A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Scuola? No, grazie.


“Nonostante le difficoltà economiche, il governo sta cercando di ‘riaccendere’ nei giovani il motore del ‘desiderio’, affinché possano davvero credere che questo Paese, con il loro contributo, può farcela”.

Questo è il commento di un onorevole del Pd sui provvedimenti riguardanti l’istruzione presenti nel decreto sul lavoro presentato ieri da Letta. Il turpiloquio spinge, ma non voglio essere paragonato a Grillo e dunque mi trattengo.

Cosa stabilisce il decreto? La possibilità di tirocinii formativi per gli alunni del terzo e quarto anno delle scuole superiori e un aumento della flessibilità oraria per le scuole superiori. In sostanza, nulla. L’unico tirocinio che I ragazzi faranno sarà quello allo sfruttamento e può avere una sua utilità: lavorare molto, sottopagati, è infatti il futuro che attende la maggior parte di loro.

Non ci sono ovviamente finanziamenti  e non c’è, soprattutto, quella riforma strutturale che si attende da anni. Il ministero dell’istruzione si adegua alla linea del governo Letta: fare finta di fare molto non facendo assolutamente nulla.

Non ha alcun senso istituire tirocinii e finti ponti scuola- lavoro se i ragazzi arrivano alla quarta superiore semi analfabeti. Le chiavi che aprono le porte del lavoro sono la preparazione e la competenza (in un paese normale, in Italia sono le conoscenze e la disponibilità a vendersi) che è quello che manca alla scuola. Anni di tagli e riforme demenziali ci stanno impedendo, letteralmente, di svolgere in modo sensato il nostro lavoro, di dare ai ragazzi una adeguata formazione.

Siamo un paese con una grande tradizione culturale dietro le spalle che stiamo devastando e dimenticando. La gente, cioè le famiglie, non leggono, non vanno nei musei, consumano cinepanettoni e talk show, I loro referenti culturali sono Maria De Filippi e Gerry Scotti. Basta guardare una sera un gioco a quiz per capire quanto basso sia il livello medio di cultura nel nostro paese: domande a cui vent’anni fa avrebbe risposto un bambino di terza elementare lasciano I concorrenti basiti. Nel nsotro paese c’è bisogno di una rivoluzione culturale, altro che tirocinii! Bisognerebbe costringere tutte le televisioni a mettere in palinsesto, in prima serata e con nomi noti programmi di cultura, bisognerebbe utilizzare la pubblicità e tutti mezzi di persuasione possibili per invogliare la gente a leggere, a frequentare I musei, ad ascoltare un concerto di musica classica. La televisione dovrebbe tornare ad assolvere quella funzione educativa che ha permesso al nostro paese di diventare civile e progredito  a cui ha abiurato da decenni.

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe intanto partire dalla testa. La burocrazia scolastica soffre degli stessi mali della burocrazia in generale: connivenze, centri di potere, scambi di favori. Nella direzione delle scuole non esiste merito e le competenze sono richieste solo agli alunni., Tutti conoscono, tutti sanno, nessuno parla. La scuola è il regno dell’omertà. Per ottenere un provvedimento disciplinare a carico di un dirigente o di un Dsga passanno anni se ma si ottiene, per tagliare venti cattedre basta un minuto. Tutti sanno che ci sono dirigenti potenti e meno potenti, autocrati e inetti, solo nelle alte sfere sembrano vivere in un mondo a parte. E’ un mondo silenzioso e oscuro su cui va fatta luce.

Dunque merito e competenze per I quadri della scuola e dopo, ma solo dopo, merito e competenze per I docenti, con un distinguo: nel mio mestiere conta molto il sapere libresco, ma conta moltissimo il fattore umano che è difficilmente quantificabile e valutabile. Io non lavoro come se fossi un impiegato, devo creare un rapporto empatico con i ragazzi per rendere al meglio, ma date le condizioni di lavoro e la retribuzione, non mi sento di criticare chi invece viene a scuola come se andasse in ufficio: sono due modi fare scuola legittimi, egualmente opinabili e criticabili, forse perfino complementari: come trovare un criterio comune per valutarli? E’ un bravo insegnante chi consegna relazioni e programmazioni impeccabili in tempo o chi ritiene che si tratti solo di carta da macero, parole in libertà e si danna l’anima per cercare di instillare nei ragazzi un pò di amore per la bellezza,della nostra cultura? la risposta è meno scontata di quanto si creda e chi vive nella scuola lo  sa bene.

Sarebbe necessario un  programma di ammodernamento dei supporti didattici, informatizzazione di tutte le scuole, Lim in tutte le classi, una revisione radicale  dei programmi che sono stati allestiti in un mondo che non c’è più e non risponde alle esigenze dei ragazzi di oggi. Soprattutto sarebbe necessario rimpolpare I fondi d’Istituto per permettere di rilanciare quelle attività extracurricolari che, nelle scuole a rischio ma anche nelle altre permettono di recuperare quei ragazzi che mostrano difficoltà a seguire il normale curriculum di studi. Sarebbe forse anche il caso di strutturare in modo diverso l’orientamento, inserendo a partire dalla seconda media una serie di attività pratiche che permettano ai ragazzi turbolenti, che spesso eccellono nella pratica, di non essere respinti e di farsi un’idea sensata di cosa fare in futuro. Ormai è necessario un insegnante di sostegno per classe e altrettanto necessario è l’introduzione di uno psicologo e di uno sportello d’ascolto in ogni scuola. Sono da rivedere inoltre le normative riguardo I rapporti con I serivzi sociali: scuola e servizi non possono lavorare per compartimenti stagni. L’isituto della bocciatura è obsoleto e inutile, andrebbero reinserite le rimandature a Settembre o altri meccanismi non punitivi ma di supporto ai ragazzi in difficoltà. I criteri per ottenere la certificazione di disabilità andrebbero allargati e non sempre più ristretti come accade oggi.

Ovviamente sarebbe necessario un oneroso piano d’investimenti per avviare tutto questo, ma se si trovano I soldi per comprare aerei da guerra suppongo che si possano trovare anche per costruire una possibilità di futuro per I nostri figli.

Naturalmente, nel decreto del governo, di tutto questo non c’è nulla. Mutatis mutandis, la musica è sempre la stessa. Stonata e cacofonica.

Categorie:La scuola

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