A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La memoria rubata


Ero uno studente liceale. Ricordo la passione il calore con cui Sansa, che sarebbe diventato sindaco di Genova ma che allora era solo un magistrato coraggioso e senza peli sulla lingua, parlava di politica e di impegno. Ricordo le sue parole come se le avesse pronunciate oggi perché forse proprio da lì iniziò la mia passione per la politica e per la sinistra:” Un paese civile non può tollerare che un personaggio inquinante e compromesso come Andreotti sieda ancora in parlamento”.

Il processo che avrebbe accertato la collusione mafiosa era ancora da venire, attaccare Andreotti in quel periodo poteva costare molto caro. Lo sguardo limpido di Sansa, la sua veemenza, denunciava una passione civile, un impegno per la giustizia e un rabbia per chi violava le regole impunemente che non riscontravo, ad esempio, nei miei insegnanti, tutte degnissime persone che trasmettevano un sapere prezioso ma mummificato, senza avere il potere di renderlo vivo e presente, che ritrovavo solo negli operai amici di mio padre, durante gli scioperi e le manifestazioni in cui a volte lo seguivo.

Giulio Andreotti è stato per decenni la personificazione del male assoluto, della politica machiavellica nel senso più negativo del termine, il faustiano signore delle trame più oscure intessute nel nostro paese. Resta e resterà sempre un enigma, una sfinge inaccessibile, una figura sinistra e tetra. Come Kissinger, autore di nefandezze inenarrabili, di bassezze senza fondo eppure abile tessitore, forse, a suo modo, servitore di un’idea di stato antica, dove la democrazia non aveva luogo e il potere rendeva lecito tutto.

Non voglio né tesserne l’elogio né tributargli onori postumi: con il rispetto che si deve alla morte, ieri se n’é andato un nemico. Un nemico della sinistra, della democrazia, della giustizia, della chiarezza.

Leggendo l’articolo sul Fatto quotidiano di oggi di Nando Dalla Chiesa e la notizia che Ambrosoli ha lasciato la sala del consiglio regionale durante il ricordo di Andreotti, le parole di chi ha detto che Andreotti era un padre della patria e una vittima della sinistra, suonano stridenti, offensive, volgari: parole estranee, nemiche, pronunciate da nemici. Nemici della verità e della ragione, nemici non della sinistra ma di tutto il popolo italiano, del suo diritto di conoscere e giudicare.

Ambrosoli non aveva la vocazione dell’eroe, ma quella dell’uomo onesto, del servitore dello stato. Indagava sui traffici di Sindona, amico di Andreotti, che fece di tutto per creare problemi a liquidatore del banco Ambrosiano, arrivando a fare arrestare chi lo difendeva. Ambrosoli era cosciente del rischio, sapeva a cosa andava incontro: nonostante questo, è arrivato in fondo, almeno fino a quando i proiettili del killer che lo ha ucciso glielo hanno permesso. Giorgio Ambrosoli era un padre della patria, una vittima del sistema che Giulio Andreotti aveva creato e fatto crescere a dismisura. Andreotti non partecipò ai suoi funerali e forse, lo fece per coerenza.

Dalla Chiesa arrivò a Palermo rendendosi subito conto che era caduto in una trappola. A Palermo gli andreottiani facevano e disfacevano a loro piacere, Dalla Chiesa era un corpo estraneo da espellere. Venne isolato e poi ucciso. Carlo Alberto Dalla Chiesa era un padre della patria e un eroe, ucciso da quel sistema mafioso di cui Giulio Andreotti,  come accertò il processo, era referente politico. Giulio Andreotti non  andò ai funerali, forse per coerenza.,

Solo due esempi, ma potrei farne molti altri, due storie esemplari per ricordare, perché non ci rubino anche questa di memoria, perché i coccodrilli e i servi di sempre non coprano con un telo maleodorante il passato, la nostra storia recente, le nostre ferite, le troppe pagine oscure di una recente storia d’Italia che nessuno ha ancora scritto e forse nessuno scriverà, grazie anche a lui,a Giulio Andreotti.

Non vada mai dimenticato che, con il rispetto che si deve alla morte, ieri è morto un nemico, non della sinistra ma di questo paese, dei valori scritti nella Costituzione, dei valori tramandati col sangue dei caduti durante la guerra di liberazione, delle idee di uguaglianza e giustizia che quel giorno ho letto negli occhi azzurri del Dott. Sansa.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Non ho parole. Grandissimo!!!!

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