A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Letture Estive- 1. Memorie delle mie puttane tristi


L’assunto è quanto di più sordido si possa immaginare: un laido giornalista vegliardo, alla vigilia dei suoi novant’anni, decide di regalarsi per il compleanno un rapporto sessuale con una vergine adolescente. Contatta, a tal fine, una vecchia e altrettanto laida maitresse per provvedere alla bisogna.

Solo un mago della parola come Gabriel Garcia Marquez poteva trasformare una materia così ripugnante in un commosso, ilare, sublimo inno all’amore e alla gioia di vivere, in una elegia del rimpianto e delle occasioni perdute.

Ambientato nei pressi di Macondo, ci rendiamo conto sin dalle prime pagine di avere tra le mani un’opera del miglior Marquez. Il tono a metà tra divertito e favolistico, il delicato sarcasmo, un personaggio, il protagonista, che resta impresso nella memoria da subito per la sua sordida mancanza di scrupoli ed il suo cinismo ma che alla fine, grazie alla magia del maestro colombiano, si trasforma in un personaggio tenero e patetico, rendono questo agile libriccino prezioso come un cameo, leggero e rinfrescante come un vento improvviso nell’afa estiva.

Inutile dire che la sua lettura mi ha riportato con la mente ad altre vicende relative al nostro paese, altrettanto laide e sordide ma prive di qualsiasi poesia.

Manca un Marquez nostrano che, come un mago dal tocco delicato,riesca a scorgere i diamanti nel fango o forse no, i diamanti nel fango italiano non ci sono proprio, li hanno già rubati vecchie laidi stupratori di minorenni senza possibilità di riscatto poetico.

Marquez conferma di essere sublime scrittore di brevi romanzi. Confesso di non avere mai troppo amato Cent’anni di solitudine, il libro che gli diede la fama, forse l’ho letto in un’età sbagliata, mentre ho sempre divorato voracemente i suoi romanzi brevi, L’amore al tempo del colera, Il generale nel suo labirinto, Dell’amore e di altri demoni, ecc. Tasselli ineludibili di quel sud America fantastico e trasognato che ha creato con la sua opera. Memorie delle mie puttane tristi si colloca in una posizione rilevante all’interno del filone del realismo fantastico.

Nella presa di coscienza di ciò che è stato e ciò che non è stato del novantenne giornalista, nella sua malinconica accettazione della realtà, nel disperato rimpianto di un futuro che gli scorre tra le dita sempre più rapidamente, scorgiamo forse un cenno di autobiografia che subito scompare dietro il sorriso tenero e feroce del grande Gabo.

Categorie:Arte e spettacolo

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