse parlare Veltroni, probabilmente ripenserebbe all’invito di deporre le armi. Non chiamate sinistra  queste figure compromesse col potere più lercio, questa gente senza idee, questa alternativa che è solo una fotocopia sbiadita di quelli che stanno dall’altra parte.

Non fatelo per rispetto agli operai che ogni giorno perdono il lavoro, alle popolazioni vessate dalla criminalità organizzata, alla gente onesta che tira la cinghia per campare e cerca comunque di essere  coerente, rigorosa, migliore per indicare una strada che questo manipolo di pagliacci ha abbandonato.

Bersani e co. non ci hanno tolto solo i ricordi, le illusioni, le idee e l’orgoglio di essere di sinistra, ci hanno tolto la speranza di poter cambiare le cose. Avete mille modi per chiamarli, ma per favore, non chiamateli sinistra.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Articolo azzeccatissimo , per far emergere come l’arrivismo , dimenticare il bene comune , privatizzare i “nostri beni” dello stato ,hanno fatto tabula rasa della “idea
    di comunità” che era nel bene e nel male implicita nella definizione “Sinistra” ,
    per sostituirla con l’idea di “privato” e con i conseguenti limiti , furti ,interessi privati , nel pubblico amministrare e via di questo passo.

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