A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Una scuola buona per chi?


L’annuncio arriva il giorno della befana, in perfetta armonia col carnascialesco avanzare di questo governo e del suo piccolo principe. Dunque, dopo un inesistente dibattito pubblico, altrettanto inesistenti complimenti ricevuti dall’Europa e una risibile consultazione on line (dieci milioni di potenziali utenti, sessantacinquemila contatti, per lo più di insulti), entro febbraio verrà approvato un decreto legge sulla scuola per poi essere trasformato in disegno di legge.

E’ probabile che la base del decreto sia l’esilarante volumetto de “La Buona scuola”, simpatica e pittoresca sequenza di strafalcioni grammaticali, anglicismi fuori luogo, annunci di straordinarie novità già esistenti e di innovazioni inquietanti, che non intaccano minimamente la qualità della scuola né vengono incontro alle esigenze dei ragazzi ma saranno funzionali a mettere a tacere quegli insegnanti che hanno la cattiva abitudine di usare la ragione e odiare il leccaculismo, a impedire che la scuola torni ad essere un ascensore sociale e che masse di figli di proletari possano invadere il terreno della borghesia più ottusa, corrotta, incapace e reazionaria del continente, a fare sì che il clientelismo diventi regola e che si torni a dover chiedere come favore ciò che spetta di diritto.

E’ l’ennesimo piccolo golpe di un governo non eletto, insediatosi grazie all’ineffabile autoritarismo di un presidente della repubblica finalmente sul viale di casa. E’ l’ennesima manovra propagandistica del piccolo principe, uno che a contare quella dell’uva non è secondo a nessuno ma che, nonostante l’apparente cretinismo, sa benissimo cosa vuole e cosa gli serve per ottenerlo.

Non bastasse aver sdoganato i licenziamenti facili, adesso l’ineffabile re travicello ha avuto anche la bella pensata di dare potere assoluto in mano ai dirigenti scolastici, categoria su cui non mi esprimo per timore reverenziale, (d’altronde non potrei dirne altro che bene),  fornire mano d’opera gratuita a basso costo alle aziende, tornare con la scusa della meritocrazia alla scuola di Gentile, una scuola socialmente chiusa, classista e razzista, legalizzare, con la scusa della meritocrazia dei docenti, l’operosità apparente e la cortigianeria evidente. Prego di notare come sia riuscito a non dire una sola parolaccia su argomenti che irritano più dell’ortica.

Lo scopo dell’ennesima farsa, è ovvio, è quello di limitare al massimo i danni e possibilmente eliminare alla radice il principale obiettivo dell’istruzione obbligatoria: lo sviluppo del pensiero critico nelle giovani menti. Pensiero critico e renzismo sono un ossimoro che provoca notti insonni al piccolo principe e alle sue splendenti starlettes. Pensiero critico è parola censurabile per qualsiasi autoritarismo, anche quello dei piccoli principi.

Attendiamo dunque il brainstorming delle geniali menti che stanno lavorando per partorire l’ennesima rivoluzione de noartri e le polemiche, inutili e tardive che seguiranno nonché il battere la lingua sul tamburo dei giornalisti, che per la maggior parte troverebbero una più degna collocazione nell’anticamera dell’inferno dantesco, canto degli Ignavi, quelli che seguono senza senso una bandiera non ben definita.

Del perché parte della categoria si meriti questo e altro (ma non i ragazzi), di un movimento sindacale ormai avviato sulla strada del più ineffabile masochismo e dell’indifferenza di tante, troppe famiglie riguardo il futuro dei propri figli, parleremo prossimamente.

Per ora, limitiamoci ad attendere frementi di eccitazione il verbo del vate ®.

Categorie:Attualità

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