A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La scuola che resiste


Non comincia sotto buoni auspici l’anno scolastico; incombe, come una nube di tempesta un brogliaccio di 114 pagine di parole in libertà, che scopiazza le parti peggiori del sistema inglese e americano in un patchwork senza capo né coda,che blatera di assunzioni, merito e meritocrazia senza porre le basi epistemologiche né dell’uno né dell’altra, l’hanno chiamato “La buona scuola” e mai titolo fu più inesatto a definire un contenuto.

La macchina mediatica, sempre più macchina del fango, è già al lavoro per illuminare le menti del popolo sugli inenarrabili privilegi di cui gode la mia categoria: ferie lunghe, orario di lavoro ridotto, ecc.  Il popolo, è già al lavoro per abboccare e dare il via alla nuova edizione del talent show più gettonato nell’era del renzismo: la guerra tra poveri.

Meno alacre, la macchina mediatica, si dimostra nel mettere in evidenza i veri problemi della scuola: la disparità tra le scuole sia dal punto di vista delle risorse che da quello delle strutture, il numero di alunni per classe troppo alto, una formazione inesistente che ognuno di noi deve pagarsi, programmi obsoleti, che hanno come sfondo una realtà inesistente, i problemi dei ragazzi, sempre più complessi, l’indifferenza di molte famiglie che considerano la scuola poco più che un parcheggio.

Qualche anno fa, alimentai una polemica furiosa in questo spazio, stigmatizzando una situazione cittadina che vedeva svantaggiata la scuola in cui presto servizio rispetto ad altre scuole che godevano di protezioni politiche. Dissi quello che non si può dire. Riuscii ad ottenere quello che volevo, una classe in più che ci spettava di diritto, ma la situazione non è cambiata di una virgola: in questa città esistono scuole ricche e scuole povere, scuole che possono organizzare classi digitali e altre che devono chiedere un aiuto ai docenti per la carta igienica, in questa città, in questa regione, in tutta Italia esiste una discriminazione fortissima tra scuola e scuola e, nei fatti, il diritto allo studio di tantissimi ragazzi è’ fortemente limitato, il dettato costituzionale non è rispettato.

O si sana questo gravissimo vulnus di democrazia o si fanno solo chiacchiere. Il governo ha deciso di fare solo chiacchiere.

In Uruguay il presidente della repubblica ha stabilito per legge che nessun ministro, nessun funzionario, neppure il presidente, possa guadagnare più di un maestro di scuola. Un paese uscito da una dittatura ferocissima comprende il valore della cultura, comprende che per evitare gli errori del passato, è necessario costruire il futuro e l’unica fucina di futuro esistente in un paese civile è la scuola.

La lotta contro le mafie, la criminalità, la droga,  la devianza, comincia sui banchi di scuola, si vince o si perde sui banchi di scuola e noi, da anni, la stiamo perdendo, per l’indifferenza dello stato e perché un buon numero di insegnanti ha tirati i remi in barca e si limita a tirare a campare.

Peccato che questo sia un lavoro dove non puoi tirare a campare, dove devi metterti in gioco ogni volta che entri in aula, dove il rispetto dei ragazzi te lo devi guadagnare sul campo e non  lo puoi pretendere.

Peccato che questo sia un lavoro che non finisce al suono della campanella e non perché a casa devi preparare le verifiche, non solo per quello, ma perché quei ragazzi che a volte ti chiedono aiuto, esplicitamente o implicitamente, te li porti dentro, si attaccano a te e non ti lasciano e, purtroppo, tutto quello che puoi dargli sono parole di conforto, nella maggior parte dei casi.

Insegnare significa svolgere una professione alta che non può essere svilita, non si può ridurre al tirare una coltellata alle spalle del tuo collega per guadagnare cinquanta euro in più in busta paga o a riempire paginate di carta inutile per dimostrare di essere il meglio figo del bigoncio. Competizione e scuola, a mio parere, sono un ossimoro, si escludono a vicenda, a scuola dovrebbero circolare altre parole: cooperazione, collaborazione, solidarietà. La scuola dovrebbe essere il luogo in cui la costituzione si fa carne, non una palestra per allenarsi ad esercitare l’individualismo. Ma della riforma torneremo a parlare ancora più avanti.

Samo partiti anche quest’anno, e ai colleghi che mi leggono auguro di poter svolgere al meglio, in coscienza e con coscienza, quello che, nonostante tutto, continuo a considerare il lavoro più bello che ci sia.

Categorie:Attualità

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