A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Sepulveda: l’indignazione e la memoria


“Andiamo a sentire Sepulveda?” mi chiede mia moglie lunedì sera, in questo Maggio che sembra ancora autunnale e capriccioso. La domanda è retorica: nonostante l’ennesimo raffreddore della stagione e nonostante sia lunedì, giorno in cui dopo le 19 sono a malapena in grado di intendere e di volere, accetto con entusiasmo. Anche perché la nostra vita mondana si riduce ormai a incontri politici (sempre meno) e culturali (sempre di più), non per snobismo da sinistroidi radical chic ma perché quando le occasioni di svago sono poche è opportuno scegliere quelle migliori, quelle che lasciano un segno,come una visita alla Sistina o Luis Sepulveda che presenta il suo ultimo libro.

La cornice è il teatro Modena, un gioiello del ponente genovese che in nome del profitto si vuole trasformare in supermercato: firmate la petizione per bloccare lo scempio, riappropriamoci di spazi culturali preziosi, chiediamo a gran voce pane, libri e teatro.

Sepulveda ha il fisico di un ex pugile, il volto da indio segnato dalla storia e lo sguardo di chi tanto ha visto e tanto ha sopportato senza mai chinare la testa. Parla, racconta, incanta. Con un lucidità rara nel nostro paese, paragona il governo italiano a quello spagnolo, enumera nella sinistra italiana gli stessi difetti di quella spagnola: la mancanza di fantasia, di una critica anti sistema, di un progetto che guardi lontano, di una politica del lavoro e del welfare. Si parvissimi licet componere magnis, usa quasi le stesse parole che ho adoperato io nell’ultimo articolo scritto su questo blog, la sintonia di pensiero è stupefacente e, concedetemelo, lusinga la mia vanità.

La poetica di Sepulveda, ben espressa nel suo ultimo lavoro “Ingredienti per una vita di formidabili passioni”, è animata da una insopprimibile tensione etica e si snoda tra due poli: la memoria, che quasi sempre è memoria dell’atrocità e l’indignazione per l’incapacità del presente di deviare verso una diversa narrazione, di trovare una strada diversa da quella che oggi ci sta portando al baratro. Non manca la capacità di dosare la tenerezza, come nelle due memorie che aprono il libro: il primo amore adolescenziale e l’esilarante resoconto di un bacio mancato. A impreziosire la narrazione il ricordo commosso di Tonino Guerra e di Pablo Neruda e un surreale resoconto di un’avventura in trattoria con Garcia Marquez. Seguono poi testi indignati, vibranti di rabbia, di vittoriniana sofferenza per i mali del mondo.

Usciamo dalla serata soddisfatti anche se con un pò di amaro in bocca perché anche in Sepulveda, in certi sguardi abbassati, abbiamo colto lo sconforto che qualche anno fa leggemmo nello sguardo di Sanguineti, mentre affermava che ormai era troppo tardi per un’idea diversa di società, per una idea diversa di sinistra.

Leggendo poi il libro, mi rassicuro: l’indio è ancora furibondo, l’indignazione trasuda tra le righe, l’odio per ogni potere oppressivo e cieco è ancora vivo e arde vivace. Sepulveda crede ancora nella possibilità di cambiare il mondo, non sa come ma crede che sia possibile ed è già tanto.

Sapere di essere in buona compagnia a volte, aiuta.

Categorie:Arte e spettacolo

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