Demagogia e totale assenza di contenuti sembrano caratterizzare le prime mosse del nuovo esecutivo, oltre agli attacchi indiretti al movimento cinque stelle che preludono al massacro mediatico di Grillo e della sua compagine, che, dal canto loro, sembrano sempre più propensi ad agevolare il compito a chi vuole cancellarli.

Dalla sua, questo governo può contare su uno schieramento di servi senza precedenti: tutti i quotidiani più importanti di destra e di sinistra hanno scelto di schierarsi senza riserve e senza il minimo spirito critico dalla parte del governo. Basta leggere il consueto atto di pronazione domenicale di Scalfari per rendersi conto di questo. Della televisione non è neanche il caso di parlare, dato che da anni è la cassa di risonanza del potere, qualunque colore abbia.

La sospensione dell’Imu è provvedimento che più demagogico non si può: non abolisce nulla, finge la cancellazione di una tassa che verrà probabilmente accorpata a un’altra più avanti, mette in difficoltà i comuni. Si fa finta di eliminare un balzello e si taglia indirettamente sui costi del sociale. E’ la formula ampiamente sperimentata dai governi Berlusconi. Ovviamente, ridurre la tassa per i meno abbienti e aumentarla per i più ricchi, come accade ovunque, è un’ipotesi che non viene presa neanche in considerazione. L’equità non abita più qui, se mai vi ha dimorato.

Nel frattempo, mancano i soldi per gli ammortizzatori sociali, i licenziamenti procedono, le piccole imprese chiudono, l’amministrazione pubblica non ha ancora saldato i debiti e la tensione sociale sale. Nel frattempo la criminalità organizzata prospera felice da Trento a Trapani senza che l’esecutivo abbia manifestato le proprie intenzioni per contrastarla e senza che si degni di partecipare accanto a chi cerca di contrastarla. La denuncia di Caselli di oggi occupa poco spazio su tutti i giornali.

Esiste un problema di diritti civili. La ministra Kiyenge, proponendo la cittadinanza ai figli di cittadini stranieri nati in Italia, ha aperto un fronte delicato, una questione scottante che non rende certo onore al nostro paese. Forse non tutti sanno che un ragazzo straniero può studiare fino a diciotto anni poi essere rimandato nel proprio paese d’origine.Oltre a rappresentare un evidente spreco di risorse economiche, questo costituisce uno spreco di risorse umane, di potenzialità, di energie, tutte cose di cui il nostro paese ha disperatamente bisogno. Dovrebbe essere un automatismo logico quello che assegna la cittadinanza a chi nasce e cresce nel nostro paese, parla la nostra lingua, studia la nostra cultura e paga le tasse, invece è fonte di divisione e di ricatti. Che il Pdl, alleato per vent’anni della Lega, non voglia concedere la cittadinanza a quei cittadini che per vent’anni ha offeso, emarginato, denigrato,trattato come bestie nei centri di prima accoglienza, umiliato, è comprensibile, vediamo quale linea assumerà il centro sinistra che, a mio parere,anche su questo problema mette in gioco il proprio futuro, per altro ampiamente compromesso dopo la rielezione di Napolitano e la formazione di questo governo vergognoso.

La cittadinanza agli stranieri non è l’unico problema riguardante i diritti civili: ci sono i diritti per le coppie di fatto, l’eutanasia, i diritti per le coppie gay. Tutti argomenti su cui esiste un veto forte della Chiesa e sui quali non credo che un governo che porta le stimmate della peggior democrazia cristiana, si impegnerà più di tanto.

Non ho sentito fare cenno in questi giorni né a Letta né a qualcuno dei suoi ministri dei problemi più pressanti del paese che non sono né la legge elettorale, né l’Imu ma un piano decennale per il lavoro, la riforma dell’Istruzione, la riforma della Sanità, riforme che vanno fatte per restituire ai cittadini quel welfare che la politica ha progressivamente eroso negli ultimi decenni, perché questi settori, strategici in ogni paese civile,  hanno bisogno di sostanziosi finanziamenti e non di tagli ma soprattutto, hanno bisogno di essere amministrati da persone competenti e ragionevoli, non più da macellai.

La miseria e la paura, lo stato di necessità e l’assenza di prospettive sono malattie sociali gravi, sporche, drammatiche che, se non curate, possono portare a esiti imprevedibili. Io non temo una rivoluzione, o che la gente cominci a sparare all’impazzata sui politici, questa è un’analisi stupida e grossolana, temo invece quello che vedo, quello che ognuno di noi vede quotidianamente sui posti di lavoro: la guerra tra poveri, lo scontro tra persone che dovrebbero unirsi, la mancanza di lealtà e di rispetto, l’imbarbarimento dei rapporti sociali che genera mostri come il razzismo.

Ovvio che la guerra tra poveri favorisce nell’immediato il governo, ovvio che provvedimenti demagogici possono per un breve periodo fare sì che, appunto,rancori e frustrazioni si sfoghino verso il vicino, il collega di lavoro o, meglio ancora, il diverso, chi parla un’altra lingua o ha altro un colore di pelle. Divide et impera, dicevano i romani, ed è una massima ancora valida. Tuttavia la civiltà di un paese si valuta anche e soprattutto in base alla propria coesione sociale, al senso di appartenenza, alla capacità di assimilare la diversità e farla diventare occasione di crescita. Senza civiltà, non c’è sviluppo, non c’è crescita, non c’è compromesso che possa salvare questo paese.

L’errore di Scalfari e dei soloni come lui è quello di non comprendere che in Italia l’emergenza economica è secondaria di fronte all’emergenza sociale e non è assolutamente detto che risolvere la prima significhi automaticamente risolvere la seconda. Se non cominciamo a pensare alle persone e continuiamo a pensare solo al portafoglio, se non la smettiamo di giocare con i numeri e non cominciamo a occuparci di esseri umani in sofferenza, sarà impossibile trovare una via d’uscita.

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