A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Le relazioni pericolose


L’attacco odierno di Grillo a Rodotà è manifestamente l’ennesimo sintomo del delirio di onnipotenza (assai ingiustificato) di cui è vittima il liader del Movimento Cinque stelle che sta gettando nel cesso quel poco di buono che sarebbe potuto venire dalla sua presenza sulla scena politica italiana.

Non stupisce la debacle dei grillini nella recente tornata elettorale: se i pirla in parlamento si confondono con altri pirla, nelle elezioni comunali, dove è in gioco la quotidianeità dei cittadini, I problemi di ogni giorno, il pirla spicca come un semaforo rosso e I cittadini non lo votano. Spiace dirlo, ma il Movimento abbonda di pirla. La società civile al potere è una sciocchezza e i fatti lo stanno dimostrando. Poi Grillo può mistificare, da vecchio politico consumato, e trasformare le sconfitte in vittorie o insultare chiunque, ma la scoppola resta ed è epocale e, probabilmente definitiva. Io credo che il movimento si assesterà sul dieci per cento, lo zoccolo duro dei fedeli, il resto, migrerà verso altri lidi.

Non sono d’accordo con chi deplora l’astensionismo: in democrazia ha ragione chi vota, punto e basta. Se la maggior parte della gente decide di rinunciare al diritto di eleggere i propri rappresentanti, peggio per lei: inutile poi lamentarsi della politica. In tutti i paesi occidentali votano in pochi, non è uno scandalo nè un deficit di democrazia: ripeto, ha ragione chi vota.

Apparentemente il voto sembra dare consenso a Letta e alla sua relazione pericolosa con Berlusconi ma, andando a fondo, si scopre che, per esempio, Marino non è un candidato Pd, che non è assolutamente fedele alla linea e che pochi degli altri candidati rientrano tra I fedeli di Letta. Direi, invece, che queste elezioni mostrano una pallida voglia di sinistra, sinistra vera, programmatica, pragmatica. La destra continua l’emorragia di consensi che solo l’imbecillità politica di Bersani e la megalomania ottusa e autolesionista di Grillo hanno potuto trasformare in una vittoria elettorale, costringendo il partito a una alleanza contro natura.

Dopo aver visto all’opera i CInque Stelle e dopo aver ascoltato Grillo è evidente che anche con Rodotà presidente un governo con una accozzaglia di politici improvvisati e sprovveduti, arroganti e supponenti con la loro pretesa di verginità politica e purezza, non avrebbe mai funzionato. Tuttavia fa rabbia pensare che la possibilità c’era: male che vada, avremmo avuto un presidente come Rodotà.

Il governo, nel frattempo, fa quello che facevano I governi democristiani di larghe intese: un cazzo. I veti incrociati impediscono riforme strutturali, la presenza della destra impedisce una svolta verso una fiscalizzazione più equa, I due partiti al governo temono Grillo e non vogliono cambiare la legge elettorale. Il risultato è uno stallo nefasto, compromessi disgustosi ( come la proposta di nazionalizzare l’Ilva e continuare ad avvelenare mezza Puglia) e provvedimenti di facciata. Cronaca di uno schifo annunciato.

L’alternativa non può certo essere l’insopportabile e petulante Renzi, uomo incapace di visioni a largo raggio, incapace di quella fantasia e quel coraggio di cui la sinistra e il paese hanno bisogno, nè il buon Epifani,chiamato a tirare la carretta dopo che I buoi sono scappati. Forse, l’alternativa semplicemente non c’è e dobbiamo farcene una ragione.

Quindi siamo in stallo, aspettando Godot ormai da vent’anni, sempre più mendicanti e sempre meno fiduciosi, costantemente in assillo come color che son sospesi.

Concludo  un pensiero a Don Gallo e uno a Franca Rame: un uomo e una donna di sinistra che hanno fatto lettera viva sulla propria pelle delle loro idee,, che hanno passato la vita a lottare per una società migliore dove tutti avessero voce in capitolo. Hanno entrambi applicato fino in fondo l’essenza dell’essere di sinistra, esplicitata nel motto dei giovani sessantottini americani: “I care”, mi importa, me ne curo. Ci mancheranno.

Categorie:Attualità

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