A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Don Gallo, un prete “scandaloso”


Don Gallo non sapeva stare al suo posto: dove altri, in virtù del proprio ministero, sentivano la necessità del silenzio e della sottomissione all’autorità ecclesiastica, lui  sentiva, in virtù del proprio ministero, di essero libero di esprimere pensieri e opinioni e di fare lettera viva il Vangelo.

Don Gallo dava fastidio agli ipocriti, ai perbenisti, ai cattolici di comodo, ai sacerdoti di regime, a tutti quelli che non tolleravano che dicesse quello che, per tacito accordo, non si deve dire, a tutti quelli che non tolleravano che sistematicamente, spietatamente, ostinatamente, questo prete di strada mettesse in piazza I panni lerci di una Chiesa sempre più compromessa col potere e col denaro, sempre più lontana da Dio.

Don Gallo era un istrione, un attivista del bene, un radicale della carità, riusciva a restare impermeabile al mare di lurida ipocrisia che ci circonda, ingenuo come un bambino e, a un tempo, astuto, sempre attento a non varcare la soglia che lo avrebbe portato fuori dalla Chiesa, consapevole che per aiutare I “suoi” ragazzi, I trans, le prostitute, gli stranieri, la sua gente, nella Chiesa doveva restare, seppure ai margini, seppure mal tollerato da un’autorità che non riusciva a capire come, nel tempo del relativismo e del compromesso, un piccolo prete di strada potesse continuare a pretendere di predicare il Vangelo impunemente.

Don Gallo era scandaloso, grazie a Dio, perché nello scandalo, nell’andare contro, nel proclamare instancabilmente la parola di Dio in un mondo di sordi e di ciechi, sta l’essenza del messaggio cristiano. Don Gallo era scandaloso in nome di Dio, per lui e con lui e pazienza a chi gli contestava il suo ideologismo, pazienza per chi crede che l’utopia di un modo di uguali, senza poveri e ricchi, senza schiavi e padroni sia poco adatta ad un sacerdote: personalmente, rassomiglia molto alla mia idea di paradiso.

Ai puritani e ai baciapile ricordo che la Chiesa è piena di meravigliosi uomini di Dio scandalosi: dal più scandaloso di tutti, Gesù, che parlava alle prostitutee ai pubblicani e rovesciava I tavoli dei venditori nel tempio, a Francesco, che baciava I lebbrosi e parlava agli animali, da Santa Teresa d’Avila, con le sue estasi sensuali e visionarie all’arcivescovo Romero, che rifiuta di stare al suo posto, di obbedire, di tacere e viene immolato sull’altare. Don Gallo, lassù, è in buona compagnia.

Don Gallo apparteneva a una Genova che non esiste più: la Genova solidale, la città che accoglieva gli esuli cileni, che faceva partire cibo e vettovaglie per I vietnamiti, la Genova rossa che scatenava l’inferno contro le provocazioni fasciste, la Genova che si stringeva come un uomo solo accanto ai suoi operai. Per chi ha la mia età, Genova e don Gallo si sovrappongono, sono uno lo specchio dell’altra, il piccolo prete con il suo sigaro sempre acceso è un simbolo indelebile della nostra città, come il porto, come la Lanterna. Per chi ha la mia età Genova oggi mette tristezza, provoca rabbia e a volte vergogna, città senza più identità e senza la capacità di rialzare la testa, mugugno e nostalgia di un tempo lontano, pallida ombra sporca di storia.

Don Gallo se n’è andato quando in Vaticano è salito un papa “scandaloso”: privo dei segni del potere, con le scarpe slabbrate, un papa che ama la bagna cauda e il buon vino, che saluta come una persona normale, che dice con tono pacato parolepesanti come macigni e in Argentina ha dato spazio e aiuto ai preti di strada come lui, se n’è andato con la consapevolezza che il cambiamento della Chiesa a cui ha dedicato una vita, è finalmente cominciato, se n’è andato consapevole di non essere più solo, quando ha capito che poteva passare la mano senza che tutto si trasformasse soltanto in un bel ricordo che sarebbe sbiadito col tempo.

Grazie a don Gallo per aver tracciato una strada, per essere stato scandaloso, per aver scosso le nostre coscienze e, a volte averci irritato ma costretti a pensare, grazie per aver dato un esempio  di cosa la Chiesa potrebbe e dovrebbe essere, grazie soprattutto per aver ricordato quotidianamente che viviamo in un mondo schifoso ma che dentro di noi ci sono le energie e I valori per renderlo migliore. Mi dispiace solo per la tua fede genoana, ma è un bene, perché ci insegna che nessuno è perfetto Smile.

Categorie:Attualità

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