A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Libera, la costituzione e la scuola


Partecipare con mia moglie al seminario di formazione di Libera, Abitare i margini, che si è tenuto a Monteporzio Catone lo scorso week end, è stato un modo bellissimo di terminare ufficialmente le vacanze e non c’è argomento migliore per riprendere a scrivere in questo spazio.

Cento insegnanti provenienti da tutta Italia, di ogni disciplina, di ogni ordine e grado, riuniti per redigere un documento da portare a Contromafie, gli stati generali di Libera che si terranno a fine Ottobre a Roma, e poi alle autorità competenti. Non un documento che si contrappone a quello del governo, ma una voce dal basso, da chi nella scuola ci lavora ogni giorno, ne conosce a fondo i problemi reali e vuole proporre soluzioni concrete per risolverli.

Divisi in sei gruppi che avevano come compito quello di approfondire un tema specifico, abbiamo lavorato alacremente insieme, discutendo e confrontandoci, portando le nostre storie e la nostra esperienza, producendo una sintesi condivisa e ricca di contenuti. Tra di noi, ad ascoltare, consigliare, mediare, i giovani di Libera, visi e sguardi limpidi di chi crede in un paese migliore, più, giusto, più equo, più solidale.

Dopo aver lavorato per gruppi, ci siamo ascoltati, presentando i risultati e abbiamo scoperto, senza troppa sorpresa, di avere una comune visione della scuola, di essere tutti insegnanti di un certo tipo, di desiderare tutti una scuola diversa. Sono stati tre giorni di attività politica alta, politica intesa nel senso proprio, di persone che si dedicano alla polis, alla comunità, di persone a cui importa realmente degli altri, non per calcolo o convenienza.

Di cosa abbiamo parlato? Entrerò nel dettaglio quando avrò il documento finale unitario ma è utile qualche accenno, giusto per capirsi: formazione gratuita e libera degli insegnanti, superamento dei programmi, didattica incentrata sui ragazzi, centralità dell’insegnante come figura di riferimento che cerca l’empatia e un dialogo costante con la classe, superamento della lezione frontale, scuola che si apre al mondo, che fa dell’attualità il pane quotidiano, che inserisce le discipline in progetti di ampio respiro che permettano ai ragazzi di capire il senso di quello che gli viene proposto, formazione dei docenti incentrata sula relazione educativa, pari strumenti e pari risorse a tutte le scuole, rifiuto del merito come strumento di selezione, rifiuto di una scuola che seleziona, la scuola deve essere interculturale, non per integrare ma per conoscere e crescere. per trovare comuni percorsi di vita, l’attenzione sui disabili, l’attenzione per gli ultimi.

Chi mi conosce, sa quanto tutto questo mi stia a cuore e può immaginare quale sia stata la soddisfazione, mia e di mia moglie, di trovarci in mezzo a persone sulla stessa lunghezza d’onda, che parlavano la stessa lingua. Purtroppo, questo accade raramente nella quotidianità, dove mi coglie a volte la sensazione di essere una sorta di alieno in un mondo che non capisce me e che io non comprendo. Quando come relatore del gruppo ho presentato il nostro lavoro a tutti gli altri, ho provato la soddisfazione, rara, di pronunciare parole in cui credevo dall’inizio alla fine. Non accade quasi mai.

Spero che si tratti solo dell’inizio: porteremo il documento nei collegi docenti, speriamo in tutti, e ci auguriamo che una proposta approvata da tutte le scuole del regno non resti inascoltata alle orecchie del potere.

Libera ci ha ricordato che il diritto allo studio è sancito dalla costituzione, che noi, quotidianamente, applichiamo la costituzione e per questo dobbiamo essere messi nelle condizioni migliori per farlo.

Al di là delle opinioni sulla proposta di Renzi, chiamiamola così, nessuno di noi credeva in una scuola del merito e della selezione, ma tutti siamo convinti che la scuola debba diventare un presidio di libertà, cooperazione, incontro, un luogo dove si aprono strade, dove i ragazzi sentano di essere seguiti da persone a cui importa di loro e che al loro servizio mettono professionalità, passione, energia.

Questi tre giorni sono stati una boccata d’aria fresca che mi ha fatto comprendere quanto sia importante, per chi fa il mio lavoro, mettersi in gioco, confrontarsi, ritrovare il filo del discorso cominciato il primo giorno che ti sei trovato davanti a una classe, in cattedra, ritrovare, ogni giorno, quell’entusiasmo e quella voglia,

Purtroppo, da domani, si torna alla vita reale, alle piccole e grandi meschinità quotidiane, a confrontarsi con chi non solo non è sulla stessa lunghezza d’onda ma si rifiuta anche solo di considerare che possa esisterne un’altra diversa dalla sua.

Credo e spero che le cento belle persone che hanno lavorato insieme in questi ultimi tre giorni di vacanza, abbiano dato il via a qualcosa che possa convincere, contagiare, coinvolgere tanti altri.  Personalmente proverò, nel mio agire quotidiano, a realizzare almeno in minima parte quello che ci siamo proposti, perché è inutile continuare a dire che bisogna cambiare se il cambiamento non comincia prima di tutto da noi, se non ci assumiamo responsabilità in prima persona.

Chiudo ringraziando le colleghe che hanno lavorato con me e tutti gli altri gruppi, i ragazzi di Libera, che ti fanno sperare nel futuro con i loro sguardi limpidi, ed esprimendo da questo piccolo spazio pubblico, la mia solidarietà a Don Ciotti, per le minacce di un vile e miserabile criminale a cui, non si capisce perché, qualche organo di stampa continua a fare da cassa di risonanza.

Categorie:Attualità

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