A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Dell’insegnare al tempo dei corrotti


 

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Vivo da qualche tempo, nello svolgere il mio lavoro, una sorta di schizofrenia: da un lato, cerco di insegnare la bellezza, la passione civile di un’invettiva dantesca, la musicalità di un sonetto di Petrarca, la luce e la geometria nei quadri di Piero della Francesca o la dolce disperazione di Leopardi, dall’altro mi sento in dovere di fornire ai ragazzi adeguati codici per decodificare il mondo che li circonda e quindi mi tocca parlare di orrori vecchi e nuovi, di Olocausto e Vietnam, di mafia e politica corrotta.

Potrei rinchiudermi in una torre d’avorio e limitarmi solo a svolgere il minimo indispensabile, e sarebbe già molto rispetto allo stipendio che lo stato mi elargisce ( non è un refuso,questo stato merita la minuscola) ma,  necessitando purtroppo di un rapporto empatico con i ragazzi per lavorare bene, mi è moralmente impossibile.

Con il quarto incontro programmato oggi è terminato un lavoro sulla mafia condotto con i ragazzi da Stefano Busi, segretario regionale di Libera, che è riuscito nel compito arduo di interessare per otto ore i ragazzi a temi purtroppo attuali che rientrano nel secondo ambito del mio lavoro. E’ stata un’esperienza più che positiva, sia grazie alla notevole capacità di Stefano di trattare temi difficili con la leggerezza necessaria quando si parla a degli adolescenti, sia per la risposta dei ragazzi, attenti, interessati e sconcertati da quanto hanno appreso.

A corollario di questi incontri, ho fatto vedere alla classe il film sulla vicenda di Graziella Campagna, premettendo che conoscevo purtroppo fin troppo bene i particolari della storia, dal  momento che Pietro Campagna è un mio carissimo amico. Il film li ha molto colpiti, soprattutto per la consapevolezza che Graziella è stata assassinata per un banale incidente: completamente innocente, è bastato un contatto fortuito e causale con la mafia per farle perdere la vita.

Riflettevo oggi su che razza di paese sia quello che mi costringe a parlare a degli adolescenti di loro coetanei assassinati, ad analizzare il fenomeno mafioso, a raccontare storie di sangue. Che razza di paese è un paese che in sessant’anni non ha saputo debellare un manipolo di luridi criminali nonostante molti abbiano dato la vita per riuscire nel compito, un paese in cui la politica continua ad andare a braccetto con assassini e faccendieri, in cui le nostre tasse finiscono nelle tasche di criminali da strapazzo e le nostre città sono ridotte a letamai, che razza di paese è un paese dove va per la maggiore un partito fondato da ladri, che istiga all’odio e alla guerra tra poveri flirtando col peggio dell’estrema destra europea, un paese dove il capo del governo stringe accordi con un pregiudicato, capo di un partito di collusi e corrotti, un paese che continua a vessare gli ultimi e ad avvantaggiare i primi, un paese che è ancora “serva Italia di dolore ostello”.

Un’altra domanda che mi sono posto è:  la Buona scuola  serve a questo paese? Una scuola che istighi alla competizione, che premi chi parte già in vantaggio, che escluda e selezioni? Una scuola che formi una classe dirigente di bravi soldatini, produttivi,non assertivi, orwelliani? Una scuola asettica, apolitica, chiusa nel suo guscio e pronta sfornare i fautori delle magnifiche sorti e progressive?

O non c’è piuttosto bisogno di una scuola civile, che si apra al mondo e cerchi di capirlo, di una scuola accogliente, inclusiva, che spinga alla cooperazione e alla comprensione, che inviti a trovare i punti di contatto con chi arriva da lontano e a comprendere le differenze? Una scuola che torni ad essere un punto di riferimento, una zona franca dove le persone contano in quanto persone, dove l’uguaglianza e le pari opportunità siano realmente garantite come da dettato della Costituzione?

Io credo sia venuto il momento che la scuola torni ad essere politica, nel senso più alto e classico del termine. Educare a comprendere la bellezza aiuta a rispettarla, educare a comprendere l’orrore, aiuta a combatterlo. L’etica di un insegnante è tutta compresa tra questi due poli; lo scopo di sedersi in cattedra e aprire un libro non è quello di formare delle eccellenze, ma di aprire le menti di chi hai davanti e dargli la possibilità di scegliere. Tutto il resto, caro piccolo, piccolissimo principe, è solo chiacchiere e distintivo.

Categorie:Attualità

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