A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il piccolo principe e la shock economy.


Che adesso si paragoni a Mandela è davvero troppo. Abbiamo sopportato le sue copertine da pagliaccio, ascoltato la sua retorica tra Celentano e Peròn dopo l’incidente, sopportato le sue bugie, cambiato canale ogni volta che le sue starlette dal sorriso brillante, pulito e vuoto come la loro mente che invadevano i talk show televisivi, adesso basta.

Matteo Renzi è un uomo di destra che sta portando il paese verso una deriva autoritaria per fare il gioco di chi vuole che l’Italia torni ad essere quello che è sempre stata nella storia: terra di conquista per interessi stranieri.

Il piccolo principe ha finalmente gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: l’ennesimo fascistello da due soldi, un imbonitore di medio livello che ha saputo cogliere l’occasione di un paese allo stremo per vendere fumo negli occhi e continuare avanti il processo di devastazione già portato oltre il punto di non ritorno da Berlusconi, con la complicità di una sinistra senza più ideologie, identità ma, soprattutto, senza più memoria e dignità.

E’ inutile cercare i colpevoli dello sfacelo prossimo venturo: colpevole è chi l’ha votato alle europee permettendo al suo ego di esondare e mettendo, di fatto, il bavaglio alla timida fronda che cominciava a salire nel suo partito, colpevole è chi ha votato per vent’anni Berlusconi, colpevole è una sinistra incapace di rinnovarsi dopo il crollo del muro di Berlino, una sinistra che ha confuso la modernità con l’essere di destra e che ha dimenticato la propria missione: quella di proporre una visione diversa da quella capitalista che, è sotto gli occhi di tutti, una volta ritrovatasi senza più nemici, è fallita miseramente. Colpevoli sono certamente i sindacati, e più volte in questo spazio ho stigmatizzato la distanza tra le direzioni sindacali e la base, la mancanza di dialogo e confronto,gli errori commessi in questi anni.

Ma che l’esimio professor Ichino, uno che sputa nel piatto dove mangia e si guarda bene dall’applicare la flessibilità alla propria vita ma la predica per gli altri, e questo imbonitore da circo si permettano di dire che, nel paese delle mafie, dell’evasione fiscale da 120 miliardi di euro l’anno, dei consigli regionali azzerati per la corruzione, delle mazzette e delle raccomandazioni. di un’imprenditoria miserabile gestita da miserabili ladri, la colpa della crisi è dovuta al fatto che  non si può licenziare liberamente, è davvero insopportabile.

Il piccolo principe applica la shock economy, titolo di un libro di Naomi Klein sinistramente profetico: il primo passo della shock economy, la presa del potere da parte del grande capitalismo, è l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e la cancellazione dei sindacati, i successivi sono già nell’agenda del governo e contemplano come esito finale, una svolta autoritaria che permetta a chi sta nella stanza dei bottoni, di fare e disfare a suo piacimento. Chi non vede questo disegno o è scemo o fa finta di non vedere.

C’è via d’uscita? Esiste oggi una concreta possibilità di fermare questo processo? Una, ma è pura utopia. Vaclav Havel in prigione c’è stato davvero, prima di diventare il presidente della Repubblica ceca, è stato un dissidente, ha pagato sulla propria pelle la libertà di pensiero. Ha scritto un piccolo libro profetico, Il potere dei senza potere, lo consiglio a tutti. In questo libro parla del lavoro ben fatto come unica arma di opposizione reale al potere. Fare il proprio lavoro al meglio significa che chi ti sta vicino faccia altrettanto, significa un rispetto rigoroso delle regole, dei diritti, dei doveri, della legge. Fare il proprio lavoro al meglio tutti, pretendere che lo facciano tutti, appellarsi tutti a quello che è scritto e garantito dalla carta costituzionale, incepperebbe l’ingranaggio. Il re a quel punto, non sarebbe solo nudo, svelerebbe il suo vero, brutto volto e sarebbe costretto a scappare. Una utopia, appunto.

Io svolgo attività sindacale, non rubo e non chiedo favori al mio sindacato, sono figlio di un lavoratore, che per quarant’anni ha svolto attività sindacale senza mai rubare e chiedere favori. Io. come ha fatto  mio padre, dedico parte del mio tempo a difendere e tutelare i diritti, non gli interessi, i diritti dei lavoratori. Vorrei che il presidente del consiglio del mio paese potesse dire le stesse cose di suo padre e di sé stesso. Vorrei che tutti gli onesti figli di persone oneste lo pretendessero. Ma anche questa, mi rendo conto, è utopia.

Categorie:Attualità

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