A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Genova che annega


Ho lasciato passare qualche giorno, per la far sbollire la rabbia. Il disastro dell’alluvione e uno spiacevole corollario che ha coinvolto la mia scuola, mi hanno indotto alla prudenza.

Genova ha avuto un solo sindaco degno di questo nome negli ultimi vent’anni: il dott. Adriano Sansa. Probabilmente è un  uomo fortunato perché, durante il suo mandato, non si è verificato nessun disastro idrogeologico, oppure è un uomo scrupoloso, dal momento che appena insediato ha finanziato la messa in sicurezza di una parte del territorio. Il partito lo ha poi liquidato, naturalmente, per quella sua spiacevole abitudine da magistrato di non guardare in faccia nessuno e la sua ostinazione a rispettare la legge.

Lo stesso non si può dire di Claudio Burlando, presidente della Regione da nove anni, famoso per aver preso contromano una strada che anche i neonati sanno che non va imboccata e per aver costruito un sottopassaggio più basso del dovuto.Processato e assolto, l’elettorato genovese lo ha premiato incollandolo alla carica di governatore, come se non avesse fatto sufficienti danni da sindaco.

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, diceva Dante, e certe cose, anche se sgradevoli, vanno dette. Ricordo, quando ero un giovane con idee anarcoidi, litigate furibonde con mio padre, operaio e sindacalista dell’Italsider, a proposito del fatto che il lavoro non si doveva tutelare a scapito della salute. Erano i tempi delle lotte delle donne di Cornigliano per l’ambiente, una novità per il nostro paese, bellissimi tempi. Oggi che sono un signore maturo con le stesse identiche tendenze anarcoidi non ho cambiato idea: la sinistra e il sindacato sono responsabili di aver tutelato il lavoro a scapito di tutto: della salute, dell’ambiente, del territorio.  Genova, governata da quaranta anni quasi ininterrottamente dalla sinistra, non ha mai attuato una politica seria di tutela del territorio, è stata sede di cementificazione selvaggia e le sue fabbriche hanno inquinato e ucciso come tutte le fabbriche, prima che la gente si rendesse conto che le fabbriche inquinano e uccidono.

Paolo Villaggio ieri sera ha detto una cosa che condivido pienamente, cosa che mi capita raramente: nessuno si è preoccupato prima di quello che poteva succedere, i genovesi non hanno mai protestato in modo organico, forte, organizzato per la tutela del loro territorio. Dirò di più: non esiste una cultura del territorio in Italia, non esiste una coscienza ambientalista, non esiste una coscienza civica. La colpa di quello che è successo non è solo nostra ma è anche nostra, finché non ce ne renderemo conto, non ne usciremo.

Fatta la tara ai genovesi, ergo anche a me stesso, non mi credo assolto ma sono assolutamente coinvolto, parliamo delle istituzioni. Io credo che un perfetto demente avrebbe gestito l’emergenza meglio di quanto hanno fatto i potenti della Liguria, quantomeno guardando fuori dalla finestra si sarebbe accorto che pioveva a dirotto e avvertito chi di dovere, Burlando ha addotto scusanti che definire penose è fare un grosso complimento. Burlando ha cementificato la riviera ligure, è responsabile delle più grandi colate di cemento inutile degli ultimi anni, il sindaco Doria ha un vicesindaco che è vicino alla Coop, per non usare altri verbi, e che si batte strenuamente per creare altre mostruose colate di cemento. Ma il peggiore di tutti è stato il capo della protezione civile. Sostanzialmente ha detto che in Italia nessuno fa un cazzo per il dissesto idrogeologico, che non si può prevedere, in una zona che si allaga dal 1200, che se piove a dirotto il torrente possa esondare, che qualcuno ha sbagliato ma non va crocifisso. Mi chiedo: perché non si dimette? Se tutto quello che ha detto è vero, la sua funzione è inutile, ruba i nostri soldi, è uno spreco, va tagliato, porti via i coglioni. In sostanza, le istituzioni, tranne un caso di cui parlerò adesso, sono state inefficienti e hanno giocato allo scaricabarile in modo più penoso e irritante del solito.

Piccola storia ignobile. La protezione civile decide di ospitare nella palestra della mia scuola cinquanta rom, 26 di loro bambini. Vengono guardati a vista giorno e notte stile lager da assistenti sociali, volontari della protezione civile e carabinieri volontari, gli viene dato un pasto caldo in due giorni e due notti. Quando vanno via puliscono tutto e il comune manda con insolita solerzia una squadra di pulizia e sanificazione per permettere la ripresa regolare delle lezioni anche in palestra. Emergenza gestita alla perfezione, ripresa regolare delle lezioni non fosse per un tam tam di ignobili messaggi su Facebook dal contenuto indubitabilmente razzista. Vengono a  scuola un gruppo di genitori, alcuni legittimamente preoccupati per le condizione igieniche della scuola, altri in malafede. Parlano con la vicepreside e con il sottoscritto, li rassicuriamo, quelli in buona fede si rassicurano e gli altri no. Parliamo dopo qualche ora con due assessori di circoscrizione.che portano le lamentele dei genitori in malafede. Esprimono il loro punto di vista, di cui non condivido una virgola, e io esprimo il mio, di cui non condividono una virgola, anzi, passo per l’iracondo professore comunista che vuole difendere a spada tratta i rom puzzolenti. La segretaria li porta a vedere la palestra e quando li incrocio uscendo dalla scuola gli domando se hanno capito perché ero contrariato: sono persone sensate, che ragionano e hanno capito perfettamente che l’iracondo professore comunista questa volta aveva ragione. Li ringrazio, pubblicamente, perché sono certo che abbiano placato gli animi, li ringrazio anche se loro non la penseranno mai come me e io non la penserò mai come loro. E’ un esercizio strano questo di trovare la quadratura del cerchio: si chiama democrazia e si esercita rispettando ognuno la posizione dell’altro.

Piccola storia ignobile perché Cornigliano è un quartiere multietnico e io lavoro con classi multietniche dove i ragazzi convivono in perfetta armonia, piccola storia ignobile perché Cornigliano ha un passato nobile,di lotte operaie e lotte civile, piange ogni anno i suoi caduti nella Resistenza e i corniglianesi hanno un senso di appartenenza molto profondo e radicato. Io e i miei colleghi quotidianamente insegniamo ai ragazzi che la diversità è ricchezza, che il confronto è crescita, che la solidarietà è un dovere, che la cooperazione è necessaria: i ragazzi lo capiscono, alcuni adulti, pochi per fortuna, no.

Quando oggi un ragazzo di una delle mie classi mi ha chiesto: “Perché avete fatto entrare gli zingari a scuola?”  ho risposto: “Non abbiamo fatto entrare gli zingari, abbiamo salvato delle persone e dei ragazzini come voi.” Appunto.

Categorie:Attualità

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