A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il pozzo nero


Mentre un mafioso in regime di carcere duro ordina di assassinare un magistrato e un altro magistrato dichiara pubblicamente che il Papa è in pericolo perché sta disturbando quei poteri forti che da sempre decidono le sorti del paese, le prime pagine dei giornali sono occupate dal penoso tentativo di un vecchio pregiudicato, schiavo e pupazzo di quegli stessi poteri occulti che hanno reso l’Italia un pozzo nero, di recuperare il potere perduto.

Sono i leccaculo con le loro nauseanti dichiarazioni a monopolizzare i titoli e non i fedeli servitori dello stato che rischiano ogni giorno la pelle in nome di qualcosa che appare sempre più lontana, evanescente, ideale, quella cosa chiamata democrazia.

Gli stessi interventi di Papa Francesco, sempre più in linea con il nome che ha scelto, vengono segnalati più per gli aspetti folcloristici, understatement, che per la loro portata eversiva, tesa a scardinare dall’interno un sistema di potere, clientele e rapporti che ben poco hanno a che fare con la missione della Chiesa.

A peggiorare il tutto, l’elezione di Matteo Renzi che si profila all’orizzonte. Renzi è odioso come Grillo, vuoto come Grillo, più pericoloso di lui soltanto perché, in apparenza, più intelligente. Renzi, come Grillo, è il nulla e predica il nulla, un demagogo magniloquente che solo in un paese che naviga in una becera ignoranza come il nostro può contare su un folto stuolo di seguaci più o meno ottusi.

La crisi economica passerà come sono sempre passate le crisi e le Cassandre sono manovrate ad arte per indurre la gente ad accettare qualsiasi cosa dai cialtroni che siedono in parlamento.

Quella che non passerà è la crisi morale di un paese che non ha più valori, che non si riconosce più in nulla se non in un egoismo solipsistico e autolesionista, che non ha più né buoni né cattivi maestri ma solo pifferai magici e guitti. E servitori fedeli sempre più soli, maschere di amarezza e disperazione.

Si vocifera che nella legge di stabilità verranno inserite le norme che che sanciranno la fine della scuola pubblica e del sindacalismo: cambiamento di status giuridico, riforma degli organi collegiali e di rappresentanza, ecc. Naturalmente in barba a un contratto nazionale scaduto da quattro anni.

Presa com’è da incombenze di sopravvivenza, la gente farà caso alle varie reincarnazioni dell’Imu e non a una riforma che,se varata così come dicono le fonti (di solito affidabili), costituirà una drammatica violazione dei diritti sindacali dei lavoratori della scuola e un vulnus profondissimo nel welfare del nostro paese.

Già sento le voci degli autolesionisti che plaudiranno sulle staffilate che finalmente piombano sugli insegnanti, come se non bastassero quelle che ci hanno inflitto per dieci anni, incapaci di capire che le staffilate piombano sulle teste dei loro figli e sul futuro di questo paese.

Se accadrà, e non saranno certo due fenomeni da baraccone come Renzi o Grillo a impedirlo, la scuola farà da apripista per la sistematica cancellazione dei diritti sindacali nel nostro paese. Ci hanno già provato quest’anno, con la proposta di un aumento dell’orario di lavoro a parità di salario, roba da Cile di Pinochet, ci riproveranno e ci riusciranno.

Sarà un omicidio silenzioso, l’ennesimo attacco alla legalità e alla democrazia. Ma i giornali, anche quelli dei vari Scalfari e Travaglio, sempre più persi in un’estasi narcisistica, sempre più finti oppositori/fiancheggiatori del potere costituito, daranno scarso risalto alla notizia, mentre a riempire le cronache saranno le vicende di un pregiudicato e dei suoi servi privi di dignità.

E il pozzo nero continua a sprofondare.

Categorie:Attualità

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