paese deriva

L’Italia è sempre di più un paese fuori dal mondo, chiuso, autoreferenziale, incapace di guardare avanti e di prendere esempio dal passato guardando indietro, impegolato in un presente che si ripete ciclicamente come un loop allucinatorio inarrestabile.

In questa prospettiva, Matteo Renzi è un leader perfetto. Un leader senza elettori, che non si cura dell’astensionismo cioè del termometro che misura la democrazia del paese, che continua a lanciare proclami vuoti, a fare affermazioni prive di qualunque fondamento, a portare avanti la sua battaglia per terminare il lavoro cominciato da Berlusconi e trasformare il nostro paese in una terra desolata. Ad applaudirlo e lodarlo la borghesia più reazionaria del paese, il tradizionale avversario della sinistra trasformatosi improvvisamente in alleato, i colpevoli dello stato delle cose, i gattopardi buoni per ogni stagione.

A fargli da grancassa, la stampa più asservita, squallida, disinformata e intellettualmente disonesta d’Europa. Da cani fa guardia del potere, i giornalisti italiani si sono evoluti a cani da compagnia, pronti a leccare la mano del padrone e a correre quando gli si lancia l’osso. Gli editoriali dei principali quotidiani sono degli elzeviri che cantano le lodi del piccolo principe e quelli del Fatto, che avrebbe l’ambizione di fare opposizione, sono diventati stucchevoli nel cercare il pelo nell’uovo, nel contestare tutto e il contrario di tutto, tranne quello che veramente conta. Deontologia e one3stà intellettuale, sono parole esotiche per i nostri scribacchini.

I sindacati hanno avviato l’ennesima campagna auto lesionista, come se fossero guidati da leader in piena foia autodistruttiva, capaci di condurre con impressionante puntualità i lavoratori alle battaglie sbagliate nel momento sbagliato. Da una parte, si pensa che il ricorso alla piazza possa ancora spaventare qualcuno, come se il G8 di Genova e quello che ne è seguito non ci fosse mai stato, come se la più imponente richiesta popolare di un cambio di sistema non fosse stata soffocata nel sangue, dall’altra, ci si illude ancora che con questo potere si possa trattare, ottenere elemosine vantaggiose, giocare facendo catenaccio. Ci si rifiuta ostinatamente di rendersi conto che, in un momento come questo, bisognerebbe cercare quello che unisce e non quello che divide, concentrarsi su pochi punti chiari e su risultati alla portata, non contestare tutto quello che c’è e quello che ancora non c’è.

L’opposizione, guidata da un comico, si è ridotta a una comica, gente che continua a pubblicare scontrini e a lanciare denunce su iniquità secondarie, che fanno parte della politica dalla notte dei tempi e tace sui problemi reali, in preda alle smanie isteriche da primadonna di un attore sul viale del tramonto che si è giocato male la carta per terminare il suo show con i fuochi d’artificio.

La giustizia, ultimamente, ha lanciato segnali lugubri di ritorno al passato più cupo, con una serie di sentenze forse legalmente ineccepibili ma eticamente inaccettabili che non hanno suscitato la giusta rabbia, che hanno occupato poche righe sui giornali e sono cadute nel vento dell’indifferenza che da noi soffia costante.

Sale una brutta marea nera, carica di ricordi sinistri, guidata dall’ennesimo cialtrone che spara sulla croce rossa, col coraggio tipico dei fascisti di ogni tempo, sta bene attento a scagliare i propri strali contro chi non può difendersi, non ha voce, e, nell’immaginario popolare mutuato da una regressione culturale che dovrebbe allarmare, se ci fossero le basi culturali per allarmarsi, è il capro espiatorio ideale di ogni male.

Restano le persone oneste, stanche, umiliate e offese da un sistema che le ha ridotte a merce di poco valore eppure indomite, quotidianamente impegnate  a portare avanti quei principi di solidarietà, cooperazione e impegno civile che sono il fondamento della nostra costituzione.

Sono loro a nominare ancora le mafie, la corruzione, il clientelismo, i veri e unici mali di questo paese. Sono gli unici a credere senza cedimenti che il tempo è ancora dalla nostra parte e le cose stanno per cambiare. Sono rimasti gli unici a combattere le battaglie che vanno combattute. Sono gli unici, veri partigiani al tempo della globalizzazione.

1 commento

  1. ma la stanchezza inizia a farsi sentire.. e la speranza è al lumicino……. al punto che sto meditando di lasciare definitivamente (e con dispiacere!) questo nostro Paese.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...