A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Dall’altra parte della strada


Animal serenade, che sta girando in questo momento nel lettore cd, è uno splendido doppio live di Lou Reed di qualche anno fa. Ho avuto occasione di assistere con mia moglie a un concerto della tournèe da cui è tratto il live. Erano anni in cui la festa dell’Unità offriva ancora l’occasione di vedere buoni concerti con grandi artisti. Il palco era in uno spazio attorniato da container, un scenografia surreale, post moderna, che ben si adattava alla musica rugginosa e perturbante di Reed.

Claudia temeva che la scarsa dimestichezza con l’inglese  le rendesse ostico il concerto. Dopo pochi minuti, I suoi dubbi erano svaniti, cancellati dalla figura imponente di Lou che impugnava la sua chitarra e con la sua voce sgraziata e roca sputava grumi di poesia per una platea che ascoltava attonita la sua esibizione. Il concerto era semi acustico, da qui l’ironia del titolo, la magia delle sue canzoni rivisitate in modo essenziale, senza consueta furia elettrica, era, se possibile, aumentata. Il pubblico seguiva in silenzio e presto, nessuno chiese più a gran voce le canzoni più scontate del repertorio, immerso in quel vortice di musica e parole, ipnotizzato da quel viso scarnificato, testimonianza di una vita senza regole e senza freni.

Lou Reed ha sempre vissuto dall’altra parte della strada, era intrattabile e non conosceva la parola compromesso. E’ famoso l’episodio in cui, senza alcun motivo apparente, prese a pugni David Bowie, si scusò e dopo qualche minuto tornò a picchiarlo. La sua affabilità con I giornalisti è pari solo a quella del suo grande amico e padre artistico, Bob Dylan.

Bisessuale, eroinomane, perturbante e perturbato, è stato una rockstar ma soprattutto un poeta. Negli anni sessanta venne sottoposto a elettroshock per eliminare la sua bisessualità col risultato di spronarlo a camminare sul lato selvaggio della strada, che non ha mai rinnegato né abbandonato. New York era il suo palcoscenico, e New York da ieri è un pò più povera, la sua folla di diseredati e diversi, la sua corte dei miracoli, ha perso il suo re.

La morte di Lou Reed, nel giorno in cui un ragazzo omosessuale a Torino si toglie la vita perché non sopporta più l’omofobia dilagante, assume uno strano e tristissimo significato simbolico. Queste due notizie sono le più rilevanti in una giornata caratterizzata dai consueti squallidi balletti del potere, dalle dichiarazioni roboanti di finti leader, dal ritorno a un passato inglorioso di un politico dal presente nefasto.

Per questo ascolto con piacere Animal serenade mentre scrivo queste parole: per allontanare la tristezza e trovare conforto nel pensiero che nessuno potrà mai cancellare la poesia o imprigionare la musica.

Consiglierei l’ascolto agli omofobi, a quelli che propongono di eliminare gli immigrati dai concorsi pubblici, alla massa di nauseabondi idioti che infesta questo paese ma sarebbe inutile: per capire la poesia è necessario avere una mente aperta e un cuore limpido.

Grazie a Lou per quello che ci ha dato e a tutti quelli che, come lui, continuano a camminare dall’altro lato della strada regalandoci visuali diverse, aprendo la nostra mente, ricordandoci che la libertà costa caro e la si deve conquistare ogni giorno.

Categorie:Arte e spettacolo

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