A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Enrico Letta e la neolingua


O Enrico Letta non capisce un cazzo, cosa possibile dati gli ultimi leader del pd, o fa finta di non capire, il che è abbastanza penoso e non depone comunque a favore della sua intelligenza.

Affermare che i risultati  elettorali in arrivo confermano l’apprezzamento degli italiani per le larghe intese è una bugia. Non solo perché a Roma ha vinto Marino, a cui le larghe intese danno la nausea e che non è certo in linea con Letta e co., ma soprattutto perché il Pdl perde ovunque, confermando la tendenza al crollo già evidente alle elezioni nazionali, evidente per tutti ma non per il pd che con un abile esercizio di necromanzia ha ridato vita politica a chi non ne aveva più.

Qualsiasi cosa dica Grillo, il movimento segna il passo. I grillini non possono pensare di continuare a inondare la rete di scontrini, rinunce ai compensi, denunce di ciò che non viene fatto. Personalmente, non mi importa se un politico guadagna bene o rinuncia alla diaria, mi importa che si comporti con competenza e operi per il bene comune.  Non mi importa neppure tanto ciò che non viene fatto, specie se le proposte sono tendenziose e demagogiche come quelle del movimento, destinate a una rinuncia che provochi le consuete reazioni sdegnate e isteriche del leader maximo. Mi importa invece ciò che viene fatto, quello che viene deliberato e diventa legge.

I problemi dell’Italia non si risolvono né abbassando I compensi dei politici né rinunciando all’acquisto degli F35. Se tutte e due le cose si facessero, sarebbe meglio ma comunque irrilevante. Dal movimento vorrei che venisse fuori una proposta concreta, ripeto concreta sul lavoro, un piano a lungo termine di rilancio dell’istruzione pubblica, proposte concrete, ripeto concrete, sulla lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata.Grillo non ha speso un secondo di riflessione su questi problemi e, per quanto mi riguarda, se continua così può andare a farsi fottere, con tutto il rispetto per le persone oneste e di buona volontà che lo hanno votato e che prima o poi dovranno aprire gli occhi.

Sulla sinistra non mi esprimo: questa è una vittoria di Pirro di un partito senz’anima e senza identità che se sceglierà di essere guidato da Renzi sarà destinato a scomparire in un meritato oblio.

Parliamo invece di Letta, di questo finto giovane, della sua abilità a mistificare la realtà, del suo progetto che sta assumendo contorni fin troppo chiari perfino per Eugenio Scalfari, ancora prono ma un pò meno entusiasta di quello che il giovane presidente del consiglio ci sta preparando.

Modificare la costituzione in un momento come questo equivale a gettare un tizzone acceso in una polveriera. Consentire a Berlusconi, individuo al cui cospetto perfino il poco compianto Andreotti poteva protestare una specchiata onestà, di accedere ad un potere presidenziale allargato, significherebbe la fine della democrazia in Italia, democrazia che già non gode di buona salute grazie al tanto osannato Napolitano e a gente come Letta.

Il finto giovane presidente del consiglio cerca disperatamente un consenso che non avrà mai da una popolazione sempre più incazzata, povera, esasperata. Usare la  neolingua, mistificare i dati elettorali, cercare di cambiare il volto della realtà è un gioco che non paga più e dobbiamo solo a un cretino come Bersani il fatto di avere ancora certa gente al governo.

Berlusconi perde consensi a ogni tornata, la Lega non esiste più, la gente non vuole più i fascisti al governo, né quelli tradizionali, né quelli mascherati da rivoluzionari come Grillo. Letta farà bene a capirlo e a fare una di quelle inversioni di rotta per cui erano famosi i democristiani.

Farà bene a capirlo anche il pd quando si eleggerà il nuovo segretario: non vincono I renziani, né chi seguiva Bersani, vince la sinistra, quella che è stata tradita, umiliata e offesa con l’oscenità di questo esecutivo. La sinistra che deplora l’autoritarismo di Napolitano e le mistificazioni di Letta, la sinistra che scende in piazza con gli operai licenziati e che si ricorda che una delle sue parole d’ordine era “pragmatismo”, fatti concreti, non chiacchiere e distintivo.

Categorie:Attualità

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