A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Rivoluzione morale


Partiamo dallo squallido caso della professoressa di Roma che usa un lager come esempio d’ordine per richiamare una ragazza ebrea. Sarebbe davvero rivoluzionario se il ministero decidesse di sospendere temporaneamente dal servizio la docente in questione, comminandogli una salatissima multa. Invece, la collega si giustifica peggiorando la situazione e affermando che “volevo dare l’esempio di un luogo ordinato” e la preside peggiora ulteriormente la situazione, come spesso fanno i presidi, affermando che “non voleva essere razzista”.

La collega ha fatto un’affermazione razzista incompatibile col proprio ruolo e la prima a prendere provvedimenti avrebbe dovuto essere la dirigente che ne ha facoltà. E’ osceno che un’insegnante possa pensare ad Auschwitz come a “un luogo ordinato”, contravviene a qualunque deontologia professionale, è, ripeto, incompatibile, con la professione di insegnante.

Insegnare costa fatica e comporta la pazienza di Giobbe, entrare in empatia con i ragazzi, trovare una strada per interessarli o, quantomeno, per suscitare un rispetto sufficiente a fare sì che ti ascoltino, è complicato. Il nostro non è un lavoro da impiegati, una routine stressante da svolgere ogni giorno per liberarsene in fretta, il nostro lavoro deve essere quotidianamente reinventato, ritarato, calibrato su chi hai davanti. Se qualcuno non riesce a farlo, dovrebbe cambiare mestiere perché insegnare comporta una responsabilità morale che non può essere mai derogata, che deve essere sempre ben chiara e non può mai essere messa in dubbio.

Caso Aldrovandi. E’ inaccettabile la difesa dei poliziotti. Non è stato un omicidio colposo, quando ci si accanisce in sei contro un ragazzo inerme e lo si massacra di botte non si può invocare il caso o la non volontarietà se il ragazzo muore. Indossare una divisa per tutelare l’ordine pubblico, comporta una responsabilità morale altissima: io cittadino devo potermi fidare di chi, in divisa, mi sta vicino, non posso pensare che possa massacrarmi in  qualsiasi momento e uscirne impunito. Picchiare un inerme è un atto di tale vigliaccheria che comporterebbe una sentenza ben più pesante di quella comminata dal tribunale e sarebbe opportuno che venisse sancita l’espulsione definitiva di questa gente dalle forze dell’ordine. Dovrebbero essere i poliziotti onesti a chiederlo a gran voce, la stragrande maggioranza, quelli che non picchiano gratuitamente, che pur svolgendo un mestiere ingrato e pericoloso vi si dedicano con la consapevolezza di tutelare il bene di molti. Avrebbero dovuto farlo già dal G8 del 2001, e forse non piangeremmo altri morti come Aldrovandi. Sui commenti di Giovanardi mi sento di dire solo una cosa: quell’uomo è incompatibile con  l’umanità e bisognerebbe spararlo via nello spazio infinito.

Ho preso due episodi emblematici dello scacco morale in cui versa il nostro paese: cominciare a mandare via chi non sa svolgere il proprio lavoro, dall’insegnante al manager, dal poliziotto al giudice, dal giornalista al politico, sarebbe una rivoluzione morale senza precedenti, l’unica vera e necessaria, inoltre, creerebbe all’improvviso moltissimi posti di lavoro.

La politica invece, aizza la guerra tra poveri: c’è una storia che non finisce sulle prime pagine dei giornali, una storia quotidiana che si svolge negli ambienti di lavoro, dove i tagli di risorse stanno provocando una guerra tra poveri fatta di miserie e colpi bassi, di rabbia cieca e di meschinità senza fondo, di ipocrisia e arroganza senza fine. Una guerra tra poveri che fa il gioco del potere e che nasce da quella terra di nessuno della morale, dove la solidarietà e il rispetto di sé sono azzerati, in cui si è ridotto il nostro paese.

Non vedo soluzioni possibili a questo sfacelo, non da parte di chi si trova in parlamento, grillini compresi, anzi, soprattutto loro che si vantano di una superiorità morale che fino adesso si è risolta solo in atteggiamento fascisti. Un grande, immenso segnale, sarebbe eleggere presidente della Repubblica, Gino Strada, un uomo che la dignità se l’è conquistata sul campo, che ha fatto della solidarietà verso gli ultimi la propria missione, che cammina a testa alta dove gli altri strisciano. Darebbe quantomeno una speranza a questo paese e otterrebbe il non trascurabile corollario del suicidio di Giuliano Ferrara.

Ironicamente, un personaggio di Nanni Moretti, in uno dei suoi vecchi film, diceva con tronfia retorica di sinistra:”La vera rivoluzione deve partire dentro di noi”. Mai parole sono suonate più vere.

Categorie:Attualità

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