Appare quanto meno singolare il commento del cardinal Bagnasco riguardo la legalizzazione dei matrimoni gay in Francia. Il cardinale ha infatti commentato: “ Siamo sull’orlo del baratro” invitando i politici italiani a non adottare provvedimenti simili.

A parte l’indebita, doppia intromissione in questioni politiche di Stati sovrani, la frase di Bagnasco testimonia una volta di più di una gerarchia vaticana che vive ormai al di fuori di questo mondo, non perché occupata nelle pratiche dell’altro mondo, non perché distratta dalle faccende terrene per una visione spirituale della vita, ma perché ormai scollegata dalla quotidianità, preoccupata di mantenere il proprio potere economico, finanziario e politico, totalmente alla deriva nel mare della autoreferenzialità.

Non si spiega altrimenti come, in un mondo dilaniato da guerre, dove i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, dove dilagano i il razzismo e l’intolleranza, dove i valori vengono calpestati quotidianamente in nome del profitto, dovrebbe spingerci al baratro il riconoscimento civile dell’unione di due persone dello stesso sesso che si amano. In un mondo dove l’amore viene violato, offeso e oltraggiato ogni minuto, la Chiesa punta. Il proprio indice proprio sull’amore.

Secondo Bagnasco dunque, non è il cardinale di Los Angeles accusato di aver coperto  numerosi casi di pedofilia e per questo rimosso dal suo incarico ad avvicinare la chiesa al baratro, non sono i mafiosi sepolti all’interno delle chiese o omaggiati durante le processioni, non sono i milioni di bambini africani che muoiono ogni anno perché la Chiesa di Roma si oppone testardamente a qualsiasi misura di prevenzione delle nascite, non sono gli scandali finanziari legati al riciclaggio di denaro sporco.

Molte volte in passato, nel corso della storia, la Chiesa ha passato simili momenti di scollamento dalla realtà e ne è  uscita sempre grazie ai movimenti radicali sorti al suo interno che predicavano un ritorno alle origini del messaggio cristiano. La totale cancellazione di ogni possibile opposizione interna cominciata con papa Woytila e portata avanti dall’attuale pontefice, mi riferisco ad esempio alla messa al bando della teologia della liberazione,  ai passi indietro rispetto al concilio Vaticano secondo, al potere dato a organizzazioni compromesse con il potere politico come l’Opus dei e Comunione e liberazione, hanno reso problematico ma sempre più necessario la nascita di un radicalismo cristiano che non sconfini, ovviamente, nell’ortodossia ma si rifaccia al nucleo più nobile e più dimenticato della dottrina cattolica, la dottrina sociale .

Quanto appare lontano il Vaticano quando difende a spada tratta le ricche scuole private cattoliche da Don Milani e da Don Bosco,, quanto è distante da Enzo Bianchi Formigoni, quanto è lontano il cardinale Bagnasco dell’arcivescovo Romero? Dove è finito lo spirito crstiano, l’amore e il rispetto per il prossimo, l’impegno a favore degli ultimi, la volontà di creare in terra la città di Dio?

Mai come in questo momento si sente il bisogno di una Chiesa forte, di una autorità che con il proprio esempio morale e la propria statura spirituale illumini il cammino, segni la strada e ponga dei limiti all’arroganza dei potenti.  Il Vaticano non fa  nulla di tutto questo, ma infierisce sugli omosessuali che, oltre a vivere quotidianamente in un clima di emarginazione, oltre a rischiare la vita per le strade delle grandi città, devono sentire anche il peso di un’assurdo ostracismo religioso, che aveva poco senso cento anni fa e non ne ha nessuno oggi. Particolarmente odiose suonano infatti le parole del cardinal Bagnasco venute a pochi giorni di distanza dalla celebrazione del giorno della memoria: nei lager insieme a ebrei, zingari e comunisti morirono anche migliaia di omosessuali.

Ma che la Chiesa difetti di memoria riguardo sé stessa e riguardo al mondo, appare ormai chiaro a tutti. 

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