A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La storia dimenticata


Leggo che I giovani del Pd invitano a un convegno il leader di Casa Pound e gli danno modo di esporre programma politico della sua setta neonazista. Alla fine strette di mano tra tutti I presenti, tranne Sandro Ruotolo, che si rifiuta di stringere la mano al neonazista.

Ventisei anni, circa, fa avevo parecchi capelli in più e parecchi chili in meno, portavo un orecchino col smboli hippies fate l’amore non fate la guerra  ma avevo le stesse, identiche idee politiche di adesso. La coerenza è sempre stato uno dei miei difetti peggiori. Frequentavo medicina, a quel tempo, di lì a poco l’avrei abbandonata per tornare al primo amore, Lettere. Era il tempo della Pantera, movimento di protesta studentesca che aveva come obiettivi, guardate un po’ le coincidenze, Monti, allora eletto rettore della Cattolica, e Berlusconi, che voleva comprarsi l’università e non era ancora sceso in politica. Assemblea autogestita alla facoltà di medicina, tutti studenti lungo criniti, barbuti e incazzati, tranne I figli di papà, eleganti, nervosi, palesemente fuori posto. Chiede la parola l’unico in giacca e cravatta, glabro. Sale una contestazione dai banchi. Chiedo chi è, il vicino mi risponde che si tratta dell’esponente del Fronte della givoentù. M’incazzo. Prendo il mcirofono e dico che se non sappiamo ascoltare chi la pensa diversamente da noi non siamo migliori di quelli che combattiamo, non siamo diversi da chi vuole imporre le sue regole, che agli altri piacciano o no. Intervento nobile? Un esempio di democrazia e spirito civile? Allora la pensavo così, ma allora suonavo il blues e pensavo che il mondo sarebbe inevitabilmente migliorato. Oggi ho messo da parte le mie chitarre e la penso diversamente. Oggi, quel fascista lo fischierei come hanno fatto I miei compagni, impedendogli di parlare.

Perché la Storia non si può cambiare, la Storia non conosce conciliazioni, è scontro di classi sociali, è scontro di idee che, poprio perché si scontrano, sono inconciliabili, corrono su strade parallele che non si incroceranno mai. I giovani del Pd che hanno stretto la mano al neonazista sono dei coglioni come lo ero io quando ho chiesto che si lasciasse parlare il fascista. Io avevo l’aggravante di conoscerla bene, la Storia.

Pensavo ieri, ascoltando le sue dichiarazioni su Ingroia, che se Renzi è il futuro del Pd, il Pd non ha futuro, la sinistra italiana come l’abbiamo conosciuta è definitivamente morta e sepolta. Perché, la sinistra continua a cercare di conciliare l’inconciliabile, da decenni.

Allearsi con Monti per combattere Berlusconi è un controsenso talmente evidente che solo I candidi o furbi possono non vederlo. Alla prima categoria appartiene la base del partito, quella disgustata ma che, spaventata dai (falsi) sondaggi commissionati dai partiti di maggioranza che vedono una (falsa) rimonta di Berlusconi tornano a votare in massa il partito madre, alla seconda appartengono i Bersani, le Finocchiaro, i D’Alema, i responsabili dell’omicidio di un’idea di giustizia sociale, i sepolcri imbiancati della sinistra italiana, i collusi e conniventi con I poteri forti, i più fidi alleati di Berlusconi nell’ultimo ventennio.

Gente che non dice più ladri o corrotti ma “impresentabili”, gente che non parla più di compromessi ma di “alleanze strategiche”, gente che crede che alterando il senso e il significato delle parole si possa ipnotizzare la gente, distrarla, far passare messaggi deleteri per poi dire candidamente alla resa dei conti: “Ma noi ve l’avevamo detto”.

Renzi, sia chiaro, non appartiene a nessuna delle due categorie, lui fa parte di quella grande famiglia trasversale e onnipresente nello scenario politico italiano, infestante come la gramigna, soffocante come lo smog a MIlano d’estate, deprimente come un film porno: quella dei cretini.

L’ultima esilarante alterazione semantica è quella del termine “populismo”. Grillo e Ingroia sarebbero, secondo la stampa di sinistra, in primis l’ormai illeggibile Repubblica,  populisti, Il termine “Populismo” ha tre significati, due si rifanno a movimenti storici che I giornalisti sicuramente ignorano, o se non li ignorano, fanno finta di dimenticarli, come Eugenio Scalfari, uno dei più grandi manipolatori della realtà sociopolitica attualmente in circolazione nel nostro paese.. Il  terzo significato è quello noto ai più: “Atteggiamento demagogico di chi mira a conquistare il favore popolare con proposte di facile presa”.

Naturalmente è evidente che tale definizione, calza a pennello a Berlusconi e,parzialmente anche all’ultimo Mario Monti ma cosa abbiano in comune un puttaniere che promette per l’ennesima volta di rubare ai poveri per dare ai ricchi (questo, in soldoni, significa il taglio dell’Imu, ma la grande massa degli imbecilli sembra non capirlo), il servo muto e obbediente della grande finanza mondiale e due forze politiche che mettono al primo posto la questione morale e la lotta alla corruzione, davvero non lo so. L’attribuire all’avversario I propri difetti e le proprie debolezze è una tecnica retorica vercchia come il mondo che non dovrebbe incantare più nessuno eppure sembra funzionare.

Funziona perché gli italiani sono uno dei popoli meno acculturati al mondo e, cosa ancora peggiore, che meno desiderano acculturarsi, funziona perché la scandalosa spartizione dell’informazione televisiva e dei giornali permette un bombardamento mediatico ossessivo che ha facile presa sulla maggioranza delle persone, troppo occupata a cambiare cellulare o a ipotecare la casa per andare in vacanza per pensare al proprio futuro e a quello dei propri figli. Questo è un paese che vive in perenne stato adolescenziale, pensando all’hic et nunc e rifiutandosi con ostinazione di guardare avanti, di misurare le possibili conseguenze delle proprie azioni. Questo è un paese dove l’irresponsabilità è più diffusa del pane, incapace di chiudere il passato e dunque, incapace di preparare il futuro.

Il conflitto di interessi, la legge elettorale, la questione morale, la lotta alla criminalità organizzata, la lotta all’evasione fiscale, la tutela del welfare, il lavoro, dovrebbero essere I punti fondanti del programma di una forza di sinistra moderna e democratica.  Il Pd ha fatto esattamente il contrario durante il governo Monti. Intanto ha permesso il colpo di mano del presidente della Repubblica, quando, chiedendo di andare alle elezioni, avrebbe stravinto, in secondo luogo, ha acconsentito, spesso con toni entusiasti, a tutte , ripeto tutte  le riforme liberticide di Monti, opponendosi solo all’aumento dell’orario di lavoro gratuito per gli insegnanti, salvo poi ripropoirlo nel programma. I mentori economici di una sinistra moderna,democratica e alternativa, dovrebbero essere Stiglitz, Krugman, Hirschman, che da anni si battono contro le politiche depressive, che hanno dimostrato dati alla mano il fallimento di quelle poltiche, che propongono strade alternative assolutamente praticabili. Invece Bersani che fa? Ripropone il programma di Monti, ripropone come punto principale della politica economica la riduzione del debito invece della battaglia contro la disoccupazione. Quando leggo Scalfari, non dopo mangiato altrimenti vomito, parlare delle politiche keynesiane proposte dai premi nobel che ho citato sopra come di una pericolosa deriva populista, mi chiedo in che cazzo di paese vivo, se il fondatore del più letto tra I giornali italiani non ha alcun pudore a scrivere certe stronzate.

Orwell è vivo, tra noi, 1984 è qui, nel 2012, solo che al posto del Grande fratello c’è una congrega di piccoli fratellini,, preoccupati di cancellare la storia. perché se non c’è passato, non c’è futuro ed esiste soltanto un eterno presente. Se non c’è passato non c’è colpa, se non c’è futuro non c’è responsabilità, se c’è solo il presente, possiamo inventare ogni istante la realtà che più ci piace.

A quei giovani di sinistra,che non conoscono la storia e non capiscono la democrazia, posso solo augurargli di prendere coscienza della loro stupidità molto presto, prima di quando abbia fatto io.

Ai grillini, ormai una setta di fedeli vocianti e iconoclasti, convinti di essere I primi a portare avanti certe istanze, gli unici autentici e veri rivoluzionari, mi sento invece di citare un verso di una canzone che è il manifesto della sconfitta della mia generazione: “Tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’anni fa”.

Categorie:Cronaca

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