A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Non esistono droghe leggere


Leggo l’ottimo post di Andrea Scansi sul Fatto quotidiano. Superato il livore seguito alla riconferma del governo, Scansi torna  a scrivere cose sensate e, in buona parte, condivisibili.

Nel suo post, giustamente, rileva come il problema delle carceri, grave, drammatico e urgente, non si risolve con l’amnistia e l’indulto ma con una politica mirata: pene alternative, processi più veloci, ecc.

Ricorda inoltre che gli entusiasti dell’indulto non hanno fatto nulla, negli ultimi vent’anni, per cercare di prendere almeno coscienza del problema, non dico di risolverlo.

Tra i provvedimenti possibili da prendere, inserisce la depenalizzazione dell’uso di stupefacenti e, suppongo, la differenziazione tra droghe leggere e pesanti. E qui dissento nettamente.

La droga è stato per decenni un problema sociale drammatico, ignorato, combattuto nel modo più sbagliato possibile. E’ stata una guerra che ha fatto moltissime vittime, menti acute, grandi potenzialità e talenti, bruciati da una siringa.

Chi ha la mia età li ricorda i drogati, ragazzi-ombra spaventosi, spettri che si aggiravano nei vicoli, si bucavano nei portoni delle case, strascicavano i passi con gli occhi persi nei loro sogni chimici. Ne avevo a fianco alcuni, durante il servizio militare, uno, congedato per overdose, l’ho visto spesso nei vicoli, per anni, a chiedere l’elemosina. Mi avvicinavo, lo salutavo con un cenno del capo e gli allungavo qualche moneta. Era un ragazzo sensibile, intelligente, avrebbe dovuto azzannare il mondo e invece il mondo ha azzannato lui.

Oggi la situazione è cambiata. La facilità con cui le droghe possono essere reperite, i bassi prezzi sul mercato, ne hanno aumentato a dismisura la diffusione insieme ai falsi miti che l’accompagnano. La situazione è cambiata anche per la miopia e la superficialità di certa politica.

Quanta responsabilità hanno i radicali con le loro pagliacciate riguardo la diffusione della cannabis? Quanta responsabilità ha una certa sinistra con la sua falsa tolleranza?

Date un’occhiata ai siti internet digitando “cannabis” e vedrete una sequela di falsità: la cannabis fa bene, previene le malattie, è un analgesico, ecc.ecc. Stupidaggini che i tossicodipendenti, comunità autoreferenziale per eccellenza, si bevono e si tramandano. Stupidaggini che Pannella e i suoi amici propagandavano vent’anni fa, accompagnati dai sorrisi bonari di molti esponenti di sinistra.

Peccato che quei siti omettano di dire che il principio attivo della cannabis, il THC, è cento volte più potente oggi rispetto alle “canne” di quindici, venti anni fa, dà assuefazione esattamente come gli oppiacei e distrugge le connessioni cerebrali. Qualunque insegnante che abbia avuto o abbia alunni dipendenti da cannabinoidi può confermare che, aumentando le dosi e la frequenza d’uso, diminuiscono proporzionalmente la capacità di concentrazione, l’attenzione, l’impegno, ecc.

Ho visto ragazzi brillanti andare  in malora solo per gli spinelli e ho maledetto e maledico Pannella e ogni radical chic di sinistra che abbia pubblicizzato l’uso di questa droga. Per gli scettici a oltranza, ci sono le statistiche ufficiali dell’unione europea che riportano i dati statistici delle percentuali di abbandono e fallimento scolastico tra i consumatori di cannabinoidi. Sono statistiche agghiaccianti.

A cambiare è anche il profilo del tossicodipendente: oggi si droga, magari solo il sabato sera, l’impiegato, il ragazzino figlio di papà, il disadattato, il professionista, in una trasversalità autodistruttiva che è la testimonianza più evidente di quanto la nostra società non riesca più a generare valori positivi, lasciando all’edonismo sfrenato e al consumismo il posto che prima apparteneva alla politica, alla solidarietà, alla relazione con la realtà.

Non ho soluzioni da proporre per risolvere il problema, ma sono sicuro che una depenalizzazione avrebbe effetti devastanti sui nostri ragazzi e sulle nostre ragazze. Andrebbe casomai intensificata l’azione anche penale contro quello che oggi è un pericolo ancora più grande: l’alcool, droga legale consumata in età precocissima, la cui pericolosità viene sottovalutata e la cui penetrazione sociale è profondissima.

Ovvio che mandare il tossicodipendente in prigione non serve a nulla, ma lo Stato non può rendere lecito un comportamento comunque distruttivo e oneroso. Io penso che sarebbe necessario un giro di vite, ad esempio nelle scuole superiori, dove tabacco e cannabinoidi girano liberamente e gli insegnanti non possono far altro, a volte, che far finta di non vedere. Occorre ricordare ai dirigenti che sono pubblici ufficiali e che in presenza di flagranza di reato hanno l’obbligo di intervento, occorre una politica scolastica seria di prevenzione alla tossicodipendenza, occorre smetterla con le operazioni di parata, i cani poliziotto tirati fuori a comando dopo aver avvertito preventivamente le scuole oggetto di ispezioni.

E’ per questo che sono contrario alla depenalizzazione, anche se reputo necessaria una politica diversa, pene alternative, supporto piscologico, ecc. La droga è passata da dramma sociale ad allarme sociale, da fenomeno autodistruttivo individuale a fenomeno massificato, nell’indiffferenza più totale. Con un costo altissimo per i tossicodipendenti e per la collettività.

Esiste  una grande responsabilità dei media, che parlano di droga solo quando riguarda personaggi conosciuti, che hanno completamente dimenticato la droga come fenomeno sociale e contribuiscono ad aumentarne il fascino negativo e il maledettismo che si porta dietro.

Il discorso è lungo e non voglio tediare oltre la mia manzoniana corte di lettori, ma tornerò sull’argomento perché lo ritengo una delle dimenticanze più gravi della nostra politica.

Categorie:Attualità

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