A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La memoria corta


Il 23 maggio è passato senza clamori, tra le promesse false dei venditori di fumo che aspettano con ansia i risultati elettorali, le solite notizie di corruzioni varie, ennesima giornata di un paese senza più punti di riferimento.

Eppure l’anniversario della strage di Capaci, di un uomo vero insieme ad altri uomini e donne vere, saltato in aria per difendere lo stato, meriterebbe altra risonanza, meriterebbe una cornice almeno più dignitosa, meriterebbe un degno ricordo.

Quella bomba, quei morti, il pianto dei familiari delle vittime, sono segni indelebili nella memoria di chi crede ancora che libertà e democrazia non siano utopie, appannaggio di un radicalismo senza speranza. ma valori da coltivare e costruire giorno per giorno. Sono una memoria da coltivare, un ricordo da tramandare, un esempio irripetibile a cui ispirarsi. Un altro mondo è possibile, un mondo di persone uguali e di diritti, di giustizia e di libertà, un mondo senza mafie e senza corrotti. Dobbiamo solo ritrovare la volontà di sognarlo.

L’impressione è che li abbiamo dimenticati,quei morti,  l’impressione è che quello scoppio sia diventato un rumore molesto, un ricordo spiacevole da accantonare. Il paese è contaminato dalla mafia, la peste mafiosa dilaga senza che nessuno pensi a una cura, eppure i media ne parlano raramente. Meglio relegarla al sud, meglio commentare l’ennesimo omicidio a Scampia piuttosto che le ‘ndrine calabresi incistate in Piemonte e sulla riviera ligure o a Milano.

Nè Grillo né Renzi hanno nominato la mafia durante questa campagna elettorale. Il comico genovese, a dir la verità, ha fatto molto di peggio quando è andato in Sicilia ma si sa che lui, con la scusa della satira, scherza con Auschwitz, Hitler, con la mafia, dimenticando che quei nomi sono simboli di morte. Si sa che stringe la mano con nonchalance ai nazifascisti. Non ne hanno parlato, anche se la campagna per le europee si è trasformata in un demenziale referendum tra due narcisisti patologici per la supremazia nazionale. Non se ne parla neppure in Europa eppure la ndrangheta, la mafia, la camorra dilagano in Germania, aprono holding in Francia e portano i loro ingenti capitali in Svizzera.  Ne parlano Don Ciotti, Saviano e pochi altri, quelli che quotidianamente attuano realmente la politica del fare, quelli che non aizzano le folle ma educano i ragazzi, quelli che non promettono ma si impegnano per realizzare i loro propositi, ne parlano i magistrati che rischiano la pelle ogni giorno e vivono vite da reclusi, che non occupano mai le prime pagine dei giornali, che non sono sufficientemente disposti al compromesso per diventare ministri della giustizia.

La mafia è qualcosa a cui ci siamo abituati, specialmente da quando non ammazza più ed è passata nella stanza dei bottoni. E’ la mafia in doppiopetto dei laureati ad Harvard, che flirta con il liberismo, che investe nella finanza i miliardi guadagnati con la droga, il traffico di esseri umani, la corruzione e li ricicla in catene di negozi di lusso, partecipazioni a banche, finanziarie, investimenti. Senza dimenticare di essere la mafia e quindi eliminando i problemi alla radice quando si presentano. E’ una mafia che non spara, ma inquina, avvelena, devasta l’ambiente le persone, corrompe, cambia governi, controlla stati.

Forse parlare di mafia ha  senso proprio oggi, quando milioni di europei stanno votando, oggi piuttosto che il 23. Le commemorazioni hanno un che di artificioso, servono ai ragazzi, ai giovani che non conoscono la storia recente ma non sono utili per scacciare questa rassegnazione alla mafia. Ha senso parlarne oggi  perché la mafia odia la democrazia, il concetto di uguaglianza le fa orrore. La mafia è un’associazione di psicopatici bastardi e questa gente si crede Dio.

Cosa ci si può aspettare da un paese che permette a un pregiudicato accusato di aver frodato lo stato, il cui braccio destro è stato condannato per essere stato l’anello di congiunzione tra le famiglie mafiose e la politica, di comparire in televisione,f are campagna elettorale, accusare la magistratura e le cariche più alte dello stato di complottismo?

Questo non è teatro dell’assurdo, questo è un incubo, la finis terrae della democrazia, questo è crimine dove tutti sono colpevoli,nessuno escluso.

Ieri sera ho visto il film di Pif, La mafia uccide solo d’estate. E’ indubbiamente bello, molto più profondo di quel che sembra, a tratti commovente, ma trovo che il ridurre i mafiosi a subumani sanguinari sia un errore grave. I mafiosi sono gli unici italiani che progettano a lungo termine, che sanno vedere lontano, che sperimentano nuove soluzioni. Le mafie raccolgono il peggio dell’umanità, la feccia più schifosa e la valorizzano. Fanno quello che la scuola non riesce più a fare: sviluppano le competenze adeguate a ciascuno. Sottovalutarli, metterli in ridicolo, significa illudere chi guarda che quel problema non ci appartenga più, che quella mafia non esista più. Bravo comunque Pif ad averci ricordato che la mafia esiste ancora.

Quest’articolo è il mio personale omaggio a Falcone, Borsellino, le scorte, a tutti i morti per mafia, un modo per dirgli che in tanti non abbiamo dimenticato, in tanti, quotidianamente, cerchiamo nel nostro piccolo, di seguire quella lezione di coerenza, onestà, dignità. Anche se questo è un paese governato con una logica mafiosa e, spesso, direttamente da mafiosi.

E’ un paese dalla memoria corta che non ha più bisogno di eroi, li hanno uccisi tutti, né di Masanielli, li abbiamo bruciati tutti, ha bisogno di ritrovare il coraggio di guardarsi allo specchio e vedere cosa è diventato, per provare a cambiare.Per farlo , è necessario che torni a ricordare.

Categorie:Attualità

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