A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Guido Rossa: un eroe dimenticato


– Chi era Guido Rossa?

chiedono i ragazzi quando gli annuncio che domani li condurrò a una commemorazione per l’anniversario della morte di Rossa.

– Un eroe- rispondo- un eroe vero. Uno che credeva nella legge e nel diritto e che ha sacrificato la vita per tutti noi.

E’ difficile raccontare ai ragazzi di oggi il terrorismo, difficile spiegare, nel clima di avanspettacolo che contraddistingue questa campagna elettorale, che questo paese ha conosciuto una lunga stagione di paura, paura non di cadere in miseria, come oggi, ma di perdere la libertà, di azzerare le conquiste che guerra di Liberazione aveva ottenuto. L’omicidio di Guido Rossa, il 24 Gennaio del 1979, è un momento chiave nella lotta al terrorismo, è l’inizio della fine. Io avevo tredici anni ma ricordo bene l’amarezza sul volto di mio padre, sindacalista anche lui all’Italsider, ricordo il dolore per la morte assurda di uno di loro, un operaio che dedicava il proprio tempo a difendere il diritto di altri operai. Ricordo anche come la città si chiuse a pugno contro i terroristi la grande folla ai funerali, lo sdegno di Pertini.

Guido Rossa era un comunista, un comunista italiano, che trovava le proprie radici nella Resistenza, che quei valori di solidarietà e lotta per i diritti dei lavoratori continuava a portare avanti con tenacia e caparbietà. Essere comunisti in quegli anni, in Italia, non significava quello che Berlusconi, trasformando l’aggettivo in un insulto, ha propagandato per anni. Essere comunista non voleva dire sognare di annullare l’individuò in una omogeneità sottomessa e sorda, come accaduto nella Russia stalinista o in Cina ma, al contrario, permettere a ognuno di sviluppare al meglio la propria individualità, il proprio talento, per realizzarsi non aumentando le dimensioni del portafoglio ma come persona, come individuo che vive in relazione con gli altri, che mette il proprio talento anche al servizio degli altri.  Il comunismo, nell’accezione italiana, ha una dimensione sociale e solidale che oggi è totalmente scomparsa in chi avrebbe dovuto raccogliere il testimone di quello che è stato il grande sogno del dopoguerra. Il comunismo sottintende una grande fede nelle capacità dell’uomo, un umanesimo estremo, folle, che si avvicina moltissimo all’umanesimo cristiano più autentico.

Ricordo ancora la nausea che colse me e mia moglie a sentire un segretario regionale del Pd o come diavolo si chiamava allora, affermare, in un Festa dell’Unità, che non bisognava vergognarsi di ricercare il benessere economico e l’affermazione sociale. In pieno berlusconismo, quelle frasi suonavano stonate, squallide e fuori luogo proprio perché mancava quello che dà senso e cuore al concetto di sinistra: la dimensione sociale, la consapevolezza dell’altro, la cognizione del dolore comune per le sorti del mondo. Quel segretario, come molti che oggi militano nel Pd, aveva perso la memoria.

In questo contesto, per i comunisti, negli anni 70, era un dovere essere “diversi”, più onesti, più giusti, più corretti degli altri, perché se vuoi indicare la via, devi avere la coscienza pulita e l’armadio vuoto di scheletri. Purtroppo il tempo ha dimostrato che questa eccellenza era un’illusione, ma, finché è durata, è stata una splendida illusione.  Il sacrificio di Rossa, un eroe civile. come Ambrosoli, Pio La Torre, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e tanti altri, è stato un estremo e “folle” atto di fiducia nella giustizia e nello Stato, un silenzioso urlo di rivolta contro chi quello Stato, quella libertà stava cercando di abbattere illudendosi che la violenza fosse l’unica soluzione, una splendida dimostrazione di amore per l’altro, per tutti noi. Un esempio alto di comunismo.

Guido Rossa era un uomo vero, una razza ormai in estinzione, nel nostro paese pullulano gli ominicchi, dilagano i quaqquaraqquà, ma gli uomini veri scarseggiano. Forse per questo lo si ricorda a stento, perché è un modello troppo alto, perché è un esempio di abnegazione e sacrificio fuori moda, perché è un gigante sulle spalle di nani avidi, ciechi e ottusi.

La stagione del terrorismo, terribile, si è chiusa, ma ha lasciato una politica che invece di riflettere sulla propria vacuità, invece di evitare di far nuovamente ricrescere l’humus con cui il terrorismo si era nutrito, è andata oltre, cancellando il senso dello stato, dimenticando l’unità d’intenti e il senso civico che hanno permesso di sconfiggere le Brigate rosse, arraffando e derubando, ingannando e mentendo senza più ritegno, pudore, decoro.

Di questo azzeramento etico e morale sono responsabili tutti, tutti quelli che misurano gli uomini in base al conto in banca, tutti quelli che hanno sfruttato la buona fede per acquisire potere, tutti quelli che hanno girato la testa dall’altra parte facendo finta di non vedere e di non sentire. Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti, cantava De Andrè e quei versi valgono per allora come per oggi.

Guido Rossa è un eroe scomodo che parla alla nostra coscienza e ci induce a distogliere lo sguardo di fronte allo specchio. Forse per questo non è trendy ricordarlo.

Una nota  a margine per Beppe Grillo: quando parla dei sindacati italiani, si sciacqui la bocca e taccia.

Categorie:Attualità

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