guttuso_fineralitogliatti

 

 

Il titolo di un classico di Dickens (il  romanziere per eccellenza, rileggetelo in questi tempi cupi) viene a proposito per descrivere la suddivisione dell’elettorato italiano oggi.

Da un lato, il popolo dei Cinque stelle, sempre più convinti di essere grandi rivoluzionari, incapaci di qualsiasi critica al loro lider maximo, ottusamente convinti di marciare verso le magnifiche e progressive sorti. Sono ragazzi traditi da questo tempo infame, militanti di sinistra che hanno visto il loro sogno di un mondo più giusto ed equo fatto a pezzi mille volte, fricchettoni e residui new age, intellettuali che si illudono di poter guidare a controllare la testa del movimento una volta che abbia preso il potere. Mediamente, tutte brave persone che vogliono cambiare la situazione schifosa in cui ci troviamo, stanche di corruzione e sopraffazione, animate dalle migliori intenzioni. C’è qualche cretino, certo, ma quelli sono trasversali. C’è un giornale, Il Fatto quotidiano, che li spalleggia quotidianamente e, negli ultimi tempi, acriticamente.

L’illusione del movimento è che l’idea totalitarista portata avanti da Grillo rappresenti la terza via, la speranza per un cambiamento radicale del sistema. L’altra illusione è che Grillo rappresenti il nuovo.

Nel comico miliardario non c’è nulla di nuovo. Probabilmente non sono abbastanza comunista da rifiutarmi di leggere De Felice a priori, l’ho fatto e nei toni e nelle parole di Grillo leggo molto, ovviamente mutati mutandis, del primo Mussolini che, a differenza del guitto, non era totalmente digiuno di politica, non si era inventato rivoluzionario ma proveniva dall’apprendistato anarchico e dal socialismo. Radicalizzando, potrei dire che la rabbia degli adepti di Grillo, la vera sorgente vitale del movimento, è la stessa dei tedeschi che dopo Weimar aderirono al partito nazionalsocialista.

Grillo non ha mai affrontato nei suoi discorsi, i problemi reali del paese, i cardini della crisi, semplicemente perché non gli interessano, non sono utili alla sua rincorsa al potere. Ditemi come è possibile in Italia, oggi, non dire una parola contro le mafie, non dire una parola sulla questione meridionale, non presentare un piano  per il rilancio .dell’istruzione. Su questi problemi il comico non lancia strali, si guarda bene dal lanciare insulti contro i boss della ‘ndrangheta e della camorra, sceglie bersagli facili, solletica i razzisti, strizza l’occhio alla destra estrema. Potrei andare oltre ma tanto mi basta perché questo profeta ignorante e scatologico abbia tutto il mio disprezzo, lui, non i suoi adepti, che mi auguro, senza troppe speranze. si sveglino presto dalla letargia in cui sembrano essere caduti.

Grandi speranze sembra avere anche la sinistra, con le sue primarie e i suoi tre candidati. La domanda sorge spontanea: perché?

Renzi è un berlusconide in sedicesimo, negli anni ottanta si chiamavano yuppies, arrampicatori sociali senza idee e senza ideali ma con la faccia tosta e le motivazioni giuste per arrivare in alto, Renzi non ha nessun programma, continua a fare discorsi su nulla, continua a parlare di nulla e i suoi consensi salgono, Un mistero. E’ un uomo senza qualità e quindi perfetto per diventare il nuovo pupazzo dei poteri forti dopo la dipartita del porco di Arcore.

Cuperlo è l’ennesima incarnazione di D’Alema. Raccoglie le mie simpatie di comunista, ma non comprerei una macchina usata da lui e non credo che possa avviare nel partito quella rivoluzione interna, sulla falsariga di quella cominciata da Papa Francesco nella Chiesa, necessaria per tornare a fare del Pd un partito di sinistra che guardi al suo elettorato naturale. Cuperlo è la normalizzazione, un’illusione di ritorno a un passato che è ormai soltanto passato. Cuperlo è D’Alema, l’unico comunista rimasto nel Pd, diventato con il tempo sempre più simile al Grande fratello (quello di Orwell).

Civati, coitus interruptus, propone, dice anche cose sensate e, quando arriva al dunque, resta sempre fedele alla linea. Meno irritante di Renzi, sarebbe la scelta migliore in potenza se solo non arretrasse ogni volta che va fatta un’azione di rottura. A parte l’assenza di attributi, il suo difetto è di essere un altro Franceschini; probabilmente, troppo onesto per il Pd di oggi.

Perché questi tre dovrebbero riportare fiducia a sinistra? Io non so dare risposta e non voterò le primarie che considero una inutile carnevalata. Resto sempre basito di fronte ai vati della sinistra che scrivono su Repubblica e che vogliono farci credere che non solo il re non è nudo, ma veste Armani.

Della destra non parlo, merita un post a parte. Non per rispetto, ma proprio perché non voglio distruggerli in poche righe.

Qualcuno mi ha chiesto, in quadro così desolato, quale sia la direzione da prendere, quale la cosa da fare, rivolgendo la consueta accusa rivolta agli intellettuali: siete bravi a criticare, ma le proposte?

Potrei rispondere che i politici sono lautamente pagati con i miei e i vostri soldi per fare proposte, o citare Graham Greene che afferma che l’intellettuale sotto qualsiasi regime deve essere “contro”, criticare lo status quo per fare si che nessuno si senta tranquillo. Rispondo invece che l’unica cosa da fare è perseguire con feroce coerenza onestà e correttezza, svolgere al meglio il proprio compito e pensare ogni tanto agli altri. Questa sì che sarebbe una rivoluzione.

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