A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Memorie di viaggio 3- Città della Pieve e Borgo Panicale


Finalmente si arriva in Toscana,a Riccio, vicino a Cortona, dove alloggiamo da Gabri. un bed and breakfast che oltre alla cortesia, alla squisita ospitalità e alla simpatia della padrona, da soli ottimi motivi per sceglierlo, si trova in una posizione assolutamente invidiabile, a poca distanza da tutti i posti più interessanti di Toscana e Umbria.

Un capitolo a parte lo meritano sia Cortona, gioiello poco conosciuto e meritevole di maggiore attenzione, sia Firenze, dove ho fatto attraversare mezza città a Claudia per gustare il Lampredotto, il mitico panino con la trippa che a Firenze unisce il manager e l’operaio, il bancario e il muratore. Ma di questo parlerò nelle prossime puntate.

Parlare del Perugino e di Masolino, mentre spirano venti di guerra e l’unico scopo dei politici di questo paese in caduta libera sembra quello di garantire l’impunità a un pregiudicato che ha tradito il paese e gli italiani nel modo più infame, può sembrare superfluo ma, quando la bruttura e lo squallore imperano, non resta che rifugiarsi nella bellezza e l’Italia, nonostante tutto, è ancora il paese della bellezza.

Città della Pieve è piccola, vivace, incantevole. Una arcigno custode ci apre la cappella dove è custodito uno dei capolavori del Rinascimento: l’Adorazione dei Magi di Perugino.

 

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Perugino fu il maestro di Raffaello e venne influenzato dal genio di Piero della Francesca, Il custode ci spiega che in cambio di questo quadro, commissionato dalla congregazione che ancora lo conserva, Perugino (che era nato a Città della Pieve) chiese un compenso spropositato e una casa, che ancora si può vedere nella principale via della cittadina, che porta il suo nome. L’affresco è magnifico e il custode permette a me e a Claudia di osservarlo con calma e attenzione. Proseguiamo lungo la via ed entriamo nel palazzo del comune, dove vediamo una serie di stanze, u pò trascurate, affrescate dal Sodoma, il pittore amante di Michelangelo, di cui parleremo in un altro post.

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  In un’altra chiesa di Città della Pieve, possiamo ammirare un altro affresco purtroppo rovinato del Perugino e, tanto per gradire, posizionato in secondo piano, un bel Guido Reni. Lasciamo Città della Pieve dopo essere passati dal vicolo Baciadonne, dalla foto potete intuire il perché del nome.

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Proseguiamo verso Borgo Panicale dove, nella bella chiesa del paese, troviamo un affresco attribuito a Masolino da Panicale, il buon pittore amico del genio Masaccio, con cui collaborò a lungo. Quindi, in una chiesetta dall’apparenza insignificante, ecco un altro affresco del Perugino: Il Martirio di S. Sebastiano.

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L’influenza di Piero della Francesca qui è più marcata, sia per l’uso sapiente del colore e della luminosità sia per la rigida concezione geometrica. Alla base del piedistallo su cui poggia, come una statua, Sebastiano, una rarità: la firma, un pò cancellata, del pittore.

Ritorniamo da Gabri con la consapevolezza che spostandoci a casaccio, senza meta, attraverso le colline toscane, sollecitati a fermarci in un posto per reminiscenze mnemoniche o attirati dai cartelli dei beni culturali, in questa magnifica regione si incontrano sempre capolavori che lasciano senza fiato, spesso trascurati o rovinati da un’incuria che testimonia lo stato di degrado culturale di un paese che ha creato, in buona parte, la cultura moderna. Il patrimonio artistico italiano è la vera ricchezza di un paese che non ha più memoria, che disprezza la cultura e chi fa cultura. E’ da qui e solo da qui che può ripartire la rinascita, quel nuovo rinascimento che ho già auspicato più volte e che dovrebbe essere, prima di tutto, etico. Non dimentichiamo che la straordi8naria fioritura rinascimentale nacque dai semi dell’umanesimo, anche se già Machiavelli e Guicciardini, con il loro cupo e  acre pessimismo, avevano compreso che le illusioni di un mondo migliore si sarebbero infrante contro la realtà. Eppure non si può lasciare che la polvere cancelli un passato che può e deve tornare ad essere un modello per il presente.

Sono parole che alla luce della realtà odierna possono apparire perfino patetiche, nel loro anacronistico ottimismo, ma io, di mestiere, trasmetto cultura, nonostante facciano di tutto per impedirlo, e se non credessi fermamente nel valore del mio lavoro, sarei davvero una misera persona. 

Categorie:Arte e spettacolo

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