A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Voglio un presidente di parte


Gino Strada, che grande presidente sarebbe!, durante una intervista da Fazio, ha candidamente affermato, con la sincerità ingenua che da sempre lo contraddistingue, che se venisse eletto non sarebbe stato il presidente di tutti. Credo che abbia centrato perfettamente il nodo del problema.

Il settennato di Napolitano, pessimo, si è contraddistinto come uno dei periodi di compromesso più bassi della storia della repubblica. Non mi riferisco solo alle leggi ad personam di Berlusconi firmate senza batter ciglio e poi cancellate dalla Corte costituzionale, nè al golpe bianco che ha messo Monti a capo del governo, né alla grazia a favore dell’agente dell’Fbi coinvolto nel caso Abu Omar, presumibilmente concessa per indurre gli americani a darci una mano con l’India nella sporca storia dei marò, né ai reiterati tentativi di influenzare il cammino del governo futuro sulla sciagurata linea di Monti, fatti, questi, che sono sufficienti a non ricordare piacevolmente il presidente che si è appena dimesso, ma anche a provvedimenti di legge sciagurati, come l’introduzione del pareggio di bilancio nella costituzione, piccola legge che di fatto distrugge il welfare, su cui il presidente non ha detto una parola, come non ha detto una parola sulla legge Fornero, sulle riforma delle pensioni, sugli attacchi allo statuto dei lavoratori. Ecco, di un presidente così, non sentiamo più il bisogno.

Personalmente vorrei un presidente che si facesse portavoce degli ultimi, che condannasse con parole sdegnate il razzismo e la corruzione, che rappresentasse un esempio etico e morale tale da fare da contraltare credibile a quel potere corrotto e sporco rappresentato in parlamento. Vorrei un presidente che si schierasse apertamente contro un sistema che ha fatto del denaro l’unico valore a cui sacrificare tutto e in nome del quale tutto è lecito: licenziamenti, sfruttamento minorile, guerre, ingiustizie sociali, ecc.

Vorrei un presidente nemico di ogni integralismo, che non confonda la conciliazione con il compromesso, che sia esempio di memoria storia e non di revisionismo, che ponesse come punti fermi del proprio mandato la giustizia e il rispetto, che fosse in grado di stimolare un dibattito civile e sedare le polemiche sterili e virulente.

Vorrei un presidente che garantisca in modo totale e integrale ognuno degli articoli permanenti della Costituzione e che richiami il governo a fare altrettanto.

L’unico, tra i nomi fatti in questi giorni, che mi sembra capace di garantire tutto questo, è Rodotà, persona colta, onesta e stimata, integra, testa pensante e mente lucida, per questo invisa a buona parte della intellighenzia del Pd, che sembra prediligere l’ennesimo osceno patto con il diavolo.

Personalmente la Gabanelli mi sta sulle palle da sempre. Detesto il suo integralismo degno della peggior sinistra, quella che non è più in parlamento, non la considero una grande giornalista e non amo i suoi servizi: ricordo una oscena puntata sulla scuola, cobas oriented, infarcita di inesattezze e stupidaggini: da allora, se non ci sono costretto dalla povertà della programmazione, evito Report. Idiosincrasia personale, certo, non contesto la sincerità di fondo della persona, ma mettere una cobas a presidente della Repubblica mi sembra troppo.

La storia politica della Bonino parla da sola: troppe ambivalenze, troppe lotte sbagliate, troppo liberismo da due soldi, troppi cambi di bandiera. La persona è certo stimabile ma manca lo spessore per ricoprire una carica istituzionale così importante.

Quanto ai D’Alema, ai Marini e agli Amato sono nomi talmente osceni che mi auguro siano stati fatti solo per bruciarli in partenza. Prodi ha dignitosamente ricoperto il proprio ruolo quando è stato il momento ma sempre di un boiardo democristiano si tratta e dunque, c’è molto di meglio.

Zagrebelsky e Rodotà sono, con storie diverse e caratteristiche diverse, due personaggi di alto livello che rappresenterebbero una scelta importante in direzione del cambiamento e un no deciso all’insopportabile piagnisteo della destra

Arriverà una lieta sorpresa come è accaduto con Papa Francesco? La repubblica saprà rinnovarsi come ha fatto la Chiesa nel momento del massimo declino? Non ci credo nemmeno un pò, ma non bisogna mai smettere di sperare.

Categorie:Attualità

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