A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Tempo d’esami


E così il ministero si inventò il tema su un autore vivente, autore egregio, intendiamoci, ma di nicchia, difficoltoso a tratti anche per il sottoscritto che una laurea in lettere la possiede.

La domanda è: perché? A chi giova? Cui prodest? Siamo arrivati al tema dettato da Fabio Fazio? Eh sì, perché Magris è noto ai più per le sue sempre gradevoli comparsate televisive al programma di Fazio e dubito che I colleghi delle superiori lo affrontino,, non credo che le cose siano cambiate dai miei tempi ed è già tanto se alla fine dell’ultimo anno si riesce ad affrontare Sciascia e Calvino.

Sgombriamo il campo da equivoci: sono un lettore appassionato di Magris, soprattutto dei saggi che riguardano la letteratura mitteleuropea, che conosco poco per una sorto di blocco culturale che nutro per gli austriaci e I tedeschi, con le dovute, scontate eccezioni di Mann, Hesse, Goethe. Mi pare però che in questa scelta degli esperti del ministero ci sia un quid di esibizionistico, di sfrontata e spudorata voluntas  di apparire come I meglio fichi del bigoncio, quelli che hanno tirato fuori il coniglio dal cappello nel momento più inaspettato.

Certo che se il primo atto ufficiale del ministero è questo, mala tempora currunt per la scuola italiana, mutati mutandis nulla è cambiato.

Ma parliamo degli esami in generale visto che sono impegnato nell’orrido e impervio compito, di traghettare, senza occhi di bragia, fuori dalla scuola media I miei alunni.

L’impressione è che per vari motivi gli esami di terza media e di maturità abbiano perso la connotazione di rito di passaggio che li denotava fino a qualche tempo fa. Tutto danno per scontato i ragazzi, tutto è dovuto loro in virtù di non si sa bene quale legge non scritta. La bocciatura come strumento deterrente ha fatto il suo tempo, da quando l’inflazione del mezzo ha creato classi mostruose e ingestibili. Meglio sarebbe forse e qui già sento i sacri furori dei paladini della scuola per tutti, un sistema di sbarramento legato alla valutazione del triennio. Non hai studiato? Si riducono le tue possibilità di scelta, si chiudono alcune porte, verrai instradato su una direzione e non su un’altra. Meglio ancora sarebbe un sistema di valutazione serio, fatto di dati concreti e non di masturbazioni mentali o di numeri, che permetta, entro certi limiti, di valutare realmente le competenze di ognuno e indirizzarlo verso la strada più adatta a lui.

Nulla di tutto questo accade nella scuola italiana, il regno delle chiacchiere ai quartieri alti del ministero, chiacchiere sempre inutili, spesso tediose, altrettanto spesso offensive e fastidiose, e di lacrime e sangue nei quartieri bassi dove noi, manovali della cultura, combattiamo quotidianamente con programmi obsoleti, colleghi legati a quei programmi obsoleti come alla coperta di Linus, genitori preoccupati più che del futuro dei propri figli di difendere I propri figli dalle insidie del presente, personificate da insegnanti cerberi che hanno l’assurda pretesa che il ragazzo rinunci a un’ora di sport (che non si sa mai, magari diventa un calciatore famoso e sposa una velina, oppure: non si sa mai, magari diventa una velina e sposa un calciatore famoso) per passarla a rovinarsi la vista su oggetti obsoleti ed esteticamente inaccettabili come I libri di scuola.

Dunque gli esami non hanno più senso? In una scuola che funziona, sì, sono appunto il surrogato del viaggio nella foresta del giovane che diventa uomo, il rito di passaggio alla maturità.In una scuola come la nostra, in una società come la nostra in cui maturità e senso di responsabilità sono considerati zavorra obosoleta, no, rappresentano una tortura per I ragazzi e soprattutto per i docenti,costretti a constatare ogni anno che no, il sistema non funziona più.

Con buona pace di quell’uom di multiforme ingegno che ha estratto il coniglio Claudio Magris dal cappello.

Categorie:La scuola

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