A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Insegnare la bellezza al tempo dei mostri


Un ex ministro degli interni arrestato per favoreggiamento nei confronti di un mafioso, il vertice dell’Expo di Milano arrestato per corruzione, il braccio destro dell’ex presidente del consiglio condannato a sette anni per mafia e l’ex presidente del consiglio condannato ai servizi sociali, aggiungiamoci l’attuale presidente del consiglio che offende i tecnici del senato che, di fatto, hanno certificato che è bugiardo. Ce n’è a sufficienza per chiedersi in che razza di paese viviamo, anzi, ce n’è a sufficienza per cambiare paese.

Lo scollamento dalla realtà, ogni volta che entro in classe e comincio a parlare di Machiavelli o di Leopardi, a cercare di insegnare la bellezza sublime di pagine che avranno sempre qualcosa da dirci, è netto. Come può la stessa città produrre Michelangelo e Matteo Renzi? Come si fa a spiegare che l’Italia del Rinascimento era il paese culturalmente più avanzato del mondo conosciuto, che ha dettato le regole della bellezza artistica e letteraria per i secoli a venire? Come si concilia Dante, che condannò all’esilio il suo più caro amico, e Scajola, che aiuta a scappare un mafioso? Cosa hanno in comune la cupola di Brunelleschi e la nuova residenza di Bertone?

Machiavelli, frainteso,vilipeso, demonizzato, costruisce una visione che ha come unico fine il bene comune. Anticipa la natura del contratto sociale tre secoli prima di Rousseau, accordo nato tra gli uomini per darsi delle regole e non scannarsi tra loro, il suo cupo pessimismo, la visione sinistra del Fato, come il deus ex machina che scombina le carte, è un triste presagio di quello che sarebbe toccato all’Italia nei secoli a venire. Per lui e per tutti gli uomini del Rinascimento, la politica significava cultura, bellezza e trasmissione di cultura e bellezza, mettersi al servizio del bene comune.

Quale bene comune aveva in mente Scajola quando ha aiutato a fuggire un amico, come dice Berlusconi ,dimenticando di aggiungere l’aggettivo”mafioso”?

Scajola è l’inutile ministro degli interni al tempo del G8 di Genova, quello che dopo la mattanza e la morte di un ragazzo si presentò in parlamento affermando che tutto era andato bene, è il padre padrone dell’estremo ponente ligure, l’uomo a cui regalano appartamenti a sua insaputa. Luigi Grillo è uno dei tanti transfughi dalla sinistra alla destra, un precursore a suo modo della compravendita di deputati da parte di Berlusconi, Primo Greganti è l’uomo che salvò il Pd da mani pulite e che, probabilmente, non riuscirà a salvare le Coop. Nomi vecchi, vecchie storie troppo presto dimenticate.

Ci si chiede: perché gente di questa risma era ancora in giro?  Perché questo paese dimentica in fretta, ha la memoria corta ed è il sonno della ragione a generare i mostri. Vecchi e nuovi.

Renzi che attacca i tecnici del senato è un esempio di arroganza, stupidità e pusillanimità che supera perfino certe esternazioni berlusconiane. La stampa tace, o riporta in secondo piano dichiarazioni che meriterebbero una richiesta di impeachment, la stessa stampa, gli stessi giornalisti che attaccavano a spada tratta Berlusconi quando diceva le stesse cose, servi dei potenti, leoni con gli agnelli.

Il ministro Poletti afferma che i diritti acquisiti non possono essere più garantiti e che non è giusto che un giovane non possa avere i diritti di un lavoratore più anziano. La soluzione? Togliamo i diritti a tutti. Un discorso allucinante, da richiedere immediate dimissioni e invece? I sondaggi dicono che la gente si appresta a votare in massa Renzi, le renzi girls e i suoi accoliti, i nuovi mostri di un’ Italia sempre più simile a quella dipinta nell’invettiva dantesca.

Chiudere la porta di un’aula e parlare di bellezza in mezzo a questo mare nauseabondo in cui non è per nulla dolce naufragare, è una via di mezzo tra rifugiarsi in una torre d’avorio e prepararsi a difendere Fort Apache, ma è l’unica cosa che possiamo fare per i ragazzi, fargli capire che la verità, l’unica verità possibile si trova tra le pagine dei grandi autori o nei quadri dei grandi pittori, una verità frammentaria, fatta di sprazzi di luce improvvisi che scuotono la coscienza, ma pur sempre verità. Fargli capire che la bellezza resterà e la melma, prima o poi, verrà lavata via.

Solo imparando ad apprezzare quei frammenti potranno, domani, evitare di farsi prendere in giro dai mostri, costruire un mondo migliore, ragionare non spinti dalla rabbia ma dalla volontà di ridare a questo paese dignità e pulizia.

Per raccontare ai loro figli di quando l’Italia era il paese dei mostri e di come l’hanno liberata avendo in mente la Città Ideale di Piero della Francesca e nel cuore il rigore civile di Dante e la passione di Manzoni. A che serve fare scuola, se non a questo?

Categorie:Attualità

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