A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Parliamo (male) di Invalsi


invalsi

Ogni anno quando arriva il momento di somministrare l’Invalsi si riaprono le consuete polemiche. E’ diventata una consuetudine stucchevole come consuetudine è lo sciopero proclamato dai Cobas nel giorno della somministrazione dei test.

Chi scrive, non è contrario in linea di principio a una valutazione esterna dell’effettivo lavoro svolto dalle scuole, esiste in ogni paese d’Europa ed è giusto che, se si eroga un servizio, la validità di tale servizio debba essere valutata. Peccato che l’Invalsi non possa valutare un accidente e non sia uno strumento di valutazione obiettivo e vado a spiegare perché.

1) L’Invalsi è emanazione del ministero dell’Istruzione, in quasi ogni paese d’Europa le agenzie che valutano le scuole sono esterne, proprio per garantire una terzietà necessaria per una valutazione oggettiva.

2) Prove uguali per tutte le scuole del regno sono un’assurdità didattica e pedagogica, pretendere che gli alunni che studiano a Scampia o allo Zen di Palermo acquisiscano gli stessi saperi nello stesso modo in cui li acquisiscono gli alunni dei quartieri della Roma o della Milano bene è semplicemente un pensiero da dementi concepito da chi non ha la minima idea di cosa sia la scuola e il fare scuola.

3) Contesto da docente il fatto che il sapere proposto dall’Invalsi, nozionistico e scollegato dalla realtà possa essere un discrimine riguardo la bontà o meno dell’insegnamento fornito dalla singola scuola. Se  un collega di Scampia non riesce a insegnare a un ragazzo l’analisi logica ma riesce a strapparlo dall’arruolamento nella manovalanza della camorra, ha svolto in modo eccellente il proprio lavoro. Se il collega dello Zen non riesce a trasmettere la magia dell’analisi grammaticale ma riesce a far passare ai suoi ragazzi il messaggio che una persona non è quel che ha ma quello che è, ha svolto in modo eccellente il proprio lavoro.

Perché le scuole, ed è qui che l’Invalsi crolla miseramente e diventa quello che è, una mera perdita di tempo, non possono essere decontestualizzate, vivono e operano in un ambiente socio economico che ne condiziona profondamente gli obiettivi, che ne definisce i limiti, che costringe a scegliere priorità e, spesso, a gettare la didattica nel cesso per lunghi periodi, perché diventa prioritario costruire un rapporto con ragazzi la cui autostima e scesa abbondantemente sotto i livelli di guardia. Una prova uguale per tutti, nozionistica, slegata dalle singole programmazioni, dalle singoli realtà, è inutile, pedagogicamente assurda, didatticamente priva di qualsiasi valore.

L’equivoco nasce dal fatto che troppo spesso il lavoro di un insegnante viene confuso con la trasmissione di nozioni. Se così fosse, potrebbero mandarci tutti a casa e potremmo essere sostituiti tranquillamente da Wikipedia ( spero di non aver dato un’idea al ministero). Il lavoro di un insegnante è  fatto soprattutto di rapporti umani, di empatia con la classe, di reciproco rispetto, di una ricerca costante di strategie che vanno testate, cambiate e calibrate continuamente, di infinite variabili che rendono equilibrato e vivibile quel microcosmo unico e irripetibile che è una classe.

L’Invalsi non valuta tutto questo, riduce il nostro lavoro, appunto, a Wikipedia. Non commento il fatto che possa anche diventare uno strumento discriminatorio perché è evidente che la scuola è discriminatoria di per sé. Noi trasmettiamo i saperi e i valori della classe dominante con il linguaggio della classe dominante, la scuola italiana è stata creata per i figli della media e alta borghesi e tale è rimasta, come testimonia anche quella esilarante statistica uscita qualche tempo fa che riportava che i casi di abbandono scolastico e scarso rendimento sono più frequenti nelle classi sociali più disagiate dal punto di vista economico. Minchia, che scoperta!

L’Invalsi come tale, è un altro strumento della classe dominante, di fatto ci dice che lo Stato desidera che la scuola trasmetta valori rassicuranti; l’analisi logica, la comprensione elementare del testo, l’analisi grammaticale. La logica al posto della creatività, la meccanicità al posto delle facoltà critiche di pensiero. Se la scuola fosse quella dell’Invalsi e io prendessi coscienza di fare scuola a quel modo, mi suiciderei.

Fortunatamente e sfortunatamente a un tempo, la scuola è altra cosa. Fortunatamente perché è molto più ricca, viva, variegata e avvincente, sfortunatamente perché i problemi che affrontiamo ogni giorno quando ci sediamo in cattedra ( quasi mai: a scuola si cammina tra i banchi e sulla cattedra ci si siede materialmente, come fa il sottoscritto, che in cattedra non sale mai) sono ben diversi e molto più pesanti e gravidi di conseguenze della grammatica o della letteratura.

Perché questo è un paese che non sa più crescere i suoi figli, ma di questo è un altro discorso e ci tonerò sopra in un altro momento, dopo il rito dell’Invalsi, le polemiche che seguiranno i risultati, sempre uguali e sempre inutili, le esternazioni del nuovo ministro e i tagli creativi (quelli sì) alla scuola che non si faranno attendere troppo.

Dunque come si può valutare il lavoro delle scuole? Con agenzie sul territorio, esterne al ministero, possibilmente gestite da persone che non abbiano in mente la scuola del Mulino bianco e vedano con i propri occhi come si lavora giorno dopo giorno in una data scuola, parlando con gli insegnanti, ascoltando i problemi, prendendo coscienza delle situazioni critiche e stilando poi una valutazione che non sarà oggettiva, l’oggettività non esiste, ma quantomeno più vicina alla realtà di questa porcheria che ci costringono a somministrare ogni anno. In questo modo, si potrebbe, per esempio, dare lavoro anche ai precari.

Ma ovviamente parliamo di fantascienza.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Pienamente d’accordo! Già all’interno di un’interclasse di cinque prime ci sono esigenze valutative differenti, come si può pensare di valutare uno Stato in modo uniforme?

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