A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il vecchio vizio dell’intolleranza


 

KuKulux

L’Europa vanta una lunga tradizione di intolleranza: dall’antisemitismo, che risale ai primi anni dell’era cristiana, alle eresie, dalle reciproche intolleranze seguite alla riforma luterana, fino ad arrivare all’ Olocausto, una sorta di summa maledetta di ogni intolleranza. 

Le provocazioni di Salvini, i disordini di Tor Sapienza, abilmente strumentalizzati dai soliti ignobili mentecatti come Salvinii, i vari focolai razzisti che si accendono qua e là per l’Europa ora contro gli zingari, ora contro i curdi, ora contro chiunque abbia patente di diverso, la curia di Milano che si informa sulle scuole pro omosessuali, qualsiasi cosa voglia dire, la grande paura di Ebola anch’essa orchestrata ad arte, rievocano fantasmi neanche troppo antichi e per nulla rassicuranti.

Chi ha letto René Girard, essenziale, indispensabile autore, sa che ogni epoca di crisi conosce il proprio capro espiatorio, il proprio figlio da immolare sulla croce. La rabbia si sfoga sempre su chi non ha voce, sui deboli, sugli ultimi, purché abbiano una patente di diversità, non importa che sia la religione o il colore della pelle, il taglio degli occhi o le abitudini di vita, basta che siano indifesi, vulnerabili, disprezzati.

Il potere, specialmente il potere ottuso, colluso e corrotto di questi sciagurati tempi, si alimenta di paura e la sparge a piene mani per consolidarsi e nascondere le proprie pecche. La guerra tra poveri è tanta manna per chi comanda.

I disordini di Tor Sapienza, la rabbia della gente che si sfoga contro un pugno di ragazzini senza famiglia, senza risorse, senza nient’altro che il loro istinto di sopravvivenza, nascondono il totale disinteresse della politica, di tutta la politica, per le periferie. Quando Renzi parla di un’Italia che funziona, che ha voglia di guardare al futuro, quando lancia i suoi proclami da piazzista, dimentica l’Italia che un futuro non l’ha mai avuto e non l’avrà mai se non si cambia passo: l’Italia dei quartieri dormitorio di Torino, Milano, Genova, l’Italia della periferia fatiscente di Roma, l’Italia di Scampia e dello Zen.

Eppure il segnale che qualche anno fa è arrivato dalle banlieue parigine è stato forte e chiaro: alimentare la rabbia, coltivare la povertà, esasperare l’ineguaglianza, porta inevitabilmente a far esplodere la rabbia, il che può giovare ai governi a breve termine, ma a lungo termine si rivela un boomerang, perché la rabbia è sempre cieca. Purtroppo, è cieco anche il potere.

L’Europa va in direzione opposta, addirittura emarginando una intera nazione, la Grecia, riducendola in miseria, alimentando l’estremismo di destra e di sinistra, ignorando i giovani che muoiono per le strade uccisi dalla droga  o dai manganelli della polizia. Condannando una intera nazione per motivi d’interesse economico, sacrificando famiglie, giovani, potenzialità inespresse, sull’altare del profitto.

In Italia un individuo come Salvini guida un partito estremista e anticostituzionale, fomenta disordini, lancia proclami eversivi nell’indifferenza più totale, anzi, Renzi, che come una donna da conio tende la mano a tutti, talvolta non esita a blandirlo quasi che quell’accozzaglia di semi analfabeti che costituisce la direzione della Lega nord possa essere un interlocutore politico.

Che la politica alta sia finita da tempo, ormai è un fatto, ma con Renzi e il renzismo c’è stato un salto di qualità: prima la politica era incapace di risolvere i problemi reali, adesso, semplicemente li ignora. I programmi diventano spot, le dichiarazioni slogan, si reitera alla nausea quello che in realtà non è stato fatto, perché tutti i provvedimenti approvati dal governo erano nell’agenda del governo precedente, e quando si chiede ragione di quel che non si fa, si reitera nuovamente quello che non è stato fatto.

Per Renzi e le sue girls forse è un gioco, un reality show dove hanno un ruolo da protagonisti, peccato che gli eliminati da questo reality show siano gli immigrati dei centri accoglienza,i drogati, gli omosessuali pestati a sangue nelle periferie, gli zingari sgomberati, i licenziati, ecc.ecc.

Il loro silenzio si fa ogni giorno più assordante, una tacita accusa, un urlo di Munch disperato e inquietante che pesa come piombo sulle nostre teste.

Categorie:Attualità

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