A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Memorie di viaggio- Umbria, terra di poeti santi e ribelli


La strada è irta di tornanti   affiancati da boschi che in Umbria diventano più selvaggi. Claudia ormai si è abituata e guida con sicurezza mentre io osservo con crescente eccitazione quello che mi circonda.
Una lapide sul portale del monastero riporta I versi di Dante del Paradiso che descriverebbero questo luogo, dove il sommo poeta si sarebbe fermato per studiare gli scritti di Pier Damiani.
Per la visita guidata bisogna attendere il primo pomeriggio e sono solo le dieci e mezza. Claudia ne approfitta per un meritato riposo, visti i chilometri macinati in questi giorni e io mi dedico alla meditazione, pratica che, ho recentemente scoperto, mitiga I miei astratti furori e mi ritempra.
Mentre cerco di concentrarmi sul respiro, guardo in alto e non fatico a comprendere la ragione per cui I monaci abbiano scelto questo luogo per stabilirvi il monastero:. le vette aspre, scoscese di queste colline, rifugio sicuro per i rapaci, il cielo limpido e il bosco folto e intricato, trasudano spiritualità. Una guida preparata e gentile ci racconta la storia del monastero, una magnifica struttura romanica con lievi accenni al  gotico. Purtroppo non si può visitare tutto perché vi abitano tutt’ora I monaci. Mi colpisce il chiostro chiuso, da cui I monaci partivano per entrare nella chiesa e, soprattutto, la cripta sotterranea, con un antichissimo altare in pietra, ancora oggi usata dai monaci per le preghiere e le msse invernali, dal momento che la temperatura stabile di quindici gradi offre un gradito tepore rispetto alle rigide temperature invernali.,
La meta successiva è Orvieto, costruita su un’alta collina di tufo, dove gli etruschi hanno scavato una serie di gallerie anora oggi visitabili. Attraverso le sue stradine piccole e pulite, tutte rigorosamente in salita, arriviamo quasi all’improvviso di fronte a quel sogno divenuto realtà di un architetto ispirato da Dio che è il duomo. Inutile magnificarne la bellezza: basta cercare le foto su Google, ma vi garantisco che nessuna foto può sostituire la visione diretta. Mi restano impressi al suo interno gli affreschi del Giudizio universale di Luca Signorelli, a cui pare si sia ispirato Michelangelo quando, di malavoglia, dovette tornare alla Sistina per completare l’opera.
Insisto con Claudia, che a dire il vero non oppone resistenza, per una tappa a Todi, per rendere omaggio alla tomba di Jacopone, poeta iracondo e infervorato, ribelle meno estatico e più feroce dell’altro sublime santo e poeta ribelle di queste terre, quel Francesco a cui finalmente un papa ha deciso di rendere omaggio assumendo il suo nome. Dopo aver visto il bel duomo e il palazzo del popolo di questa cittadina medioevale, arroccata anch’essa, tanto per cambiare, in collina, andiamo a porgere omaggio a Jacopone. Le sue Laudi sono di fondamentale importanza nella storia della poesia italiana ma preferisco  le invettive contro Bonifacio VIII e quella poesia folle e geniale in cui il monaco si augura ogni sorta di malattia, forse per espiare il senso di colpa per la morte accidentale dell’amata moglie, avvenuta quando ancor anon aveva preso I voti.
L’Italia è questa, le nostre radici sono queste, un paese scelto come dimora dalla bellezza, poi scacciata  a forza da secoli di ignoranza e incuria. L’Italia è questa, non la terra desolata che appare oggi, non un paese devastato da vent’anni di fascismo bianco, che hanno permesso all’ignoranza, all’intolleranza, all’arroganza del denaro di azzerare ciò che Dante e Leopardi, Manzoni e Beccaria, Pirandello e Montale, per citare I nomi più importanti,hanno costruito in mille anni di cultura: l’etica di un  popolo, l’orgoglio di una nazione.
P.s. Qualcuno dei miei lettori affezionati si sarà forse aspettato un peana ai giudizi per la condanna del delinquente. Trovo che non ci sia da gioire nel constatare che un pregiudicato ha governato il paese per vent’anni e continuo ad essere disgustato dall’attuale quadro politico. Continuerò dunque a scrivere di cultura e libri e meno di politica, naturalmente fino a quando questo branco di infami pagliacci non toccherà di nuovo la scuola. Citando Flores D’Arcais: l’attuale classe politica non è fatta di nani sulle spalle dei giganti ma di una nuova specie biologica, indefinibile e ignobile.

Categorie:Cronaca

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