Da Settembre, per un decreto legge voluto da Monti, sarebbe obbligatorio il registro elettronico per le scuole italiane con pagelle on line, comunicazione in tempo reale di voti e assenze alle famiglie, ecc.

Dico sarebbe perché il decreto è la dimostrazione che chi legifera sulla scuola vive in un altro pianeta, è completamente scollegato dalla realtà. Inoltre si continua a fare decreti su aspetti accessori e superficiali del fare scuola senza produrre riforme sistemiche e senza neanche provare a risolvere i problemi endemici del sistema scolastico italiano.

Non c’è da stupirsi se si pensa che il governo Monti è lo stesso che aveva proposto l’aumento di sei ore dell’orario di lavoro dei docenti delle medie in barba al contratto nazionale e ai diritti dei lavoratori, oltre che in barba alla logica e alla vita dei precari che, dal punto di vista del lavoro, sarebbe terminata nel momento in cui il provvedimento fosse stato attuato.

Invece di mettere i docenti in condizione di lavorare al meglio, invece di fare della scuola il primo e fondamentale motore della ripresa, il salvagente per tenersi a galla nel tempo della crisi, si cerca di affossarla, di toglierle respiro e senso. Il grande asso nella manica degli Stati Uniti, quello che gli permette di rialzare sempre la testa, è il sistema educativo. Ma da noi nessuno sembra accorgersene.

Molte scuole non hanno connessione internet, altre sono senza dotazione informatica, pochissime sono quelle che hanno un computer per classe. L’associazione nazionale dei dirigenti scolastici, prona quanto basta ai voleri del governo, commenta che non è tanto problema di strutture quanto di formazione degli insegnanti. Certo, è naturale: un laureato che ha passato un concorso pubblico e magari compila registri da vent’anni ha bisogno sicuramente di formazione per schiacciare due tasti su un computer!

Alcuni dirigenti più realisti del re, ce ne sono tanti,hanno risolto il problema della assenza di pc mettendone uno in sala professori dove i docenti, a turno, lo compileranno. Così il docente è costretto a perdere tempo registrando per due volte i voti: la prima in classe su un foglio volante, la seconda al computer in sala insegnanti, magari attendendo il suo turno in coda. Tempo, ovviamente, non retribuito.

La colpa è anche e soprattutto dei docenti: il collegio, davanti a soluzione assurde come quella appena descritta, ha il diritto e il dovere di dire no, di rifiutarsi di svolgere un’attività per cui non esistono adeguate dotazioni. E qui si aprirebbe un lungo discorso sulla rappresentanza sindacale nella scuola e sulla sindacalizzazione della categoria che farò in un’altra occasione.

Siamo di fronte all’ennesimo atto di destrutturazione della scuola pubblica, riformare sapendo che solo pochi sono in grado di attuare le riforme, significa fare classismo, ampliare quella distanza tra scuole ricche, che preparano i rampolli della classe dirigente e scuole povere, che formano manovalanza a basso costo, che già esiste nel nostro paese e che è uno dei problemi del nostro sistema d’istruzione.

Ripeto quanto ho già scritto recentemente: esiste nella scuola italiana un sistema di potere autoreferente, fatto di connivenze, scambi di favori, familismo e nepotismo, silenzi colpevoli, omissioni, che parte dall’alto e si diffonde a macchia d’olio verso il basso. Questo sistema di potere determina immobilismo, l’impossibilità pratica di riforme strutturali che, per essere tali,devono necessariamente partire dall’alto, merito compreso, e non dal basso. I provveditori, o come diavolo si chiamano adesso, i dirigenti scolastici,i dsga, sono piccole caste intoccabili con piccoli privilegi a cui non hanno alcuna intenzione di rinunciare. Sono quelli che possono rendere invivibile un ambiente,creare contrasti e divisioni tra i docenti, spargere bugie e calunnie, azioni che in ambito scolastico pesano in modo decisivo.

Quando si parla di tagli alla scuola, guarda caso, non si toccano mai queste categorie innegabilmente privilegiate, libere di agire come credono consapevoli della loro impunità.Le conseguenze di questo sistema di potere ricadono sugli attori reali della scuola, quelli che la fanno, quelli che la vivono quotidianamente: personale ata, docenti, alunni. Se si vuole cambiare davvero le cose, non servono i registri elettronici: serve deontologia professionale, cancellare ogni privilegio, eliminare le caste, azzerare l’impunità e inserire il principio che chi non sa fare il proprio lavoro è invitato a farne un altro.

Ovvio che a questo punto si porrebbe la domanda: Quis custodiet custodes?

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