Il ricatto costante a cui il governo Berlusconi sottopone il governo, il tentativo di far passare per l’ennesima volta leggi a favore dell’impunità del proprio leader e dei suoi accoliti, I toni assolutamente inaccettabili usati contro le proposte che riguardano I diritti civili,paiono insensati a chi è ancora in grado di usare il cervello, in modo particolare in un momento storico in cui ben altri sono I problemi della politica, ben altre le scommesse da vincere.

I provvedimenti demagogici che la destra propone per contrastare la crisi, come la icancellazione dell’Imu, non servono a nulla a questo scopo ma giovano invece a favorire la presa sull’opinione pubblica e a mantenere il potere nei posti che contano. Il gradimento del governo in carica nei sondaggi preparati ad arte da organi di stampa che ormai sono totalmente asserviti al potere, hanno lo scopo  di giustificare l’ingiustificabile per favorire l’inaccettabile.

In questi anni abbiamo più volte affermato che la destra berlusconiana è un partito azienda privo di qualsiasi ideologia alle spalle.E’ stato, a un tempo, un errore e un equivoco.  In realtà questa destra, non ha alcun bisogno di ideologie perché la crisi svolge alla perfezione il lavoro sporco al suo posto, l’economia porta all’attuazione di politiche reazionarie senza che suscitino I tumulti sociali che nascerebbero se a generarle fosse un esecutivo dichiaratamente di destra. Mi spiego.

Gli imprenditori tipo Marchionne, giustificano con le sfide internazionali che la globalizzazione pone la necessità di ridurre I diritti dei lavoratori, per poter essere più competitivi e poter resistere all’attacco di paesi, come la Cina, dove tali diritti non esistono. Ecco allora la fine del garantismo sindacale e gli accordi al ribasso, ecco gli assalti allo statuto dei lavoratori e i licenziamenti facili. Monti e la Fornero, elementi perfettamente integrati in questa visione dell’economia, hanno favorito, con la scusa dell’emergenza, questa tendenza. In sostanza, si sono occupati del lavoro sporco al posto della politica.  Lavoro sporco che rientra perfettamente in un’ottica fascista, storicamente ostile al sindacato, alla concertazione e al proletariato.  Dunque Berlusconi e co., oggi, possono proporre pura demagogia, vendere fumo, perché tanto il grosso del lavoro è stato già fatto e che sia stato fatto con il loro pieno assenso, non importa, tanto la gente ha la memoria corta.

La destrutturazione del sistema scolastico italiano, il tentativo di farlo tornare a un elitarismo classista, l’apologia del lavoro manuale per i figli delle classi popolari fatta dagli ultimi ministri dell’istruzione,  la delegittimazione del ministero dell’istruzione a mera succursale del ministero delle finanze, tendenza anche questa portata avanti con entusiasmo dal governo Monti con l’eterna scusa della riduzione delle spese dello Stato, rientra anch’essa in una concezione fascista dell’istruzione, che considera la scuola non come ascensore sociale ma come bacino di manodopera a buon mercato e fucina della classe dirigente, addomesticata secondo I principi del potere. Si spiega solo in quest’ottica l’enorme spreco di risorse a favore di una scuola privata spesso religiosa, che non può certo essere definita progressista e i ripetuti attacchi agli insegnanti non ultimo, il rozzo tentativo di aumentargli l’orario di lavoro di sei ore contando sull’impopolarità della categoria.

Nella stessa ottica va vista la riduzione del welfare, drammatica se consideriamo il lungo periodo e I reiterati tentativi di demonizzare le opposizioni e mettere il bavaglio a quelle voci che continuano ostinatamente a cantare fuori dal coro. Il deficit di democrazia nel nostro paese e in tutta Europa è ormai a livelli drammatici, peggiori dei deficit dei vari bilanci.

Dunque, quale necessità c’è di un nuova ideologia fascista se provvedimenti fascisti vengono continuamente presi dai governi in carica con la scusa di contrastare la crisi economica con l’avallo, in Italia, di un presidente della repubblica che sembra aver sposato pienamente queste tendenze reazionarie?

Se si tolgono I diritti ai lavoratori e il welfare alle classi più deboli, non ha nessun senso favorire le categorie sociali più deboli con provvedimenti che ampliano I diritti civili. Anzi, più logico appare ridurre quei diritti a chi li possiede, limitando ad esempio la libertà d’opinione e d’espressione. Ecco spiegati I toni razzisti contro il ministro Kyenge e gli attacchi a Grillo, che da parte sua sembra conoscere benissimo sia questo tipo di approccio alla politica sia i toni demagogici e forcaioli o I continui assalti alla rete, considerata un incontrollabile covo di anarchici violenti. E’ curioso come, da un lato si discuta della necessità di abolire il reato di vilipendio al capo dello stato e dall’altro si voglia mettere in atto provvedimenti draconiani per cancellare la libertà di espressione in rete.

Per mettere freno a questa ondata reazionaria priva di idee ma gravida di effetti drammatici, un’onda cieca che sta travolgendo quanto costruito dai lavoratori in sessant’anni di lotte, servirebbe una presa di posizione decisa da parte di chi un’ideologia politica ce l’ha, chiara e definita. Assistiamo invece, da parte della sinistra italiana, a una specie di rincorsa al peggio, a una assuefazione al ricatto, a una rassegnazione all’iniquità dei tempi che, oltre ad essere irritante e avvilente per chi ancora non ha dimenticato la storia, appare, non trovo altri aggettivi, masochistica e criminale.

Non vorrei, alla fine di questo periodo, ritrovarmi come il protagonista del magnifico romanzo da cui Martone ha tratto il suo splendido film,che di fronte alle promesse mancate e alle contraddizioni insolute dell’Italia unita, non può che affermare mestamente: “Noi credevamo”.

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