A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Gli ultimi resteranno ultimi (Fanculo il voto utile)


La notizia, poco più di un trafiletto sui quotidiani che si sono degnati di pubblicarla, ha un effetto deprimente su chi, come il sottoscritto, pensa che insegnare significhi dare delle opportunità a chi  non ne ha di riscatto sociale, far partire tutti dallo stesso punto, permettere a un ragazzo di giocare la partita della vita senza aver perso in partenza.. Da una statistica appare che l’Università è ormai esclusivo appannaggio di chi frequenta il liceo classico e quello scientifico, vale a dire, dei rampolli delle classi più abbienti. Non venitemi, vi prego a raccontare la favola che I licei non sono più settari e classisti come una volta, primo perché sono un insegnante e so come va il mondo, secondo perché dal liceo classico ci sono uscito dopo cinque anni di lacrime e sangue e ho visto versarne molto meno i miei compagni, che avevano alle spalle e in banca un sostegno diverso da quello che potevano offrirmi I miei genitori operai. Ho avuto modo di constatare di persona che no, le cose non sono molto cambiate da allora.

Si sta tormando dunque alla scuola di stampo fascista pre sessantottina, meritocratica e classista, una scuola che aveva il compito di reiterare all’infinito il potere dominante della classe borghese

Perché, giova ricordare che le riforme seguite al 68 aprivano la scuola a tutti non solo per un ecumenico, e legittimo, sentimento egualitario, ma anche per permettere quel necessario rinnovamento della classe dirigente fondamentale per sviluppare nuove idee e progredire. La reazione borghese a quelle istanze fu dapprima timida, se possiamo chiamare timidi i tentativi di destabilizzazione dell’ordine democratico portati dal terrorismo nero e dalle varie P2. Dopo il crollo del muro, senza più nemici, l’alta borghesia e’  diventata autoreferenziale, non più portatrice di valori positivi ma conservatrice, reazionaria, dedita esclusivamente alla propria replicazione tramite l’acquisizione di potere economico e politico in modi più o meno leciti. Tornare a impdronirsi dei livelli più alti della scuola è solo l’ultimo atto di una escalation reazionaria iniziata in quegli anni.

I Monti, i Berlusconi, sono figli di questa reazione, propongono idee vecchie e stantie, che la storia ha già dimostrato fallimentari e non hanno nessuna capacità di guardare al futuro né il minimo rispetto verso le classi meno abbienti, che non esitano ad accusare di pigrizia, di scarsa adattabilità, di schizzinosità. Non è un caso se il tirannuccio da operetta Marchionne va d’amore e d’accordo con le Fornero e I Monti: sono fatti della stessa sostanza, in questo caso non dei sogni ma degli incubi.

In un sistema naturale, in un paese a demcorazia compiuta,  avrebbe dovuto esserci un contraltare, una forza che combattesse la reazione portando avanti istanze egualitarie, democratiche. Nel nostro paese quella forza, il principale partito della sinistra, ha avviato, durante il periodo in cui ha governato più a lungo, tutte quelle politiche repressive che hanno trovato il loro sbocco naturale in Berlusconi e nel berlusconismo. Basta ricordare, per quanto riguarda la scuola  la riforma Berlinguer,, la madre di tutti i mali. Basta ricordare che concetti coniati da Mussolini come la meritocrazia e la selezione sono stati enunciati a più riprese da Ichino,, oggi responsabile scuola di Monti, fino a ieri nelle file del Pd.

Teorizzare una scuola parcheggio e insegnanti che fungono da animatori e governanti come ha fatto qualche giorno fa Bersani, proponendo sotto un’altra forma l’inutile e vergognoso aumento dell’orario di lavoro già scongiurato qualche mese fa, dimostra la totale incapacità di una forza che dovrebbe essere popolare e democratica di comprendere il senso della scuola come ascensore sociale, oltre ad offendere una intera classe di docenti che, nonostante la politica, cerca di rispondere con coscienza al dettato costituzionale cui obbedisce..

Mentre tutti i paesi industrializzati al sorgere della crisi hanno destinato ampi finanziamenti alla scuola pubblica, consapevoli che solo una classe dirigente nuova e lungimirante sarebbe riuscita a risolvere i problemi che il futuro avrebbe presentato, in Italia, con la complicità e il silenzio del partito democratico, incapace di organizzare una minima opposizione, incapace probabilmente anche solo di concepirla, abbiamo assistito alla progressiva distruzione della scuola pubblica che di fatto è stata privata degli strumenti necessari a svolgere il proprio ruolo fondamentale.

D’altronde, come si può pensare di togliere i finanziamenti alla scuola privata se i figli dei dirigenti di quello che dovrebbe essere il partito dei lavoratori, e molti dei dirigenti stessi, hanno frequentato le scuole dei gesuiti e studiano nei college più esclusivi degli Stati Uniti? Conciliare ipocrisia e ideologia non è mai semplice, si sa.

Negli ultimi vent’anni la sinistra italiana è stata complice e connivente dell’ultima ondata reazionaria, quella del colpo finale, che si è abbattuta sul nostro paese e  ha avuto come obiettivo i sindacati, i lavoratori organizzati, la magistratura e la scuola, vale a dire gli unici presidi di democrazia di un paese che soggiace costantemente alla tentazione di un ritorno al passato più cupo.

Tornare a una scuola per pochi, è il dichiarato obiettivo delle politiche scolastiche  delle liste di Berlusconi, Monti e Bersani e solo chi non vuole vedere questa realtà ne rifugge, accusando non quelli che dovrebbero essere gli avversari politici naturali ma quelli che, in un paese normale, dovrebbero essere i propri alleati cioè i delusi dalla politica, quelli che non hanno voce, quelli che reclamano gridando più giustizia e più libertà, i vessati dalle mafie, gli extracomunitari. Al contrario assistiamo in questi giorni alla monotona litania del voto utile e ad attacchi bassi e meschini, condotti imitando lo stile berlusconiano di questi anni, verso gli esponenti di quelle forze, come il movimento di Grillo e quello di Ingroia, che cercano di dare voce alle richieste di un popolo sempre più ignorato dalle stanze della politica, che provano a dire e fare “qualcosa di sinistra”.

Questa campagna elettorale si è giocata solo su temi economici in un paese dove il degrado etico, la corruzione, la svalutazione della cultura imporrebbero interventi alti, richiami costanti alle lotte e alle conquiste democratiche. Ma per fare interventi alti è necessario avere una statura morale e politica che nessuna delle mediocri figure che si apprestano a governare il paese possiede.

Dunque personalmente rispedisco al mittente ogni invito al voto utile, ogni invito a scegliere la reazione al progresso, i privilegi per pochi a spese delle lacrime e sangue per molti, l’ingiustizia e la diseguaglianza a spese del loro contrari. E a quelli che si illudono che la sinistra impersonata dal partito democratico sia in grado di invertire la rotta intrapresa vent’anni fa,sia cioè in grado di sconfessare sé stessa, posso solo augurare un rapido, seppur doloroso risveglio.

Categorie:Attualità

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