A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La questione morale secondo Renzi


Leggo con disappunto che giornalisti seri come Ilvo Diamanti e Gad Lerner approvano la mossa di Renzi e invitano la minoranza del Pd a non fare l’unica cosa che, a mio parere, darebbe dignità a una sinistra ormai sputtanata: una scissione.

Se in politica la forma è sostanza, e lo è dai tempi di Machiavelli, accordarsi con un pregiudicato ridandogli dignità politica, è un atto sconsiderato e ignobile. Il discorso finisce qui. Inutile fare distinzioni di merito e di fatto. Un conto è non rincorrere il migliorismo che per molti anni ha condizionato la sinistra, l’illusione di essere migliori, di essere diversi, un conto è stringere accordi con uno dei personaggi più inquinanti e inquinati della politica italiana dal 1946 a oggi. Un conto è la real politik, rendersi conto che esistono anche gli altri e che le idee diverse non sono necessariamente malvage, un conto è portare nella sede del partito uno che aveva un mafioso come stalliere e il referente della mafia come consulente.

Tutti, a sinistra, quanto meno tutti quelli dell’intellighenzia, sembrano aver dimenticato le parole di Berlinguer sulla questione morale. Chiederei a Ilvo Diamanti, a Lerner o a Scalfari come pensano che avrebbe reagito l’ultimo grande segretario del Pc di fronte all’accordo con il nemico.

Tutti a sinistra sembrano aver scordato cosa significa essere di sinistra. A una riunione della Cgil una maestra delle materne deplora che gli insegnanti delle medie prendano uno stipendio superiore al suo lavorando, in teoria, meno. A parte la meschinità dell’argomento e l’ignoranza dello stato delle cose che sottintende,  è’ un segno dei tempi, il segno della fine di un sogno fatto di solidarietà di classe  e internazionalismo, di una visione che faceva proprio il motto degli studenti americani che infiammarono gli States nel ‘68: I care, me ne curo, mi importa. E’ la dimostrazione che l’egoismo, l’ipocrisia e l’ignoranza si sono ormai annidati dentro di noi, che il nemico, come scrive Carrère nel suo magnifico libro su un uomo comune che stermina la sua famiglia, è in noi. Perché allora non accordarsi con lui, perché non fare proprie le sue istanze? Perché non scannarci in una guerra tra poveri facendo il gioco del potere?

Renzi non sa quasi nulla di quello che dice, l’inconsistenza delle sua argomentazioni è disarmante, le stupidaggini che escono dalla sua bocca, offensive: è un Berlusconi dei primi tempi, un mentitore patologico, innamorato solo di sé stesso, un piccolo uomo che non sa sognare, troppo preso a rincorrere il potere per il potere.

Solo una sinistra esausta, allo stremo dopo anni di sconfitte e umiliazioni poteva scegliersi un leader così, figlio del suo tempo, così simile al nemico. Renzi è il prodotto dell’ignoranza di massa, dell’azzeramento culturale del nostro paese, del relativismo etico e morale portato allo stato dell’arte dal puttaniere senza principi e senza morale a cui ha stretto la mano nella sede del partito. Renzi è niente, Crozza non fa una parodia quando lo interpreta: lo fotografa.

Pensare che possa essere lui a cambiare lo stato delle cose è’ semplicemente ridicolo: la sua faccia, le sue parole e quelle dei giovani arroganti che ha scelto di inserire nella direzione del partito, sono vuote, un vuoto che si apre su una terra desolata, sono la prova provata che Orwell aveva visto giusto: non importa chi sia il Grande Fratello, non importa neanche che esista: quello che conta è reiterare il sistema e non far rialzare la testa alla massa, mantenere il popolo in una eterna illusione.

Chiudo rendendo onore a Gianni Cuperlo, che con il suo gesto ha dato una lezione di coerenza e dignità. Due doti che a Matteo Renzi mancano.

Categorie:Attualità

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