A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Roma brucia mentre canta Nerone


Grillo sembra aver ingaggiato una guerra contro tutto e contro tutti: politici, giornalisti, intellettuali, cadono tutti sotto i suoi strali, vittime del suo turpiloquio che comincia ad annoiare, a diventare una stucchevole iterazione fine a sé stessa, a sembrare il vezzo di un attore che non esce mai dal suo personaggio.

Fino adesso il M5s si è distinto per dilettantismo, imprudenza e qualunquismo e per una certa pretesa migliorista di cui ho già parlato. Gli adepti continuano a parlare di rivoluzione ma non se ne vedono nè i segnali nè i presupposti. Sembrano alieni venuti da un altro pianeta, esseri diafani e impalpabili che non hanno coscienza della realtà che li circonda e delle drammatiche ristrettezze in cui si trova il paese.

La sparata del guru sulla violenza nelle strade in caso di dèbacle del movimento non ha nulla di nuovo: l’abbiamo già sentita da Berlusconi e Bossi, denota forse un principio di quel delirio di onnipotenza che, talvolta, colpisce chi nel nostro paese ottiene un risultato elettorale insperato. Ne fu vittima a suo tempo D’Alema, il responsabile principe della decadenza di quello che fu il partito comunista più importante d’Europa, lo stesso Veltroni, col suo perbenismo medio-borghese, Berlusconi ne è patologicamente affetto da sempre, mentre Bossi, abile cialtrone riciclatosi in politico, dà l’impressione di non aver mai creduto troppo alle innumerevoli stupidaggini che ha detto nel corso della sua (troppo) lunga carriera politica.

Mi stupisce che giornalisti acuti e seri come Travaglio e Padellaro continuino a sostenere un movimento nato da presupposti quantomeno dubbi (le primarie del M5s sono state semplicemente una farsa), cresciuto sull’onda del culto della personalità (famosa), virus endemico del nostro popolo, senza una linea politica, senza un’idea di politica che non somigli fin troppo sinistramente a quelle del Mussolini prima maniera, non ancora un gran criminale ma neanche una brava persona.

Mi chiedo se i suddetti giornalisti, che stimo e leggo sempre con piacere, si sentano esclusi dagli strali lanciati da Grillo contro gli intellettuali, categoria inutile, oziosa, e notoriamente invisa a chi non vuole che si rifletta troppo sulle sue parole. Grillo non ama chi usa la testa a modo suo e non come gli viene indicato, chi non si omologa solo perché il vento è cambiato, chi non riconosce la portata rivoluzionaria del suo successo elettorale. Contestare gli intellettuali è facile e non ha alcun significato, anzi, un significato ce l’ha: significa contestare la cultura, il libero arbitrio, l’amore per la bellezza, significa contestare chi, insieme agli artisti, indica comunque la strada. Graham Greene diceva che in intellettuale deve, per la funzione sociale che svolge, essere sempre contro chi detiene il potere, principio condivisibile che i nostri intellettuali hanno seguito solo eccezionalmente. Non si preoccupi dunque, il guru; se dovesse ottenere il plebiscito cui anela, gli intellettuali italiani sono gli unici di cui non dovrebbe preoccuparsi.

A Grillo non piacciono le obiezioni, non piace il confronto costruttivo, non piacciono le discussioni, ma si offende se gli si dà del fascista. Curiosa contraddizione di quello che è stato più che un Savonarola un Trilussa dei nostri tempi e che non riesce più a uscire dalla trappola in cui è entrato da solo, non riesce più a distinguere la fantasia dalla realtà, nè a far seguire alle parole le azioni.

Di cosa ha paura Beppe Grillo? Che si scopra. come sempre accade, che il re è nudo? Che ci si renda conto che la pittoresca accozzaglia di reduci new age, post hippies, alternativi per frustrazione ed ex giovani che ha portato in parlamento è totalmente inadatta e incapace a governare un paese? Che le sue riforme e le sue promesse sono semplicemente inattuabili? Che è ridicolo affermare che l’Europa lo teme perché se l’Europa temesse davvero un ex comico coprolalico saremmo davvero messi male?

Il gioco di questo individuo è francamente sconcertante: non vuole governare e non vuole che governino gli altri, vuole ridurre il paese in macerie per consumare poi un (presunto) trionfo che non varrebbe, una inutle vittoria di Pirro. Che si faccia avanti, proponga, se davvero è animato dalla volontà di cambiare le cose lo faccia, ora o mai più, perché, forse lui non lo  sa, ma  il popolo italiano è una puttana che si vende per poco ma sceglie con chi andare e  non si tiene mai per troppo tempo lo stesso amante, a meno che non paghi molto bene.

Intanto a Napoli si contano le macerie, passa nell’indifferenza generale una legge di valutazione della scuola pubblica intempestiva, discutibile e, ovviamente, imposta dall’alto, si tace, visto che tocca al presidente sciogliere il busillis del governo, sullo scandalo del Trentino,si scoprono brogli e porcherie un pò dappertutto.

Mi viene in mente (mi perdoni Grillo, sono ahimè un intellettuale) l’introduzione del Decameron, dove Boccaccio, descrivendo magistralmente gli effetti della pestilenza sul popolo fiorentino, parla di quelli che, incuranti della morte che aleggiava intorno a loro, si davano a sfrenati divertimenti secondo la logica che sintetizzerà, secoli dopo, il Magnifico nel suo famoso verso:”Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza”.

Chi meglio di un comico può guidare un paese da farsa verso la rovina?

Categorie:Attualità

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