A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il senso della democrazia di Giovanardi


Quando si tratta di operazioni di sciacallaggio politico l’onorevole Giovanardi non vuole lasciare a nessuno la palma del vincitore. Insidiato dalla Boccassini, dalla banda di Repubblica, da Vendola e Bersani, ha deciso con un tempestivo intervento riguardo la candidatura di Ilaria Cucchi ,di riprendersi la palma del vincitore.

Ci si chiede quale concezione della democrazia passi per la testa di quest’uomo che considera i gay degli  scherzi di natura, e che infanga la memoria di un ragazzo lasciato morire dopo essere stato percosso a morte dove avrebbe dovuto essergli garantita l’incolumità.

Probabilmente è la stessa concezione di democrazia di chi in questi giorni spara a zero su Ingroia, mettendogli in bocca frasi che non ha mai pronunciato, come la Boccassini, o cercando di farlo passare come un pericoloso eversore o, nella migliore delle ipotesi, come un populista da quattro soldi, vedi Vendola, Scalfari, e buona parte di un centro-sinistra che, evidentemente, ha la coda di paglia e molto da perdere da un ampio consenso all’uomo che ha seguito le indagini sulla sporca trattativa tra Stato e mafia.

L’opinione pubblica ha ormai dimenticato che, al riguardo, è stata data disposizione di cancellare, a seguito di una sentenza vergognosa, registrazioni telefoniche tra il capo dello Stato e importanti esponenti dello Stato implicati nella vicenda. Capo dello Stato che, ricordo, con una manovra sicuramente legale ma olezzante lontano un miglio di blitz, ha incoronato senatore a vita Monti, per portarlo a guidare il governo con gli esiti che tutti conosciamo e paghiamo.

Sembra dunque che in queste elezioni il nemico da combattere non sia Silvio Berlusconi ne la destra clericale finanziaria di Monti ma il povero Ingroia, reo, probabilmente,, di essere onesto, di non possedere scheletri nell’armadio, di enunciare pochi concetti chiari, per nulla utopistici, concetti di sinistra.

La macchina del fango trasversale che da Bersani a Giovanardi sta quotidianamente cercando di distruggere l’immagine pubblica di iIngroia, la decisione della rai di escludere i partiti minori dal confronto in televisione, mostrano il cattivo stato di salute della democrazia nel nostro paese, mostrano una concezione del contendere politico barbara, vile, arrogante.

L’allegra tendenza al suicidio politico del PD riuscirà probabilmente a fargli perdere anche queste elezioni, non perché molti suoi elettori nauseati da una politica senza nerbo e senz’anima, senza memoria e votata al compromesso, sceglieranno di votare altrove, ma perché,  ancora una volta, l’arroganza, il vuoto a perdere mentale di una direzione vecchia, reazionaria, opportunista, legata al potere andreottianamente, lo condurrà all’ennesimo disastro. Sia chiaro che in caso di vittoria, la sicura alleanza con Monti la trasformerebbe in una vittoria di Pirro.

Lo sciacallaggio di Giovanardi, che giustifica l’urgenza di una legge sul tasso alcolemico dei politici, non è meno grave  del tradimento dei valori della sinistra da parte di un partito che ormai utilizza le stesse armi del nemico che sarebbe chiamato a combattere. Ditemi infatti quale differenza c’è tra il senso della politica e della democrazia di Feltri e quello di Scalfari, tra le menzogne di Giovanardi sul caso Cucchi e quelle riguardo le presunte affermazioni su Falcone di Ingroia, fatemi vedere la differenza tra la patologica e inarrestabile tendenza a mentire di Berlusconi e le bugie sistematiche e grossolane di Bersani e compagnia bella in questi giorni.

Mi capita spesso di discutere animatamente, in questi giorni, con amici fedeli alla linea che contrappongono alle mie puntuali e numerose dimostrazioni di incoerenza del partito, molte volte enunciate anche in questo spazio, il dogma della necessità, il vecchio e stantio luogo comune della realpolitik. Mi permetto di consigliargli, ma sono certo che lo conoscono, perché sono tutte persone intelligenti, cerco infatti di tenere a distanza gli idioti, per quanto possibile, la lettura di un vecchio libro di Leonardo Sciascia: Il Contesto.

Falcone ne rimase fulminato, dalla lettura di quel libro partirono le intuizioni che lo portarono a una passo dallo sconfiggere la mafia e che gli costarono la vita.

Perché Sciascia, progressista vero, vero uomo di sinistra, vero democratico, aveva letto il nostro tempo molto prima che arrivasse o forse, gattopardescamente,, continuiamo come in un loop impazzito e inarrestabile, a cambiare tutto per non cambiare niente. Onestamente, alcuni di noi, ne hanno le scatole piene e a un voto utile, che in realtà è inutile, preferiranno votare un’idea di paese diverso,pulito,. onesto, senza più fango.

Categorie:Attualità

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