A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Scrittori al Ducale


Roberto Calasso, il più elitario e colto degli editori italiani, scrittore a sua volta di libri complessi e affascinanti, parla con nonchalance e ironia tagliente della sua avventura come fondatore e poi comandante in capo della Adelphi.

Ne viene fuori il ritratto di un’Italia intellettualmente vivissima, fatta di sognatori e capitani coraggiosi legati a un concetto di libro che oggi non esiste più. Di fronte alle miserie quotidiane che appestano il panorama odierno, appaiono quasi mitiche le polemiche pro e contro la pubblicazione di Nietzsche, l’acume di Roberto Bazlen nello scartare gli scrittori legati a un momento fugace, la cura estetica dei volumi Adelphi. Perfino la marchetta promozionale sul volume commemorativo dei cinquant’anni della casa editrice è garbata ed elegante, tanto da far presa anche sul sottoscritto, che a un buon libro non ha mai saputo resistere.

Per Emmanuel Carrère, oggi forse il più importante scrittore francese, autore di un capolavoro inquietante e disturbante come L’avversario e del pluripremiato Limonov, c’è la folla delle grandi occasioni. Peccato che ad intervistarlo sia Elisa Stancanelli, scrittrice e giornalista impacciata, confusionaria e piuttosto banale nel formulare le domande. Carrère, simpatico e comunicativo, a tratti perplesso, se la cava comunque dignitosamente, anche se resta nell’aria la sensazione di un’occasione mancata. Pensare che tra il pubblico c’era Calasso e cosa sarebbe potuto venire fuori se fosse stato lui a intervistare lo scrittore francese, fa venire un pò di rabbia. E’ comunque impressionante vedere come, lo scrittore che ha scandagliato fino in fondo l’animo di un uomo che ha sterminato la famiglia, portando i lettori a un processo di identificazione perturbante, sia una persona solare e sorridente.

Edoardo Galeano ha lo sguardo limpido di chi ha vissuto senza fare mai un passo indietro, coerentemente dalla parte degli ultimi, dei diseredati, di quelli che non hanno voce. La sua è una lezione morale di alto livello, condita da una sottile ironia e da una lucida e disperata visione del presente. Il pubblico, numerosissimo, applaude e sorride amaro, applaude e sorride anche Lilian Thuram, che ascolta rapito quello che dopo Garcia Marquez è senz’altro il più autorevole scrittore latino americano. E’ l’uomo ad emozionare, la sua convinzione che, nonostante tutto, la realtà può ancora cambiare. Ironico, feroce, amaro, questo splendido sconfitto che narra di sconfitti, conforta con la sua fiducia nell’umanità. “Il futuro è nei prolet”, scriveva Orwell e Galeano sembra sottoscrivere con convinzione questa frase.

Sono questi i tre incontri a cui sono riuscito ad assistere nell’ambito della rassegna L’altra metà del libro, che si è tenuta la scorsa settimana a Palazzo Ducale. Il successo di pubblico ha testimoniato quanto sostengo da sempre: la cultura, se presentata in modo adeguato, non pedante, paga sempre. Iniziative come questa danno prestigio alla città, permettono di respirare un’aria diversa, permettono di offrire alla gente un’alternative al piattume e alla volgarità televisiva, alla pseudo cultura di Fazio e Che tempo che fa, alle polemiche di bassa lega che infestano i talk show.

Oltre il pane e le rose, sarebbe bellissimo se, a gran voce nelle piazze si chiedesse anche un libro.

Categorie:Arte e spettacolo

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