A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La stangata di Renzi


La stangata era un grande film con Paul Newman e Robert Redford , uno straordinario gioco di inganni consumato dai due attori ai danni di un criminale grazie alla loro faccia tosta e alla loro abilità.

L’impressione che ho avuto in questi giorni è che Matteo Renzi stia cercando di rifilare un stangata agli italiani e a Silvio Berlusconi, giocando, però, a carte scoperte, con la costante impressione di un bluff.

Mi ha preoccupato leggere sul Fatto quotidiano un articolo singolarmente encomiastico di Jacopo Fo, che trovo un simpatico e intelligente anarchico, quindi vicino, di solito, alle mie idee, riguardo Renzi,, concluso con l’affermazione che per il bene di questo paese bisogna essere disposti ad allearsi anche con il diavolo. Fo dimentica che con il diavolo, ci siamo alleati per vent’anni.

Renzi non mi piace, lo trovo insopportabilmente ignorante, approssimativo, incapace di fare un discorso coerente e concluso, trovo che il suo stile tanto lodatoo sia soltanto maleducazione. Non mi piacciono i suoi collaboratori, altrettanto vuoti, vacui e sempre sorridenti. Non mi piace il loro ostinato rifiuto a rispondere a  domande precise con risposte precise. Non mi piace la loro arroganza, i loro modi da finte persone perbene, la loro verità in tasca.

Al di là dell’antipatia personale, profondissima, che sicuramente influenza il tono di quest’articolo, andando ad analizzare le proposte di Renzi io non vedo nulla di nuovo. Il pagamento dei debiliti della PA era già stato messo in bilancio da Letta così come i fondi per l’edilizia scolastica, il Jobs act è una accozzaglia di parole dentro cui si può leggere il disegno di una nuova deregulation e di una nuova precarizzazione del lavoro. La legge elettorale poi, concertata con un pregiudicato riesumato e costruita gattopardescamente per non cambiare nulla, è un capolavoro di ipocrisia politica. Non c’è insomma lo scarto tanto annunciato,la svolta che lasci presagire sorti magnifiche e progressive. Anzi, si continua a tranquillizzare l’elite borghese e reazionario che guida da troppo tempo il nostro paese, sul fatto che non verrà fatta alcuna patrimoniale.

Renzi mi sembra una moderna personificazione degli yuppies, i giovani arrampicatori sociali degli anni ottanta che, senza valori e senza idee, votati solo al culto di sé stessi e del potere, hanno fornito ispirazione per capolavori letterari che li descrivono come American Psycho di Breat Easton Ellis  o Le mille luci della città di Jay McIverney e poco altro.

Non c’è insomma niente di sinistra in Renzi, manca una visione del mondo diversa. Renzi è un integrato che si finge apocalittico, un rivoluzionario de noiar tri che ridipinge la facciata lasciando immutati gli interni, una sorta di commissario Giraldi (Er Monnezza) della politica, dotato della stessa verve ruspante ma privo dell’intelligenza analitica del personaggio di Tomas Milian.

Più che di rifare le scuole ci sarebbe bisogno di rifare la scuola, più che di dare ottanta euro al mese in più in busta paga, la gente avrebbe bisogno di lavoro e certezze per il futuro, invece di aumentare il periodo di precarizzazione del lavoro giovanile bisognerebbe trovare il modo di stabilizzarlo, quanto poi alla lotta alla criminalità e alla corruzione non ho ancora sentito una parola  dal presidente del consiglio.

Viviamo in un sistema che ha come obiettivo principale quello di garantire ricchezza a pochi e mantenere al limite della sopravvivenza i molti, azzerando i conflitti con la creazione di nemici di comodo (gli immigrati, gli omosessuali, comunisti, ecc.) e illudendo le masse con l’eterna promessa dell’uomo della provvidenza. Renzi si sta muovendo in modo assolutamente coerente con questo schema, solo che il suo finto nemico è l’Europa, dal momento che né la destra italiana né Grillo, sono obiettivamente in grado di nuocergli e che a parole, si propone come caritatevole protettore degli oppressi.

Temo, purtroppo, che sia uno di quegli individui che trasformano le cadute in vittorie e che sarà molto difficile liberarsi di lui. Con grave danno di tutti noi, nonostante l’ottimismo ingenuo di Jacopo Fo.

Categorie:Attualità

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