A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Non è tempo di eroi ma di buffoni


Rileggere “Un eroe borghese”, la storia dell’avvocato Ambrosoli scritta da Corrado Stajano, un libro necessario, di quelli che illuminano, non è stata una buona idea. Immergersi nel recente passato del nostro paese equivale a nuotare senza protezione alcuna in una fogna, a prendere atto che il futuro è una ipotesi astratta, che questo paese non è mai cresciuto, non ha mai compreso il senso della parola “democrazia”, non ha mai portato avanti quelle che erano le istanze dei partigiani, non ha mai chiuso i conti colpassato.

Ambrosoli ha avuto la colpa di voler svolgere il proprio lavoro senza condizionamenti, senza ascoltare nessuno,senza deviare dalla linea del rigore e dell’equità, un peccato mortale in questo paese e, infatti, l’avvocato ha pagato con la vita. La sua è una piccola storia ignobile di tentativi di corruzione, minacce, pressioni, di connivenze tra mafia e politica, di personaggi squallidi, di geni del male, come Sindona, come Andreotti. Il giovane avvocato entusiasta di rendere un servizio allo Stato, alla collettività, smascherando i traffici e le illegalità di quello che era stato salutato da tutti come “il salvatore della lira”, Michele Sindona, truffatore, mafioso, bancarottiere, presentiva che non gli avrebbero permesso di arrivare fino in fondo, ciò nonostante ha continuato per la sua strada fino al sacrificio. Non c’era nessun rappresentante dello Stato, al suo funerale, come è giusto: uno stato mafioso non può rendere onore a chi ha strenuamente combattuto quel modo di pensare, uno stato mafioso deve essere vigliacco fino in fondo.

In un paese normale, il figlio di quell’uomo che si presenta a un mandato elettorale che è un atto di sfida contro un sistema assolutamente sovrapponibile a quello contro cui si è battuto il padre, otterrebbe consensi oceanici, non avrebbe avversari, se poi il figlio di quell’uomo è un giovane avvocato, onesto, rispettato, inattaccabile dal punto di vista personale, impermeabile a qualsiasi tentativo di attacco da parte della macchina del fango, il consenso sarebbe ancora più ampio, se i suoi avversari vengono da un partito razzista, xenofobo e ladro e dalla compagine politica che ha massacrato con arroganza senza eguali le classi sociali più deboli del paese nell’ultimo anno,non ci sarebbe partita . Questo in un paese normale, s’intende.

In un paese normale, tra un magistrato che ha rischiato la vita per tutta la sua carriera impegnandosi contro la mafia, che ha ottenuto la fiducia e ha collaborato con due eroi civili caduti sul campo, due eroi come Ambrosoli, che ha avuto il coraggio di sfidare la più alta autorità dello Stato chiedendogli di fare chiarezza su una vile trattativa, che propone la semplice, rivoluzionaria soluzione di attingere al buco nero dell’evasione fiscale e dei beni confiscati ai mafiosi per risanare le finanze dello stato, che vuole più scuola, più giustizia, più equità per questo paese e un comico miliardario senza uno straccio di programma politico realistico, che rifiuta qualsiasi tipo di dialogo, che guida il suo movimento di adepti come il dittatore dello stato libero di Bananas che da anni pronuncia un mare di ovvietà qualunquiste condendole con una buona dose di turpiloquio, che blatera contro tutto e contro tutti vaneggiando di una democrazia reale che non esisterà mai, i giovani, quelli più interessati a cosa accadrà domani, non dovrebbero avere alcun dubbio a schierarsi in massa per il primo. In un paese normale.

In un paese normale, un imbroglione, bugiardo, senza valori e senza morale, afflitto da narcisismo patologico, che continua a vantare abilità imprenditoriali che non ha mai posseduto, che stipendiava come stalliere un killer della mafia, amico di dittatori feroci, di presidenti di stati stranieri responsabili di omicidi e guerre inutili, che non gode di alcun credito da parte di nessuno che non sia un servo o una puttana, che per vent’anni ha depredato questo paese, non dovrebbe avere neppure il diritto di candidarsi alle elezioni. In un paese normale, ovvio.

Della finta sinistra di questo paese non parlo. In trent’anni di militanza politica, da cane sciolto, da testa pensante come ho sempre cercato di essere e come cerco di insegnare ad essere ai ragazzi che ho di fronte ogni mattina, mi sono progressivamente allontanato da un partito che, quando non è stato connivente con le peggiori porcherie commesse nel paese, è stato zitto. Un partito che ha tradito il proprio passato, la propria base, senza idee, senza morale politica, senza dignità. Un partito che nell’ultimo anno ha accettato senza battere ciglio un esercizio di macelleria sociale senza precedenti e che con i responsabili di quella macelleria conta di allearsi nell’immediato futuro, un partito con le mani sporche, come gli altri, è arrivato il momento di dirlo. Meglio non commentare. Meglio ignorarli.

Questo non è un paese dove esiste una commistione tra mafia e politica, questo è un paese dove la politica è mafia, un paese di ominicchi senza spina dorsale e senza palle, di figure da cabaret, comici che non fanno più ridere. In questo paese, qualsiasi tentativo di cambiamento, qualsiasi tentativo di essere onesti, corretti, di non guardare al proprio tornaconto personale ma al bene di tutti, viene soffocato, annega nel mare dell’ipocrisia e delle commistioni, viene ridotto ai minimi termini, con le buone o con le cattive. Oggi non servono più le pistole per distruggere un uomo: bastano due o tre articoli di giornale, basta ordinare ai finti giornalisti ma veri servi dei principali quotidiani italiani, di destra o sinistra non importa, pari sono, di cominciare il massacro e il gioco è fatto. Se l’esito elettorale sarà clamoroso, e non lo sarà, la macchina del fango è già accesa da tempo.

Sono arrivato alla conclusione che dal dopoguerra a oggi, non si sia svolta, in Italia, una tornata elettorale pulita, basta considerare quanti voti riesce a mobilitare la criminalità organizzata, non c’è bisogno di pensare a eventuali brogli, che certamente ci sono stati e ci saranno ancora. Ma questo non sembra preoccupare nessuno degli schieramenti principali presenti: uno, della mafia è l’emanazione politica, ma gli altri due? Va bene che pecunia non olet, e possiamo capire l’atteggiamento del partito dei padroni, ma l’altro? Quello che dovrebbe essere il partito del popolo? Non una parola sulle mafie, non una parola su come combatterle. Non una parola neppure dal comico illuminato, il nuovo vate, l’ultimo di una lista innumerevole di personaggi improponibili ovunque che solo nel paese ottengono credito e consensi.

Serve ancora a qualcosa, allora, andare a votare?  Sì, secondo me sì. Se non altro a non aver rimpianti, se non altro a onorare la memoria di quegli eroi civili come Ambrosoli, Falcone, Borsellino e tanti altri, caduti perché potessimo esercitare in piena coscienza il diritto di voto, potessimo avere ancora una possibilità di scelta.

Quanto al futuro, sempre di più, è come una pietra che rotola.

Categorie:Attualità

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