A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Favole e fumo


nebbia

 

Come sempre, l’editoriale domenicale di Eugenio Scalfari diventa fonte d’ispirazione non tanto per quello che dice, che non condivido ormai da tempo, quanto per quello che non dice, perché chiaro sintomo della cecità politica che affligge gli intellettuali del nostro paese. Cecità e non più miopia, il male si è aggravato diventando, probabilmente, irreversibile.

Nello stesso articolo Scalfari riesce, in poche righe, a tessere le lodi del governatore della Banca d’Italia, Visco, di Napolitano e di Letta. Niente male per l’uomo che fu il fustigatore di Craxi e di Berlusconi.

Parla di narrazioni Scalfari, la narrazione di Visco e quella di Napolitano, le uniche, a suo dire, che raccontano la realtà. Nell’analizzare I mali dell’Italia, Visco assegna le colpe agli imprenditori italiani privi di coraggio, e questo è abbastanza vero, ai contadini che hanno abbandonato l’agricoltura, questo è già meno vero, agli oligopoli capitalisti, e questo è assolutamente vero. Meno convincente, molto meno convincente, appare quando tesse le lodi del sistema bancario. Tante belle parole che però non mettono in luce  le cause più profonde della crisi.

Napolitano, ovviamente, difende l’indifendibile attuale compagine di governo, frutto di un compromesso scandaloso di cui lui è stato l’artefice, e propina i soliti discorsi sulla necessità di creare posti di lavoro, dare prospettive ai giovani, ecc.ecc.

La dichiarazione di Letta, che parla di creare centomila posti di lavoro in un paese dove il 40% dei giovani è disoccupato e una buona parte di quarantenni e cinquantenni continuano a perdere il lavoro, completa il quadro.

Io ritengo che alla base della crisi italiana ci siano altri fattori: la criminalità organizzata che si è trasformata in criminalità finanziaria e tiene per il collo una classe politica facilmente corruttibile; la corruzione della classe politica, dilagante, una marea che cresce ad ondate e sale sempre più alta e maleodorante; l’inettitudine di una classe politica incapace di guardare oltre il proprio naso e le proprie clientele, incapace di formulare quella riforma strutturale del lavoro a lungo termine che il nostro paese non ha mai visto, incapace di redistribuire equamente la ricchezza, medioevale nella sua tutela dei privilegi, nel reciproco rispetto tra le caste, nell’aristocratico disprezzo verso il dissenso e unita nella volontà di soffocarlo.

Ritengo che nel nostro paese esista, inoltre, un deficit di competenze dovuto a una crisi ormai più che ventennale della scuola, crisi provocata dal potere politico e agevolata da organi d’informazione come quello di Scalfari che difendono la scuola pubblica solo per convenienza e a seconda di chi la attacca, che spesso danno il via con articoli a dir poco dilettanteschi a campagne contro gli insegnanti e gli ata. Scuola che non viene mai inserita tra le emergenze, a meno che non si parli di precari, problema importante e strutturale, per carità, ma solo uno dei problemi che affliggono il sistema dell’istruzione italiana.

Il risultato della crisi scolastica lo abbiamo sotto gli occhi: l’incompetenza, la mancanza di professionalità, l’approssimazione, nel nostro paese sono pane quotidiano a tutti I livelli e in tutti I settori. Non è certo un problema di oggi, ma il fatto  è che, una volta, quelli capaci, quelli seri e preparati, trovavano lavoro o quantomeno una corsia preferenziale, una prospettiva a breve termine. Oggi invece, la corsia preferenziale ce l’hanno gli inetti, se adeguatamente raccomandati o, meglio ancora, compromessi, e I cervelli migrano all’estero.

Nè Visco, nè Scalfari nè Napolitano  parlano di etica, di un paese senza valori, di una terra di nessuno dove dominano incontrastati i furbi e i disonesti, dove la ragione non sta più di casa. A leggere certe intuzioni di Sciascia, oggi, anzi, a rileggere tutto Sciascia, c’è da farsi accapponare la pelle: aveva visto tutto, aveva profetizzato la normalizzazione della mafia, aveva previsto quella trattativa, quello sporco accordo di cui, probabilmente, stiamo pagando le conseguenze ancora oggi.

Né Visco, Nè Scalfari né Napolitano parlano di una democrazia limitata, da una legge elettorale ignobile, e viziata nelle fondamenta da un potere politico che gestisce tutti gli organi d’informazione, togliendo visiblità a chi esprime un pensiero che contrasta con quello  dominante, da un potere politico colluso e inquinato, disposto a tutto pur di non rinunciare ai propri privilegi. Non c’è solo la trattativa stato-mafia da chiarire nella storia recente del nostro paese: Genova 2001, il G8, ha costituito un tentativo di repressione armata e violenta del dissenso su cui non è mai stata fatta luce nè giustizia, per altro aprendo la strada a un vulnus ancora  presente tra cittadini e forze dell’ordine. E’ comprensibile che la destra sia sempre rifutata di far luce su quei fatti, che l’abbia seguita sulla stessa strada anche la sinistra lo si comprende meno, o forse, alla luce di quanto sta accadendo, lo si comprende benissimo.

Repubblica offre quindi l’ennesima, domenicale mistificazione della realtà, l’ennesima ondata di fumo negli occhi, di acqua portata al mulino del potere,segno di questi tempi cupi che non lasciano spazio a sprazzi di luce. Non stiamo vivendo un periodo di decadenza ma di disfacimento,siamo ormai immersi in una atmosfera orwelliana da cui sarà difficile uscire. Se nulla può l’amore contro il potere, questo il messaggio desolato di 1984, forse sarà la rabbia a trovare un’altra strada. Speriamo di no, ma comincio a non vedere altre vie d’uscita.

Categorie:Attualità

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