A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’insostenibile leggerezza del cristianesimo di facciata


 

Due episodi abbastanza avvilenti, uno più dell’altro, perché riguarda una ragazza giovane e quindi un pezzo di futuro.

A Prà, un sacerdote fa il sacerdote praticando la carità cristiana a tutti, extracomunitari compresi, secondo i precetti evangelici e viene contestato dalla gente, che ritira i bambini dal catechismo perché attorno alla chiesa “gira brutta gente”.

Durante un flame su Facebook ho un’accesa discussione con una giovane ragazza, di buona famiglia e con ottimi voti a scuola, riguardo la cittadinanza agli stranieri. Si proclama cattolica osservante. Quando le faccio notare che il suo razzismo implicito contrasta con i precetti evangelici e che Gesù era un migrante (per altro appartenente a una famiglia di fatto) risponde piccata che la religione e la politica sono due ambiti distinti e separati.

Perché dei bravi cristiani criticano un sacerdote che applica il Vangelo? Perché una giovane colta  e preparata non si rende conto che se c’è un’attività politica per eccellenza è la religione, che il cristianesimo è politica, che il Vangelo è più eversivo del Manifesto del partito comunista?

La risposta sta in una società materialista che ha sostituito Dio con il denaro e l’apertura agli altri con i social network. Il cristianesimo ha completamente smarrito la propria funzione sociale, eversiva, ed è diventato una mera facciata, come l’albero di Natale o la calza della befana. Basta entrare in una chiesa la domenica per accorgersene: “ecclesia”, in greco, significa comunità, ma la domenica a riunirsi ad ascoltare la messa sono monadi che riconoscono “l’altro” solo per il breve istante in cui devono stringergli la mano per scambiarsi il segno di pace, ignorando la poesia, la bellezza, il senso profondo di quel gesto. Allo stesso modo recitano il “Credo” incapaci di capire il senso profondo, l’impegno che quelle parole comportano, l’etica che sottintendono, il rigore feroce che non ammette compromessi.

Viviamo in una società bigotta e vuota, dove la religione non è più neanche “instrumentum regni”, ma va di pari passo con il potere,lo blandisce, lo tenta e ne è tentata, perdendo ogni connotato spirituale. Ecco quindi i bravi cristiani razzisti, i bravi cristiani fascisti, i bravi cristiani corrotti e corruttori, i bravi cristiani intolleranti, i bravi cristiani violenti, ossimori mostruosi del nostro tempo, aberrazioni di una gerarchia vaticana schiava di Mammona, colpevole e tesa a reiterarsi in una illusione di sinistra eternità.

Papa Francesco, in questo quadro desolante, è probabilmente l’uomo giusto al momento giusto. Ha mediato con i teologi della liberazione, ha vissuto la realtà di Buenos Aires e di un’Argentina devastata da un crisi economica dopo l’altra,detesta il carrierismo e la gerarchia vaticana romana, è un gesuita, quindi ferratissimo dal punto di vista dottrinario e con le spalle ampiamente coperte dai suoi confratelli.

Lo sblocco del processo di beatificazione di Romero, poco pubblicizzato sui nostri giornali perché poco gradito a Roma, è stato già un passo avanti enorme verso una chiesa diversa, una chiesa che torni a santificare i suoi martiri e i suoi eroi, non più chi ha contribuito alla sua decadenza. Un segno di discontinuità netto con il recente passato che speriamo preluda ad altri cambiamenti d’indirizzo altrettanto importanti.

Recuperare la spiritualità in una società che sembra averla abolita, sarà impresa molto più ardua, come sarebbero arduo spiegare ai bravi cristiani razzisti di Prà e alla brava studentessa cristiana, che il messaggio di Gesù è cosa diversa da quello che pensano e che fanno e che la religione è una cosa seria, unisce, “lega”, non divide, tutte le religioni sono una cosa seria, manifestazioni delle medesime istanze spirituali dell’uomo sotto forme diverse ma con lo stesso obiettivo: migliorarci quotidianamente, riconoscerci come uguali, aprirsi agli altri e trovare Dio in noi.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. nella lista ti sei dimenticato i bravi cristiani comunisti, tra gli insopportabili ossimori… e in generale i bravi cristiani peccatori, come me e come te, e i bravi cristiani mendicanti dell’amore di Cristo, che ci prende così come siamo. Il messaggio di Cristo non solo è diverso da quello che pensano i bravi cristiani di Pra’, razzisti o meno, ma grazie a Dio è pure diverso da quello che pensi tu. O io, se è per quello. E’ un avvenimento che capita tra farabutti che Lo riconoscono, e che grazie a Lui sono guidati da santi, e sempre grazie a Dio in continuità l’uno con l’altro, pur con stile e carattere diverso, come è giusto che sia, come sono TUTTI gli ultimi papi che ho conosciuto, da Giovanni Paolo I in poi.
    Quanto al buon parroco di Pra’, bisogna essere santi per non temere certi brutti ceffi, il che è infatti quello a cui lui richiama noi peccatori che invece viviamo aggrappati alle nostre preziose proprietà, e salute, e vite (tutte cose che peraltro prima o poi dovremo lasciare): ma non è dalla tua insopportabile saccenza che vogliamo sentire prediche, ma dall’amore paterno e gentile che richiama gli uni e gli altri a quello che Cristo desidera. Non darci lezioni di cristianesimo, perchè se ti senti migliore sei il peggiore di tutti. Vieni piuttosto a dare una mano al parroco…

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