Che Scalfari, nell’editoriale di oggi, si permetta di correggere Krugman riguardo gli effetti della globalizzazione prima dell’ormai consueta proskunesis (il bacio del piede dei funzionari persiani al satrapo) al governo del presidente, mi sembra francamente troppo. Ricordo che Krugman è il principale economista keynesiano, premio nobel, intimo amico e sulla stessa  linea d’onda di Joseph Stiglitz, premio nobel ed ex presidente del Fmi, che la globalizzazione l’ha creata.

A parte il decadimento senile di quello che un tempo assai remoto fu un grande giornalista, scrivo queste righe per commentare la formazione del nuovo governo. Il primo dato da segnalare è che la macchina dell’informazione reazionaria è partita, il Grande fratello ha immediatamente cominciato a fare quello in cui è insuperato esperto: l’alterazione sistematica della realtà.

Non si spiega altrimenti l’intervento di Renzi da Fazio ieri sera. In mezz’ora di intervento durante il quale non ha detto assolutamente nulla, l’insopportabile sindaco di Firenze ci ha regalato un memorabile esempio di volgarità intellettuale e di razzismo criptico quando ha parlato della prima ministra “nera” eletta in questo governo, additando tale elezione come un titolo di merito di Letta e una rottura rispetto al passato della Bossi Fini. Un giornalista vero, avrebbe obiettato che gli extracomunitari oggi in Italia non godono del diritto di voto, che non possono riunire la loro famiglia, che al nord e al sud, nelle zone agricole, sono trattati come schiavi, che i loro figli, compiuta la maggiore età, possono essere rimandati a casa, che parlare del primo ministro “nero” sancisce già una diversità, è già fare razzismo intrinsecamente, ecc.ecc. Ovviamente un giornalista vero, ma ad intervistarlo era Fabio Fazio.

Molti si chiedono quali titoli abbia la Lorenzin per dirigere il ministero della sanità. Più o meno quelli della Gelmini all’Istruzione o della Carfagna alle pari opportunità, suppongo. Solo chi non vuol vedere ormai non ha compreso che non è tanto il ministro che conta, in certi ministeri, quanto i sottosegretari, specie quando, come nel caso della sanità, si intende procedere a tagli selvaggi. La Lorenzin, aspetto gradevole e loquela inarrestabile, verrà bene con la sua arroganza alto borghese appena viziata dall’accento romanesco, quando si tratterà di difendere  la macelleria dal compiacente Vespa e dall’altrettanto compiacente Santoro.

I poteri forti ci sono tutti in questo governo, in particolare quel potere clericale che va da Ruini a Cl che papa Bergoglio sembra intenzionato a contrastare. Lupi, uomo di Cl, alle infrastrutture, sottintende l’intenzione di riportare su scala nazionale il modello Lombardia, la più oscena cattedrale di corruzione mai eretta nel nostro paese.  Abbiamo poi Bankitalia, l’Istat. ecc.ecc.

Non bastano la Idem e la Bonino a fare di questo governo un compromesso accettabile. Questo è un esecutivo nato sotto ricatto, a immagine e somiglianza di Berlusconi, in perfetta continuità con il berlusconismo. Basta considerare la nomina di un uomo senza qualità come Alfano agli interni o quella di Quagliarello, uno dei saggi dell’amico Napolitano.

La nomina di una docente della Normale di Pisa a ministro dell’Istruzione reitera un errore della sinistra e del recente governo Monti: mettere un luminare che insegna in una delle scuole d’eccellenza del nostro paese alla guida dell’istruzione, non garantisce competenza sulla scuola in toto. Berlinguer, De Mauro e Profumo, sulla carta, erano nomi vincenti, rivelatisi disastrosi. Mettere un docente universitario a occuparsi per esempio, di scuola media, è come mandare un bianco, vestito elegantemente e piuttosto arrogante, ad Harlem, di notte. La scuola che ha in mente questa gente, per deformazione professionale non per cattiveria intrinseca, è quella del Mulino bianco e quel modello provano con protervia a replicare in una realtà assai diversa. Non ho speranza che il nuovo ministro si discosti dalla linea e torneremo presto a sentire parlare di competenze e merito, di valutazione degli insegnanti e di tagli, soprattutto di tagli.

In sostanza, il democristiano Letta ha fatto un governo democristiano, sufficientemente reazionario dove serve, sufficientemente progressista dove non conta nulla, con un’immagine fintamente nuova, con una linea di finta rottura. Un governo che proseguirà la linea Monti con ampie dosi di Berlusconi, legato alle bizze del momento di quest’ultimo, che attende dall’amico Napolitano la definitiva ciambella di salvataggio dai processi.

La Lega, con la profonda capacità di analisi politica che da sempre la contraddistingue, ha già provveduto a suicidarsi dichiarando che il ministro di origine africana non è italiano e quindi  è fuorilegge. Crimi e la Lombardo, scemo e più scemo, sono morti di streaming davanti alle ficcanti argomentazioni sul nulla di Letta. La distruzione dell’opposizione è cominciata ed è già a buon punto, quella della stampa libera arriverà tra breve. Per dirla con il Maroni di Crozza, presto saremo normalizzati.

Il principe di Salina abita ancora qui.

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