A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Hard rain


Non ci sono parole adatte a descrivere l’amarezza e la rabbia per i risultati elettorali, amarezza e rabbia che oggi hanno un supplemento con le notizie che provengono da Milano. Voto da ventinove anni e mai mi sono sentito così sconfitto come ieri.

Ad aggravare il carico, l’inconsistenza delle reazioni a caldo, le facce da dementi dei notabili del Pd, i volti demenzialmente trionfanti di quelli del Pdl, che non hanno vinto un cazzo, hanno perso sette milioni di voti rispetto alle ultime elezioni ma gongolano come scimmie infoiate pregustando un’altra abbuffata di soldi pubblici, i sorrisi un pò ebeti dei cinque stelle che, prima o poi bisognerà dirglielo, non hanno vinto neanche loro, hanno avuto un risultato clamoroso, certo, ma senza esperienza politica alle spalle, sotto una tempesta fecale senza precedenti come quella che si annuncia imminente sull’Italia, si scioglieranno come neve al sole, prendendo atto che tra la teoria e la prassi c’è di mezzo un oceano, che il parlamento non è una piazza amica e pretendere di avere le mani pulite in una fogna è una bella utopia.

I giornali parlano di paese ingovernabile facendo finta di non sapere come andrà a finire, facendo finta di non conoscere il nome dell’unico vincitore di questa tenzone. Perché è ovvio che si riproporrà l’oscena maggioranza dell’ultimo anno, che Berlusconi otterrà il suo salvacondotto d’impunità, che non si farà una legge sul conflitto d’interessi e che Mario Monti è l’unico nome che possa essere accettato da entrambe le parti come presidente del consiglio.

Grillo? Il movimento morirà d’inedia sui banchi del parlamento consumandosi nell’inutile tentativo di fare un’opposizione in un paese che ha una legge elettorale creata per vanificare l’opposizione. Chi si illude che il Pd si allei con Grillo, diventi un partito di sinistra, faccia una legge sul conflitto d’interessi e una sulla ineleggibilità dei condannati cancellando per sempre Berlusconi, faccia una legge elettorale decente e una finanziaria di indirizzo keynesiano che vada in direzione opposta rispetto a quella di Monti e dell’Europa, insomma che si aspetta che un partito di conigli con una direzione di compromessi trovi il coraggio di guardare avanti, è appunto, un illuso. Grillo fa paura a tutti e tutti insieme troveranno il modo di neutralizzarlo, di trascinarlo in quell’oblio in cui sono finiti tutti i partiti nati sull’onda della rabbia popolare, la Lega docet.

Dunque ci aspetta quello che paventavo l’altro ieri, una normalizzazione, che sarà ancora più pesante del previsto perché, con la scusa dell’anomalia del governo e dell’emergenza, con i milioni di euro che si perderanno in questi giorni, la sodomia sociale sarà violenta e profonda.

L’Italia è un paese irrimediabilmente fascista, diceva Pavese a Fernanda Pivano, l’Italia è un paese irrimediabilmente mafioso, si potrebbe aggiungere. Il fascismo presupponeva radici politiche che Berlusconi non ha, il Pdl è l’espressione di un potere mediatico senza precedenti, come espressione di un potere mediatico, dei nuovi media, è il movimento di Grillo. Chi si è rifiutato per venticinque anni di regolamentare il conflitto di interessi, è servito. Il popolo italiano ieri ha deciso che il conflitto d’interessi e i rapporti con le mafie non sono problemi prioritari per il nostro paese.

Ricordo solo un parallelo interessante: Rudolph Giuliani era un procuratore che lottò a lungo contro la mafia americana, collaborando anche con Falcone. Insomma, l’equivalente di Ingroia. Quando si presentò alle elezioni come sindaco di New York, una carica importantissima, ottenne una messe di voti da elettori di tutti gli schieramenti. E’ questa la differenza tra una democrazia e un paese mafioso.

Ingroia e lo stesso Vendola, che sarebbe fuori dal parlamento se non fosse in coalizione col Pd, rappresentano la fine della sinistra storica, la fine di un’idea di Italia che alcuni di noi hanno cullato a lungo: un’Italia pulita,più giusta, più solidale, dove la legalità è la regola, dove ognuno è parte di un insieme a cui deve collaborare facendo il proprio lavoro nel miglior modo possibile, dove i diritti civili sono scontati. Un’Italia molto diversa da quella che è uscita ieri dalle urne.

Non si può neanche invocare la scusa dell’astensionismo: la percentuale di votanti è molto più alta di quella della media dei paesi europei. Il sonno della ragione genera mostri, l’ignoranza e la paura generano pagliacci. Prendiamo atto che dei tre cabarettisti che hanno ottenuto il consenso degli italiani, quello che lo fa di mestiere è il più serio. Ma non parliamo, per favore, di democrazia.

Categorie:Attualità

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