A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La moglie di Cesare non abita più in Italia


Mi sembra che, come spesso accade alla stampa nostrana, sul caso del ministro Cancellieri si chiosi sugli orpelli e non si colga l’essenziale. Mi spiego.

Ovvio che in un paese dove il capo di uno dei partiti di governo è un pregiudicato che da anni offende sistematicamente le istituzioni e che ha fatto scempio della credibilità dell’Italia in ogni luogo che abbia visitato e il capo del maggior partito di opposizione è un comico che fa della scatologia la sua arma migliore e che non può sedere in parlamento perché condannato, le definizioni di rispetto, decenza e onore vadano riviste e le maglie che le contengono ampiamente allargate. Perfino un governo di parolai nulla facenti come quello di Letta al confronto del ventennio berlusconiano è una boccata d’aria fresca.

.Quindi, a rigore, la richiesta di dimissioni del ministro della giustizia che non ha violato nessuna legge e che ha solo comunicato a un amico di vecchia data che si sarebbe interessata del caso della figlia è, effettivamente, esagerata  e fuori luogo.

Per dirla più chiaramente: Grillo sente mancare il terreno sotto i piedi, la gente sta cominciando a capire che è un fascista come tanti ce ne sono stati in passato, dunque cerca di sfruttare ogni occasione, anche inesistente come questa, per creare caos, calunniare, insultare, l’unica cosa che sa fare, nella speranza che il governo cada e poi la gente, preda di una follia generale voti in massa lui. Il caso Cancellieri nasce da Grillo e dal Fatto quotidiano, giornale che ormai ha scelto la linea di una opposizione ottusa e populista, quella che fu di Rifondazione e Il Manifesto e la storia ci racconta come andò a finire. Tuttavia Grillo e il Fatto sono seguiti da molta gente e la confusione che sanno generare in un clima sociale teso come quello attuale, può provocare guai. Sarebbe opportuno, da parte del governo, evitare  cadute di stile e sviste, come quella di cui stiamo discutendo.

Esiste, tuttavia, un problema di fondo, una domanda che nessuno ha posto a Letta: se la Cancellieri era amica della famiglia Ligresti, da anni sulle prime pagine dei giornali per faccende non esattamente edificanti, se il figlio era dirigente di una delle società di Ligresti, perché la Cancellieri è stata nominata ministro della giustizia?

Le amicizie pericolose, prima o poi, in politica si pagano. Se si voleva dare l’impressione di una svolta, di un governo dalla faccia pulita, era necessario scegliere con oculatezza i suoi esponenti principali. Possibile che in Italia non ci sia un politico che non abbia amicizie discutibili? Possibile che il malaffare sia ormai diventato organico alla politica e non si possano evitare spiacevoli incidenti di percorso come questo?

Il detto sulla moglie di Cesare che non solo deve essere onesta ma sembrare onesta, tanto citato in questi giorni, appare anacronistico e ridicolo nel paese di Berlusconi, delle Gelmini, della Carfagna, di Bertolaso, di Razzi, ma calza perfettamente nel caso della Cancellieri: il ministro della giustizia non può permettersi ombre e amicizie discutibili. Fare i moralisti dopo aver sguazzato per vent’anni nel letame, francamente suonerebbe ipocrita. A me basterebbe che il ministro della giustizia garantisse lo stesso trattamento a tutti detenuti che sono nelle condizioni della figlia di Ligresti: risulta che l’abbia fatto in molti casi e dunque resti al suo posto e continui ad essere umana con tutti i detenuti.

Tuttavia oso dare un consiglio al ministro: ammettere di aver commesso un’imprudenza, di aver commesso un errore umano e comprensibile come quello di aiutare la figlia di un amico in difficoltà, sarebbe molto più dignitoso e onorevole che continuare ad affermare di non aver fatto nulla di male e di essere vittima di un attacco politico. Berlusconi ci ha fracassato i coglioni per vent’anni, con la storia dell’attacco politico e, francamente, non ne possiamo più.

Categorie:Attualità

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